Ignazio Cassis parla della sua sfida verso Palazzo federale
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'Serve consenso locale
per fare politica estera'
STEFANO PIANCA


È stato definito il suo "tallone d’Achille". Senza quel legame stretto con Curafutura, e dunque con le casse malati, per il consigliere nazionale plr Ignazio Cassis la corsa a Palazzo federale sarebbe stata, probabilmente, in discesa.
A inizio agosto lei si è sospeso da presidente dell’associazione. Un distacco però momentaneo. Perché non optare per un taglio definitivo?
"Nel Parlamento svizzero di milizia - risponde Cassis - l’attività politica è accessoria alla professione. Come medico lavoro nel sistema sanitario. Sono stato vicepresidente dei medici svizzeri Fmh e oggi presiedo l’associazione degli istituti sociali (Curaviva Svizzera) e l’associazione Curafutura, creata da quattro assicuratori malattia. Le associazioni - che siano sindacali, economiche o ambientali - giocano un ruolo fondamentale quale interfaccia tra lo Stato e i singoli attori. Forniscono infatti alla politica il sapere necessario perché funzioni in un regime di milizia. Durante questa campagna ho deciso di ridurre la mia attività professionale, per avere più tempo a disposizione. Mi è sembrato giusto chiedere di ridurre anche il reddito nelle organizzazioni in cui lavoro".
Perché il 20 settembre l’assemblea federale dovrebbe scegliere Ignazio Cassis e non uno degli altri due candidati romandi in lizza?
"Mi candido per passione e per spirito di servizio, così come l’ho fatto per il Nazionale e per l’Esercito, che servo ancora quale Maggiore. Sono i miei valori. Il mio bagaglio politico e professionale è pronto per questa sfida, che sarei onorato di cogliere. Inoltre rappresento l’italianità, con la sua mentalità e le sue particolarità. La Costituzione prevede che in Consiglio federale siano rappresentate le varie aree linguistiche. L’italianità è una realtà per l’8.2% della popolazione, metà della quale risiede in Ticino. Anche questa parte di popolazione vuole un legame con le istituzioni federali".
Un aggettivo per definire la politica di quelli che in futuro potrebbero essere suoi colleghi in Consiglio federale. Iniziando dalla presidente della Confederazione Doris Leuthard...
"Abile"
Ueli Maurer?
"Imperturbabile"
Johann Schneider-Ammann?
"Tenace"
Guy Parmelin?
"Equilibrato".
Simonetta Sommaruga?
"Schietta".
Alain Berset?
"Determinato".
Se fosse eletto ha preferenze di Dipartimento? Se dovesse guidare proprio il Dipartimento federale degli affari esteri (Dae) del dimissionario Didier Burkhalter cosa avrebbe fatto lei che lui non ha fatto? E cosa non farebbe?
"La ripartizione dei Dipartimenti avviene di regola per ordine d’anzianità. L’ultimo arrivato prende ciò che resta sul tavolo. Sono sufficientemente aperto e curioso per rallegrarmi di qualsiasi Dipartimento. Il consigliere federale Burkhalter ha svolto un grande lavoro, penso al suo anno di doppia presidenza (tra Svizzera e Ocse) e al suo ruolo di instancabile mediatore. Se fossi a capo del Dae m’impegnerei molto sul piano nazionale, perché in Svizzera la politica estera è anzitutto politica interna. Il consenso va dapprima ricercato internamente". spianca@caffe.ch
27.08.2017


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