Tre politologi analizzano la volata per il dopo Burkhalter
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"Il volto dell'anti-Cassis
emergerà l'ultima notte"
MASSIMO SCHIRA


Anche se l’elezione di un consigliere federale spesso sfugge ai pronostici della vigilia, una tendenza si va profilando nella lotta a tre per la successione di Didier Burkhalter. Dopo una campagna elettorale per certi versi "nuova", secondo tre politologi, il ticinese Ignazio Cassis arriva al voto dell’Assemblea federale di mercoledì 20 settembre con un buon margine di vantaggio. Seguito dall’emergente ginevrino Pierre Maudet, con la vodese Isabelle Moret un po’ in svantaggio, ma pronta a sfruttare le tattiche parlamentari dello sprint finale.
L’occasione per il Ticino di ritrovare un consigliere federale, insomma, appare sempre più concreta. "Le quotazioni di Cassis restano le più elevate - conferma il politologo Nenad Stojanovic -. Sarebbe sorprendente non vedere il suo nome tra gli ultimi due che probabilmente si giocheranno l’elezione. Aver incassato l’appoggio dell’Udc potrebbe però avere un effetto su quanto decideranno i socialisti dopo le audizioni di martedì. È possibile che ci sia un voto ‘anti-Udc’ da parte della sinistra, ma l’impressione è che non sarà unanime. La volontà di eleggere un ticinese e la questione dell’italianità avranno certamente un peso anche sulle scelte del Ps o parte di esso".
Alle spalle del candidato ticinese, la figura dell’emergente Pierre Maudet si è profilata sempre con maggior peso nelle ultime settimane di avvicinamento al voto. Lo conferma il politologo ginevrino Pascal Sciarini, che ha osservato con particolare attenzione la campagna del 39enne consigliere di Stato. "Che fosse un animale politico molto precoce lo si sapeva - commenta -, ma non lo credevo capace di un percorso così sorprendente. È partito da una condizione di chiaro deficit di popolarità ad inizio agosto, ma ha recuperato terreno con una progressione spettacolare. Attualmente mi sembra in vantaggio rispetto a Isabelle Moret".
La parlamentare vodese inserita nel "tricket" liberale-radicale, infatti, ha registrato una flessione nelle proprie quotazioni, ma potrebbe recuperare con un colpo di coda. "Tutto sommato è stata abbastanza abile a non enfatizzare la questione femminile durante la campagna - precisa Andrea Pilotti, politologo all’Università di Losanna -. Ha capito che, rispetto agli aspetti linguistici e regionali,ciò avrebbe avuto minor peso. L’impressione è che la sua sia anche stata una candidatura per sondare il terreno. In vista di un tentativo futuro di entrare in governo. Anche perché, oggi, la presenza del vodese Parmelin è comunque un ostacolo".
Per certi versi, la giovane età  di Pierre Maudet potrebbe portare alla medesima riflessione: candidarsi oggi, per essere eletto domani. Uno scenario che, però, il politologo Sciarini non ritiene plausibile. "In un primo tempo, questa ipotesi sembrava essere la più probabile - osserva -. Ho chiesto direttamente a Maudet cosa ne pensasse e mi ha risposto ‘O adesso, o mai più’. Crede molto nell’elezione, perché a Ginevra è già alla sua terza legislatura in governo, quindi all’ultima possibile. Vuole dare un futuro alla sua carriera politica da membro di un esecutivo e sta facendo di tutto per riuscirci". A pochi giorni dal voto, ad essere decisive per l’elezione potrebbero essere proprio le ore della notte tra martedì e mercoledì, perché - come spiega Stojanovic - spesso le strategie definitive dei partiti vengono decise all’ultimo minuto, in una riunione alle prime ore del mattino del giorno del voto. "Cassis resta favorito, come del resto era già  qualche settimana fa - conclude -. Resta da capire il nome del suo vero avversario. Moret è in crescita, ma sarebbe meno ‘pericolosa’ di Maudet in volata".

m.s.
17.09.2017


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