Uno storico e un politologo sulle spinte indipendentiste
"La ricetta federale
non va bene per tutti"
MAURO SPIGNESI


L’autonomia, la voglia di contare di più, di scrivere da soli il proprio futuro sarà uno dei temi forti dell’agenda europea. Ne sono convinti politologi e storici, che segnano lo sfaldamento della ex Jugoslavia e poi le tensioni in Gran Bretagna con la Brexit come inizio e fine di una lunga parabola che ha portato al proliferare delle "piccole patrie" che chiedono di staccarsi dal proprio Stato nazionale, spesso prendendo come modello proprio la Svizzera. "Il federalismo è un’alternativa. Ma non per tutti. Perché - spiega il politologo Gianfranco Pasquino - io credo che queste ultime spinte autonomiste, come quella catalana, lombarda o veneta, siano più dettate dalla voglia di una sovranità regionale, che non da un’autentica voglia di autodeterminazione. E poi non so se davvero la Catalogna starà meglio se si staccherà dalla Spagna. Ho i miei dubbi visto che le aziende, come le banche, hanno necessità di stabilità per fare business". Per Pasquino, forse la sola Lombardia, potrebbe avere la forza, anche economica, di camminare da sola.
Detto questo resta il fatto che il grido delle piccole patrie non è di oggi. "Certo, se l’Unione europea - aggiunge Pasquino - avesse costruito l’Europa delle regioni, sul modello svizzero, e non un organismo centralizzato a Bruxelles sarebbe stato un grande passo avanti. Ma perché né i catalani, né i lombardi e neppure i veneti, per stare alle rivendicazioni attuali, hanno mai spinto per questa soluzione?".
Già perché? E, soprattutto, il sistema svizzero è quello che rispetta meglio le diversità? "Non c’è dubbio. Secondo me sì, la Svizzera si regge sulle diversità. È la sua grande forza. Certo, è pur vero che i rapporti tra Cantoni e Stato federale non sempre sono stati idilliaci, ma gli strappi indipendentisti, come in Spagna, Italia o Regno Unito, qui non sono neppure immaginabili", spiega Raffaele Emilio Papa, storico e autore di "Storia della Svizzera" (che in primavera uscirà nella sua versione aggiornata con altri capitoli). Papa ribadisce quando ha già scritto nel suo saggio: "La storia svizzera ha sovente anticipato, contrariamente alla comune opinione, grandi temi ideali della storia dell’Europa e ha proposto modelli puntualmente disattesi dalle potenze europee". La Confederazione, sottolinea ancora Papa, con la sua formula, "è riuscita a trovare un equilibrio di poteri che annulla le egemonie e ha permesso la coesione nazionale. Ma attenzione, se applicata ad altri Paesi questa formula non va. Perché prima di creare un sistema federale, come vorrebbero ad esempio Lombardia e Veneto, o altre realtà europee, bisogna essere federalisti. E federalisti vuol dire anche riaffermare la propria identità, dare a chi è più debole come avviene con la perequazione finanziaria tra cantoni, che è un grande antidoto contro l’egoismo".
Egoismo che però diversi movimenti cavalcano. In tutta Europa e in Svizzera. "Sì, però poi tutto si spegne sull’altare dell’unità nazionale. Prendiamo il Ticino. Storicamente - conclude Papa - è sempre stato uno dei Cantoni più ribelli verso Berna, ma ogni volta ha sempre riaffermato con orgoglio la sua identità svizzera".

m.sp.
15.10.2017


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