La nuova stagione dei Verdi ticinesi dopo la scissione
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L'ambientalismo sale
...fuori dal parlamento
CLEMENTE MAZZETTA


Da Valentin Oehn nel 1987, primo deputato ad essere eletto in Gran Consiglio in Ticino, a Maristella Patuzzi, la giovane musicista espulsa dai Verdi lo scorso maggio, assieme a Tamara Merlo e Franco Denti. Trent’anni di ambientalismo "parlamentare". Trent’anni di scissioni, sigle, spaccature, ma anche di persone oneste, capaci, portatrici di un progetto ideale. Tra i recenti quello di Claudia Crivelli Barella, Andrea Stephani, Usman Baig sulle monete alternative, il "Ndrisiome" proposto (e bocciato) a Mendrisio per rilanciare i commerci locali. Anni di crescita elettorale. Massimo risultato nel 2011 con sette seggi: Sergio Savoia, Francesco Maggi, Greta Gysin, Michela Delcò Petralli, Claudia Crivelli Barella, Fausto "Gerri" Beretta-Piccoli ed Elena Bacchetta. Risultato ridimensionato alle ultime elezioni federali (3,5%) con i Verdi ormai divisi in due. Da una parte il gruppo, che si riconosceva nell’ex leader Sergio Savoia, con Merlo, Denti, Patuzzi. Tutto il resto dall’altra.
Paradossale che proprio ora, archiviata con successo la tassa sul sacco e l’uscita dal nucleare, l’ambientalismo si divida in modo così clamoroso.  Trent’anni di battaglie per ricominciare da capo.  Cherchez l’argent.. Sarebbe però banale ridurre tutto ad una questione di soldi: che i tre si rifiutano di versare ad un partito dove, a loro dire, si sentono esclusi  da "pratiche discriminatorie, antidemocratiche".  Per la deputata Michela Delcò si tratterebbe di un colpo di coda della passata gestione Savoia: "Quei tre stanno dando un’immagine di noi non reale". Per Nicola Schönenberger, co-coordinatore: "I Verdi sono molto di più del loro gruppo parlamentare".  Concetto non privo di verità: i tre erano stati portati nei Verdi proprio dall’ex cordinatore. Fuori lui, fuori loro.  Ma il dissidio nasce da qualcosa di più profondo. Dall’idea di emanciparsi dal legame con la sinistra, di estendere l’area dei Verdi al centro, financo alla destra leghista, a quella dei "prima i nostri", che aveva creato più di una frizione all’interno degli ambientalisti. Una concezione che era apparsa appiattita su schemi parlamentari, avulsa da un rapporto profondo con la realtà dell’ambientalismo, fatto di iniziative, comitati, gruppi piccoli e grandi, realtà anche un po’anarchiche non facilmente omologabili. Anche un po’ ostile alle pratiche parlamentari. Sappiamo come è andata. Inevitabile che con il ritiro di Savoia, quel progetto di un ambientalismo pronto a tutto, se mai sostenibile, si sarebbe disintegrato. Con quel che segue.

cmazzetta@caffe.ch


Troppe le sfumature dei Verdi. Tanto da stridere.  Il partito degli ambientalisti ticinesi ha così deciso di uniformarsi ritornando al verde "primitivo", al verde originale.  Quello con  qualche "striatura" di rosso.  Espulsi Franco Denti, Tamara Merlo e Maristella Patuzzi portatori di un’altra tonalità. Un verde più vicino alla destra.  Forse un verde più smunto.  Di sicuro opposto alla tonalità rosso-verde, alla convergenza con la sinistra.  L’espulsione è stata motivata con una questione di soldi.  I tre non hanno, e non vogliono, versare la quota al partito.
Il 20% degli emolumenti. In verità la questione è sempre squisitamente politica.  È la fine di un sogno.  I tre sostenitori dell’ex leader Sergio Savoia e del suo progetto di partito, si sono trovati spiazzati. Senza prospettive.  Un sogno che è diventato un incubo.  Espulsi, dei tre nessuno si è dimesso. Tutti continuano a partecipare alle varie commissioni, a titolo personale. Da separati in casa. Lasciando i Verdi con meno deputati e con meno sfumature.


Nicola Schönenberger
"Noi siamo ben altro, rispetto a quei deputati"
Secondo Nicola Schönenberger, uno dei 5 co-cordinatori del Verdi, l’importante è girare pagina rispetto alle tensioni passate, alle lotte intestine che hanno caratterizzato il periodo della presidenza di Sergio Savoia, prima e dopo. "Un partito non può essere identificato solo con il gruppo parlamentare. I Verdi sono molto di più. Questa espulsione, che sarebbe meglio definire un’autoespulsione visto l’atteggiamento e l’impossibilità di dialogare con quei tre deputati, rappresenta l’epilogo di una situazione incresciosa che si trascinava da tempo - spiega Schönenberger -. Oggi guardiamo al futuro in modo positivo, confortati anche dall’esito di due  votazioni, quella sul sacco e sull’uscita dal nucleare. Mai in Ticino due iniziative ecologiche hanno avuto così successo. Una conseguenza abbastanza ovvia dovuta alla consapevolezza dei limiti dello sviluppo a tutti i costi che si sta facendo largo, dove noi Verdi abbiamo avuto una funzione di pioniere. Per questo oggi siamo più credibili rispetto agli altri partiti"


Tamara Merlo
"Ma saremo costretti a parlarci di nuovo"
Espulsa dal partito. L’avventura della deputata Tamara Merlo... continua. "Spero si rendano conto che il gruppo parlamentare dovrà incontrarsi, parlare, decidere per fare politica. Spero si cambi. Si ritorni a discutere sui temi e non per schieramento. Purtroppo i Verdi hanno deciso di adottare una sola tonalità, e non è quella con cui ci siamo presentati alle ultime elezioni".  Per la deputata ormai i Verdi sono diventati un movimento che  non accetta più le sfumature. Preferiscono un colore unico.
"Dal cambio di dirigenza  ho visto i Verdi fare dietrofront rispetto alle posizioni sul 9 di febbraio e prima i nostri. C’è stata una svolta tacita, non dichiarata e non sottoposta all’assemblea. A cui è seguita una nostra emarginazione". Una svolta politica che ha messo i tre deputati in un angolo, fino all’espulsione giustificata per una questione di mancato versamento. "È stato il nostro estremo  tentativo di farci sentire, di farci ascoltare dal partito che invece ha preferito ignorarci".


Michela Delcò Petralli
"Chi non è d’accordo agisca da indipendente"
Facciamo  chiarezza: i Verdi non hanno cambiato linea politica, continuano a perseguire gli obiettivi con cui si sono presentati. Continuano ad essere critici contro l’Ue, continuiamo a difendere il lavoro in Ticino. Il programma è sempre lo stesso, si veda sul nostro sito. Non abbiamo cambiato una virgola". Michela Delcò Petralli, deputata dei Verdi, respinge al mittente le accuse di partito antidemocratico. "È un’immagine che non corrisponde alla realtà. I tre deputati, Merlo, Denti, Patuzzi, si erano autoesclusi rifiutando di versare il 20% della diaria al partito così come c’eravamo accordati all’inizio della legislatura. Capisco che si sentano orfani di Savoia, ma  non possiamo riconoscerli un ruolo che non hanno. Né tantomeno dargli parte del contributo pubblico". Più una questione di soldi che di linea politica. Più una inconciliabilità personale. Morale: "Se questi tre non si sentono più a loro agio che agiscano da indipendenti senza pretendere il finanziamento pubblico - conclude Delcò -. Finiamola qui".


Franco Denti
"Ma io con quelli lì non intendo discutere"
Espulso nell’aprile del 2016 e riespulso nel maggio del 2017. Un record per Franco Denti, deputato "formalmente" eletto nei Verdi nell’aprile del 2015.  
"Io - precisa - continuo nella mia attività parlamentare, nelle commissioni in cui sono stato eletto in piena libertà  mantenendo fede al programma con cui mi sono davanti agli elettori nell’aprile del 2015".
Alla prima espulsione, avvenuta un anno fa si era dichiarao "trieste e esterrefatto". Era stato accusato di sostenere la  collaborazione pubblico-privato nella sanità, e di scelte antecedenti al sua adesione ai Verdi. Un processo in contumacia. Denti non era presente al comitato, le cui decisioni gli avevano ricordato "metodi che appartengono a culture dei tempi bui che nulla hanno a che fare con la democrazia e meno che mai con i movimenti ambientalisti e non violenti".
Poi, a maggio, è arrivata la seconda espulsiona: "Su cui - dice - non ho niente da aggiungere. Vado sereno per la mia strada".
03.09.2017


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