Lo scrittore Arnaldo Alberti su Locarno e il suo futuro
"L'economia domina
e controlla la politica"
CLEMENTE MAZZETTA


C’è la Locarno del festival del cinema, dei grandi concerti in Piazza Grande, della casa del cinema, dell’acquisto dell’autosilo di Largo Zorzi, del pareggio di bilancio…. E c’è la "Locarno del nostro scontento". Quella dello scrittore Arnaldo Alberti che ama moltissimo la sua città, ma che la vede trasformare in una direzione opposta e contraria alle sue aspettative. "Da una città con le tramvie, con l’officina produttrice di gas, del piano urbano che definiva i nuovi quartieri, con gli smantellamenti e le demolizioni si è riusciti a ridurre la zona urbana, che non vuole aggregarsi, a carattere di periferia". Non che non gli vada bene nulla. Ad esempio reputa "una buona operazione a favore della città l’acquisto dell’autosilo di Largo Zorzi (ma considera l’acquisto del terreno ex Balli una furbata per nascondere ciò che l’Amministrazione ha sbagliato in passato non concedendo il permesso di costruzione agli ex proprietari). Il problema è che reputa il ‘nuovo slancio" della città "come il risultato dell’attuale pensiero dominante: dell’economia che domina e controlla la politica".
Non si tratta di un’accusa limitata agli ultimi anni, nè circostanziata a Locarno. "La distruzione della pregevole architettura dell’ottocento a Locarno è stata devastante e continua da oltre settant’anni". Non si aggrega nemmeno ai laudatori della nuova casa del cinema, anzi la considera un falso storico: "Un falso che ha oltraggiato il rigore architettonico dell’ottocento, svuotando un edificio per costruirvi sopra e dentro qualcosa di squallido e architettonicamente dozzinale". Ma non lo dice (solo) per il rimpianto della Locarno d’un tempo. Contro il "modernismo". Anzi. "Per evitare l’ambiguità e il falso si poteva benissimo abbattere l’edificio e costruire qualcosa di moderno e di pregevole come la Posta o la Ferriera". Troppo critico? "Amo Locarno. Ma ogni grande amore fa soffrire. Non voglio tradirla ma proteggerla come dovrebbe fare ogni buon locarnese".

c.m.
22.10.2017


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