La spaccatura del Ps dopo il no a sgravi e socialità
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Socialisti ai ferri corti,
in vista un referendum


Nel Partito socialista derubricano lo scontro fra la maggioranza del gruppo parlamentare, consigliere di Stato compreso, direzione del Ps  sulla riforma fiscale e sociale, a semplice confronto. "Duro, franco, in un partito dove lo scambio di idee c’è sempre stato". In verità la linea del confronto sulle cose,  che all’interno del Ps aveva trovato in Manuele Bertoli il più convinto interprete, è stata  battuta. È prevalsa una scelta "radicale" della direzione che non lascia grandi margini di manovra al gruppo parlamentare. Tra i socialisti "storici" c’è chi, come Werner Carobbio, 81 anni, tende a ridimensionare la frattura emersa al comitato cantonale: "Normale dialettica all’interno del partito - dice l’ex consigliere nazionale -. Bertoli fa il consigliere di Stato e il partito può fare altre scelte. Io ho sostenuto la posizione della direzione, ma non vedo alcuna contrapposizione al nostro interno. Tanto più che lo stesso Bertoli ha espresso parecchie riserve sulla parte fiscale del pacchetto. Ha detto che non gli piace". Il problema per Carobbio sta altrove: "Nella clausola ghigliottina che lega fiscalità e socialità".
Un problema, invece, esiste secondo Rossano Bervini, 67 anni: "Non sono più iscritto al Ps dal ‘91 - premette l’ex consigliere di Stato -. Dall’esterno posso dire che, se l’accaduto non è sconvolgente dal profilo istituzionale, è comunque il sintomo che qualcosa non funziona. Ed è un problema di fondo se un partito già così ridotto numericamente non sa decidere da che parte stare. Un grosso partito può uscire arricchito dalla vivacità delle opinioni diverse, per chi è già in calo si perde solo ulteriore attrattività elettorale".    
Nessun ritorno al passato, per l’ex consigliere di Stato, Pietro Martinelli, 83 anni: "Non credo che nel comitato cantonale sia affiorata l’anima ideologica, massimalista. Più semplicemente si tratta di un rifiuto a un compromesso, perché di fatto questo pacchetto fiscale dice prendere o lasciare. Non lascia scelte". Non si tratta, aggiunge Martinelli, "di spaccature all’interno del Ps, ma di misure fiscali che vengono legate a misure sociali. Dunque si deve dire sì o no, o tutto o niente. Non c’è spazio per un dibattito. Anzi, dirò di più questo è un modo per bloccare la democrazia. Era già accaduta una cosa simile nel 1976 con una riforma fiscale che veniva compensata da misure sociali. Ora noto che c’è un secondo tentativo".
"Nessuno scontro, nessuna scelta ideologica", ribatte  a sua volta  Igor Righini, presidente del Ps, ma solo un serio confronto sui contenuti:  "Siamo arrivati alla conclusione che i due aspetti, quello fiscale e sociale, andassero separati e che la ‘clausola ghigliottina’ (o tutto o niente) non fosse accettabile.  Altro che scelta ideologica, la nostra è stata una valutazione economica: la politica degli sgravi proposta farebbe mancare le risorse proprio per le politiche sociali. Così abbiamo deciso di conseguenza".

c.m./s.pi./m.sp.
22.10.2017


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