Intervista al miinistro Alain Berset su Previdenza 2020
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"Questa riforma
è già il piano B"
STEFANO PIANCA


Vent’anni senza una revisione dell’Avs, si sopravvive... "E invece 20 anni d’attesa sono un grosso problema - dice al Caffè il consigliere federale Alain Berset -. Perché oggi non abbiamo stabilità nelle finanze, manca un adattamento ai bisogni e dunque ci vuole questa riforma per garantire il finanziamento della previdenza vecchiaia e al tempo stesso il livello delle rendite".
Le donne pensionate a 65 anni sono le vittime della riforma?
"È esattamente il contrario. Eravamo coscienti che la modifica per le donne doveva innanzitutto migliorare la loro situazione. Non va guardato solo il graduale adattamento a 65 anni. Se si considera il progetto nel suo complesso si vede che è stata soprattutto incoraggiata la flessibilità tra i 62 e i 70 anni. Ciò significa che le donne con un reddito basso  che vogliono andare in pensione prima avranno delle riduzioni della rendita inferiori a quelle attuali. In alcuni casi anche meglio di oggi a 64 anni. E migliori rendite nel primo pilastro coi 70 franchi in più".
Basta per convincerle?
"C’è un altro aspetto, perché la vera ingiustizia fatta oggi alle donne sta nel secondo pilastro, dove abbiamo molto migliorato la presa in considerazione di chi - e sono per la maggioranza donne -  lavora a tempo parziale e ha più impieghi. Le donne hanno un grande interesse ad avere un’Avs sana perché spesso, come avviene oggi a mezzo milione di loro, non hanno che questa per vivere. Ci saranno 70 franchi in più per i single e fino a 226 in più al mese per le coppie sposate. Il progetto corregge dunque la loro pensione".
Poi ci sono i giovani col traguardo lontano dei 70 franchi e la certezza di una rendita meno elevata...
"No, non ci sarà nessuna riduzione delle rendite. La riforma prevede misure che lo impediscono. Inoltre, la peggior cosa oggi per i giovani sarebbe non riuscire a fare una riforma. Continuerebbero a pagare i contributi come oggi, ma al tempo stesso il fondo Avs progressivamente si svuoterà. Se non si stabilizzano le finanze della previdenza vecchiaia i giovani dovranno pagare due volte coi contributi e per il risanamento".
L’approccio globale ai due pilastri, da un lato ha complicato il problema, dall’altro ha ampliato gli oppositori. O no?
"Bisogna ricordare che se per 20 anni non c’è stata una riforma non è perché non si sia tentato. Ma perché ogni volta ci si è focalizzati su uno o l’altro pilastro. E sempre, nel 2004 e nel 2010, il risultato è stato una netta bocciatura. Dunque il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di cambiare metodo per garantire il livello delle rendite".
Se il 24 settembre il progetto cade, avete pronto un piano B?
"Ma questo progetto, dopo due bocciature, è il piano B! Un altro fallimento ci metterebbe in una situazione in cui non avremmo un’altra soluzione attuabile così su due piedi. Dovremmo elaborare una nuova riforma. Inoltre non c’è mai stata una riforma in meno di 6 o 8 anni e osservando le cifre dell’Avs si vede che per quella data il problema sarebbe molto più grosso da risolvere".
Settanta franchi in più anche ai ricchi non è sperperare il denaro?
"No, è una misura per evitare che le rendite si riducano. Dal 1947 l’Avs funziona secondo il principio che chi guadagna molto versa molto di più di quello che riceverà quando andrà in pensione. Le uscite per le rendite più elevate non mettono assolutamente in pericolo l’Avs: corrispondono ad appena il 2% della spesa globale per il primo pilastro".
Perché invece chi oggi è già in pensione dovrebbe votare sì?
"Per i pensionati attuali è importante sapere che il sistema è solido e ben finanziato. L’odierno adeguamento al rincaro rimane. Per loro è essenziale avere la garanzia di ricevere delle buone pensioni. Invece se non si fa nulla il sistema finirà presto sotto pressione finanziaria".

spianca@caffe.ch
10.09.2017


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