La seconda vita quasi nell'ombra degli ex ministri federali
Blocher torna Blocher
e Leuenberger si pente
STEFANO PIANCA


Consigli d’amministrazione, ruoli di rappresentanza ai massimi livelli oppure una vecchiaia lontano dai riflettori. In passato, lasciato il potere, la maggior parte dei consiglieri federali hanno scelto una vita, come mostra l’esempio di Flavio Cotti, lontano dai riflettori e, soprattutto, dai microfoni. Scelte dettate in parte anche dall’anagrafe. Lasciando a solo 57 anni, Didier Burkhalter ha infatto subito motivato la scelta con la volontà di "scrivere una nuova pagina della sua vita". Quale, ancora in molti si arrovellano, ma alcuni hanno già parlato di un suo mandato in un organizzazione internazionale. Un po’ come la presidenza della Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite assunta, per un anno, nel 2010 da Joseph Deiss (consigliere federale dal 1999 al 2006).
Il discrimine è appunto l’età, perché spesso l’uscita di scena dei ministri è avvenuta superati abbondantemente i sessanta. Quando si deve anche contrastare la voglia di godersi finalmente la pensione da ex ministro, che corrisponde alla metà dello stipendio di un consigliere federale in carica (445mila franchi lordi). Il caso forse più noto, e criticato, di un ex che si è subito rituffato nella "società civile" è stato quello del socialista Moritz Leuenberger. Una volta dimessosi, nel 2010 a 64 anni, l’ex direttore del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni accettò di entrare, tra le perplessità di molti, nel consiglio di amministrazione del gruppo edilizio Implenia. Tre anni dopo si dimise, ma in seguito definì quell’avventura nel Cda una "decisione poco saggia", presa "come provocazione per essersi sentito un po’ spinto alle dimissioni", anche dal suo stesso partito.
Ma Leuenberger resta un esempio a sé. Scelte come quella di Eveline Widmer-Schlumpf (in carica dal 2007 al 2010) di diventare presidente di Pro Senectute rientrano tra le scelte meno eclatanti. Così come si segnalano le prese di posizione critiche di Micheline Calmy Rey a favore dell’inclusione delle persone con handicap.
Diverso il caso Christoph Blocher, non dimessosi, ma non rieletto e tornato a fare l’imprenditore. Con un piede in politica essendo rimasto (dimissionario dal 2016) vicepresidente dell’Udc e stratega di molte scelte. E l’altro piede nell’economia, accantonata un po’ la chimica ha gettato l’occhio sulla stampa con le acquisizioni di giornali (come la Basler Zeitung nel 2014).

s.pi
01.10.2017


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