Il futuro del movimento dopo l'addio di Attilio Bignasca
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Il popolo della Lega
in cerca di un leader
CLEMENTE MAZZETTA


Il futuro della Lega, oltre la famiglia Bignasca.  L’addio  annunciato di Attilio dalla veste di coordinatore, ruolo che riveste da quattro anni, dalla morte del fratello Giuliano, apre nuovi scenari.  Fra continuità  e innovazione il movimento si interroga su quali strade imboccare: se restare nell’ambito della scelta "dinastica" o se svoltare. Ma dove?

Il futuro della Lega ha sempre di più un volto istituzionale. Ordine e disciplina. Talmente istituzionale da assumere quello del ministro delle Istituzioni. Quel Norman Gobbi, enfant prodige della Lega, entrato in parlamento giovanissimo, a 22 anni, e poi diventato maggiore nell’esercito e consigliere di Stato.
Paradossale per un movimento anarcoide e contestatore che faceva dell’infrazione alle regole, del tiro libero ai radar, il proprio manifesto. Ma l’uscita di scena di Attilio Bignasca sembra chiudere definitivamente la prima fase del movimento che in 26 anni ha "rivoluzionato" il Ticino. Se ne apre una nuova, piena di interrogativi, sul ruolo, sulla politica, sugli obiettivi del movimento populista fondato  nel 1991 da Giuliano Bignasca.
Nella Lega, diventata ora partito di maggioranza in governo, sembra in declino l’opzione che punta alla continuità familiare per la scelta del coordinatore. Non si fa mai il nome del figlio Boris Bignasca, deputato votatissimo ma poco ascoltato. In secondo piano quello della figlia di Attilio,  Antonella Bignasca, sostenuta solo - e in parte - dal capogruppo Fabio Badasci. Ma  la stessa, che è sempre stata descritta come un’accorta manovratrice dietro le quinte della Lega, ha sempre smentito di essere interessata a questo tipo di incarico. Prevale invece, pur con qualche distinguo, il nome di Gobbi, "lanciato" da Marco Borradori, l’ex consigliere di Stato, sindaco di Lugano in un’operazione volta a tenere unite le molte anime del movimento. Ma perché Gobbi? Perché uomo rispettato dalle due ali della lega, quella istituzionale - of course -ma anche quella battagliera, sostiene Borradori che si tira anticipatamente da parte non avendo fra le sue corde l’anima "barricadera". Gobbi capace di essere per il piglio, per gli atteggiamenti tonitruanti l’uomo forte, quello del pugno duro, ma anche la personificazione della legalità.  Trait-d’union fra Lega e Udc, di cui prese la tessera per candidarsi giusto due anni fa al Consiglio federale. Sarebbe in grado di dar vita ad un fronte di destra molto ampio, sempre che riesca a conciliare la doppia funzione di consigliere di Stato e di "presidente" della Lega. Con qualche rischio. Perché Gobbi non si limiterebbe al ruolo di mediatore, di coordinatore. Ma assumerebbe inevitabilmente  anche un ruolo preponderante. Certamente in grado  di impensierire qualche"colonnello" leghista. Oltre che cambiare definitivamente il volto della Lega.


cmazzetta@caffe.ch



Attilio Bignasca
"Noi dovremo solo seguire quello che ci dice la gente"
Il nuovo coordinatore della Lega non potrà essere calato d’alto: la gente non accetta più imposizioni. Vedi quello che sta succedendo in Catalogna". Per Attilio Bignasca, 73 anni, fratello di Giuliano, che la Lega l’aveva inventata, i leader non si impongono: "Nascono e crescono dal basso come i funghi: così sarà anche per noi". Per il coordinatore del movimento, che intende uscire di scena definitivamente il prossimo 1 novembre, non ci sarà bisogno di congressi, assemblee per decidere il futuro della Lega. "Al massimo faremo una consultazione online, come i Cinque Stelle".
Quanto al futuro, alle prospettive politiche, esclude qualsiasi involuzione: "La Lega va per suo conto. Non ha bisogno di una guida. Come le automobili di ultima generazione procede da sola: noi aumentiamo consensi per inerzia e per gli errori degli altri partiti. Noi agli inizi eravamo degli analfabeti, politicamente parlando, ma non è che nei partiti ci fossero dei geni. Neanche adesso ne vedo molti. E poi ogni giorno muore uno che votava i vecchi partiti e ne nasce uno che da adulto voterà noi. Quanto al programma basta saper dare voce alla gente, alle esigenze del popolo. Lo abbiamo dimostrato in 25 anni di vita. E così sarà per il futuro".  Nega che all’origine di questa scelta ci siano dei dissapori, delle divergenze d’opinioni, come ad esempio la "legge sul sacco dei rifiuti" targata Claudio Zali. "Me ne vado semplicemente perché avrò 74 anni il primo novembre e tutto diventa più difficile". Non si sbilancia infine sul nome successore, se Norman Gobbi o Boris Bignasca: "Ho dato la disdetta sei mesi fa e non ho visto nessuno dietro la porta"


Lorenzo Quadri
"Ma non abbiamo bisogno di un... presidentissimo"
Lorenzo Quadri, 42 anni, consigliere nazionale, non vede nel futuro della Lega stravolgimenti eccezionali: "Non andremo di certo verso un presidenzialismo verticistico. Penso che continueremo a mantenere la formula del gruppo allargato con un coordinatore in grado di far fronte agli impegni organizzativi . Formula che da quattro anni a questa parte ha dato buoni frutti. Credo che si possa proseguire con questo tipo di organizzazione, almeno a medio termine. In futuro, se fosse necessario potremo cambiare, ma al momento non ne vedo il motivo".
Tutto questo quando e se Attilio Bignasca se ne andrà veramente, aggiunge Quadri:  "Non è la prima volta che manifesta l’intenzione di dedicarsi ad altro. Di fare il nonno a tutti gli effetti. Per ora è ancora lì. Se veramente dovesse decidere di lasciare il coordinamento della Lega, penso che saremo in grado di trovare un altro in grado di svolgere il suo lavoro. Ma sarà sempre un lavoro di coordinamento. Nel senso che penso sia difficile immaginare per chiunque di poter assumere il ruolo di presidente che aveva Giuliano Bignasca".  Quadri non si sbilancia sui nomi. "Non sta a me farlo. Non penso che organizzeremo un congresso, cosa che è lontanissima dal nostro modo di pensare. Certamente procederemo ad una consultazione allargata coinvolgendo il gruppo parlamentare, i consiglieri nazionali, i consiglieri di Stato, i municipali leghisti sperando di trovare la persona giusta per esperienza ed equilibrio. È chiaro che dovrà essere riconosciuto come super partes. Dovrà essere un coordinatore capace di mediare fra l’ala barricadera e quella istituzionale in modo equilibrato".&discReturn;


Daniele Caverzasio
"La nostra è una forza atipica, che non ha intermediazioni"
Con o senza Attilio Bignasca noi restiamo un movimento atipico che non ha bisogno di troppe mediazioni, direzioni, consigli, segreterie… per il futuro basterà guardarci faccia, parlarci e magari dopo una cena, se troviamo la persona giusta, acclamare con un applauso convinto il nuovo coordinatore… sempre che Attilio se ne vada, cosa di cui non sono troppo sicuro". Daniele Caverzasio, 42 anni, capogruppo leghista, ripropone il cliché del movimento popolare, diretto, senza  intermediazioni fra vertice e base, come uno dei fattori che ha fatto il successo della Lega rispetto alle istituzioni farraginose degli altri partiti. "Noi non siamo troppo legati a statuti e a burocrazie: siamo un movimento popolare dove qualsiasi cittadino può parlare al consigliere di Stato senza dover passare dalle vie di servizio come succede negli altri partiti". Una caratteristica che resterà anche per il futuro. "Potremo migliorare la nostra capacità d’ascolto, di dialogo, di proposta. Ma l’importante è mantenere l’autenticità, non perdere l’immediatezza del nostro movimento".
Caverzasio si sbilancia poi sul profilo del nuovo coordinatore: "Penso che dovrebbe essere abbastanza giovane, ma già con una buona esperienza istituzionale. Soprattutto dovrà essere ben accetto alle due ali, sia quella barricadera sia quella istituzionale". Profilo che calza a pennello al consigliere di Stato Norman Gobbi, nome fatto dal sindaco di Lugano, Marco Borradori. "Nome che mi trova pienamente concorde, ma che si dovrà valutare con attenzione visto quella che diventerebbe una doppia carica, di ministro e coordinatore della Lega", conclude Caverzasio.


Fabio Badasci
"Siamo politicamente maturi sappiamo come cavarcela"
Sono sorpreso del fatto che Attilio Bignasca abbia deciso di gettare la spugna. Sinceramente non me lo aspettavo. Ma detto questo, sono sicuro che sapremo trovare un nuovo coordinatore in grado di rispondere alle esigenze che la politica impone al nostro movimento. Noi funzioniamo sempre. Lo abbiamo dimostrato da 25 anni e lo dimostreremo anche nel prossimo futuro". Fabio Badasci, 47 anni,  deputato della Lega, ritiene il movimento ormai "politicamente maturo",  strutturato per gestire al meglio qualsiasi crisi. Anche quella della successione al vertice.  "Certamente non possiamo andare avanti sfacendo finta di niente. Dovremo decidere. Abbiamo bisogno di un coordinatore che sappia agire con capacità e personalità. So che non sarà facile trovare la persona adatta, per diventare un punto di riferimento come è stato Attilio. Ma ce la faremo anche questa volta. Sarebbe meglio che la scelta rimanesse all’interno della famiglia Bignasca. Credo cioè che andrebbe benissimo per questa funzione la figlia di Attilio, Antonella". Mantenere la presenza di un membro della famiglia ai vertici della Lega, per Badasci garantirebbe la giusta  continuità fra passato e presente. "È chiaro che rispetto alle origini la Lega è cambiata. Siamo cambiati noi è cambiato il mondo. E con due consiglieri di Stato è inevitabile assumere un ruolo più istituzionale: non siamo più all’opposizione", aggiunge Badasci a cui, in ultima analisi, andrebbe bene anche un figura come Norman Gobbi. "È un politico capace, deciso. Sa rispettare il ruolo istituzionale, ma sa anche essere chiaro, disposto a combattere per le nostre idee. Potrebbe essere l’uomo giusto. Vedremo".


Marco Borradori
"Servirà una figura autorevole in una struttura che resta agile"
Non sarà facilissimo sostituire Attilio Bignasca, ma è inevitabile, pur mantenendo una struttura agile, leggera, dotarci di un nuovo coordinatore in grado non solo di coordinare ma anche di rappresentare con autorevolezza la Lega". Marco Borradori, 58 anni, sindaco di Lugano, ex consigliere di Stato è però ottimista circa il futuro del movimento: "Il passato ci insegna che anche di fronte a situazioni delicate una soluzione l’abbiamo sempre trovata: e a volte con risultati più che positivi, come è stato per la successione di Giuliano Bignasca".
Questa volta la situazione si è fatta più complicata perché si tratta di trovare una persona in grado di rappresentare le molte anime del movimento, da quella  della protesta a quella della proposta. "Occorre trovare una persona che goda della stima e dell’affetto della base della Lega, che sia in grado rappresentare sia la cosiddetta ala barricadera ma anche quella istituzionale, che abbia  autorevolezza e sufficiente energia (quindi con un’età attorno ai 40 anni). Ebbene una persona che a mio parere adempie a tutti questi requisiti in questo momento è Norman Gobbi. Capisco che l’attuale incarico di consigliere di Stato è totalizzante, ma se si vuole indicare un profilo e una persona, lui mi pare il più indicato". Per la nomina inevitabile una consultazione di largo respiro. "Penso che si procederà prima con una serie di incontri e valutazioni da parte di quelli che impropriamente vengono chiamati i colonnelli della Lega, quelli cioè che negli anni hanno preso in mano le redini del movimento. Poi nell’ambito di qualche incontro, cena, bisognerà sottoporre il nominativo a tutti gli altri".
01.10.2017


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