Dopo le polemiche per lo scandalo della gestione migranti
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Un vertice ppd zoppo
ma difeso dal partito


Ha sbagliato. Ma lo ha ammesso. Ora basta puntargli contro il dito. È in sintensi questa la sostanza di quanto alcuni esponenti del Partito popolare democratico (quelli che hanno accettato di rispondere al Caffè) pensano dello scandalo che sta sommergendo il loro consigliere di Stato, Paolo Beltraminelli, e che non ha evitato di coinvolgere anche il presidente del partito, Fiorenzo Dadò (nella foto qui sopra). Una sorta di difesa ad oltranza quella dei "pipidini",  quantomeno nell’ufficialità, una sorta di "catenaccio politico." Uno schema difensivo come quello adottato nel calcio per la prima volta nel’38.  Dal Servette.

Il solco fra opinione pubblica e Ppd si sta allargando. Ma il Ppd non sembra rendersi pienamente conto di aver un vertice in chiara difficoltà,  "azzoppato". Parla di accanimento eccessivo contro Paolo Beltraminelli. E dire che è stato  proprio il consigliere di Stato al centro dello scandalo di Argo1, la società che si occupava di vigilanza degli asilanti grazie ad un appalto di 3,4 milioni del tutto irregolare, il primo ad ammettere di aver sbagliato. Di non aver avuto il guizzo. Di essersi fidato dei suoi funzionari. Di non aver controllato. Una sorta di ammissione di responsabilità politica, quella di Beltraminelli, che pare non bastare più.
Dalla richiesta di chiarimenti, si è passati a quella di farsi da parte. Anche se solo parzialmente. Di lasciare gli "uffici incriminati" ad un altro consigliere di Stato (Manuele Bertoli). E ora, dopo le ultime inchieste giornalistiche sono arrivate le richieste di dimissioni. Le ha chieste l’mps Matteo Pronzini, che ha sollecitato  il governo a verificare anche se ci sia stato qualche deputato, o partito, finanziato da Argo1 nelle ultime elezioni. Pronzini ne ha per tutti. Per Beltraminelli, ma anche per la Sottocommissione Vigilanza che in sei mesi non ha saputo chiarire come sia stato possibile versare 3,4 milioni ad un’azienda improvvisata "che agiva illegalmente nel totale disprezzo di leggi che tutelano  le persone e i loro diritti senza che nessuno si accorgesse di nulla?". Le opposizioni - Udc, Mps, Verdi  - insistono. Gli "alleati" di governo sono sempre più tiepidi. Il giornale della Lega ha messo il Ppd davanti a tre opzioni: chiedere a Beltraminelli di lasciare a Norman Gobbi il settore dell’asilo, visto che livello federale ad occuparsi dei rifugiati è il Dipartimento di giustizia e polizia. Lasciare le cose come stanno, ma non ricandidare Beltraminelli nel 2019. Ricandidarlo "prendendosi il rischio di andare a fondo assieme all’ormai bruciato ministro".
Un rischio di cui il Ppd non sembra capacitarsi, nonostante  lo scandalo abbia toccato anche Fiorenzo Dadò. Un coinvolgimento per il presidente di partito (una breve vacanza a Bormio con la sua compagna funzionaria del dipartimento di Beltraminelli, "sovvenzionata" con 150 franchi da Sansonetti, il titolare della società Argo1). Un’ingenuità commessa in perfetta buona fede, si è scusato Dadò che ha chiesto al governo di fare tutte le verifiche  per "far riavere fiducia nelle istituzioni e anche nei politici".
Cittadini  che ora  aspettano l’esito di varie inchieste: quella della magistratura partita dalla scoperta di un reclutatore dell’Isis fra i dipendenti di Argo1, quella amministrativa, e quella esterna decisa dal governo lo scorso 4 ottobre