Da Ghisletta a Lurati i perchè delle divisioni intestine
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Ps separati in casa
dopo il no agli sgravi
CLEMENTE MAZZETTA


Condividere lo stesso partito, andando in direzioni opposte. Questa la fotografia di un Ps che negli ultimi mesi registra una separazione sempre più evidente fra il presidente e il proprio consigliere di Stato.  Fra la direzione e il gruppo parlamentare (o almeno della sua maggioranza). Una spaccatura non episodica. Ma che investe la strategia socialista dei prossimi due anni. Da qui alle elezioni del 2019.  C’è chi vuole cavalcare l’opposizione sociale.  Anche a spese della vocazione riformista del Ps.


Tatiana Lurati
"È un confronto franco e di ascolto della base"

Nel Ps non si è in presenza di uno scontro, ma di un confronto, diretto, forte fin che si vuole, "ma sempre confronto", sostiene Tatiana Lurati, 41 anni. "Ci tengo a ribadire nel nostro partito, come in ogni contesto democratico, è possibile avere opinioni diverse e confrontarsi. Così è stato anche per la proposta di riforma fiscale-sociale. Si è trattato di un confronto molto diretto e trasparente che mirava anche a conoscere cosa pensa la base del partito".
Così è stato, con la maggioranza che ha respinto al mittente (31 a 21) il pacchetto di misure elaborato dal governo, sostenuto dal consigliere di Stato del Ps e condiviso da quasi tutto il gruppo parlamentare. "Personalmente avrei preferito che si lasciasse  concludere l’iter parlamentare per poi valutare serenamente i pro e i contro, considerato anche i possibili miglioramenti che potevano essere inseriti in commissione tributaria.  E decidere alla fine se accettare o respingere l’intero pacchetto". Contro un no a priori, a favore di un’entrata in merito, anche se il pacchetto non si poteva scindere in due, visto che  era vincolato alla formula ghigliottina (se si dice di no ad una parte si dice di no a tutto). Un no a priori, per Lurati più che riproporre l’eterno conflitto fra ala riformista e ala massimalista, evidenzia il diverso ruolo del gruppo parlamentare rispetto alla direzione: "Ognuno risponde al compito per cui è stato eletto, per cui all’interno delle istituzioni si cerca il dialogo, il confronto, all’esterno si tiene conto maggiormente delle esigenze della base".


Ivo Durisch
"Una decisione lacerante ma non si poteva dire sì"

Fra realpolitik e utopia Ivo Durisch, 50 anni, capogruppo del Ps, sceglie... gli ideali. Nel confronto sul pacchetto fiscale-sociale del governo, che ha diviso il Ps, sta dalla parte di chi ha detto di no: "Dopo una bellissima discussione, ci siamo contati. È stato per me lacerante, ma ho ritenuto che non si potesse accettare quel pacchetto che mette assieme fisco e socialità. Un ricatto. Ma abbiamo detto di no senza pensare minimamente a divisioni e spaccature. Semplicemente nel Ps c’è chi guarda più alla concretezza della realpolitik, e chi invece si è assunto la responsabilità di una strategia, di guardare al futuro".
Durisch dice di capire le ragioni di Manuele Bertoli che ritene la riforma equilibrata e del gruppo: "Ma ritengo che non si possa accettare questa commistione fra sgravi fiscali e sostegni sociali. Un gioco pericoloso visto che vengono preannunciate altri due pacchetti fiscali, proprio mentre si arriva da una situazione dove si sono effettuati dei tagli nella socialità". Non nega poi  che il confronto veda da una parte il consigliere di Stato e dall’altro il presidente di partito, cosa peraltro non nuovissima visto che le posizioni all’interno del Ps divergevano già sulla manovra finanziaria. "Ma non si può unire in un’unica proposta gli sgravi e i sostegni sociali, perché questo modo di fare impedisce all’elettore, come afferma anche una sentenza del tribunale federale, una corretta valutazione delle due opzioni. Occorreva scindere le due proposte. E su queste semmai capire se c’erano margini di un accordo politico".


Pelin Kandemir Bordoli
"Quel no a priori è stato qualche cosa di inusuale"

È stato un peccato che il Ps abbia anticipato il suo no alla riforma fiscale–sociale del governo, senza aspettare che il gruppo parlamentare socialista facesse le sue proposte di modifica, di integrazione, di miglioramento come sempre si fa in questi casi". Laconica Pelin Kandemir Bordoli, 41 anni. L’ex capogruppo del Ps, nasconde dietro alla cortesia delle parole un forte disappunto. "C’erano due posizioni differenti sulla riforma di Vitta, lo sapevamo. Preciso che noi non chiedevamo di aderire tout court alla riforma, ma soltanto di attendere che si svolgesse l’iter parlamentare fra proposte e controproposte e poi sull’esito decidere a bocce ferme con maggior cognizione di causa".  Cosa che non è avvenuta. La proposta della direzione, sostenuta dal voto del comitato cantonale di mercoledì scorso, per la prima volta nella  storia recente del Ps ha impedito al gruppo di procedere nel suo lavoro. Massimalisti che battono i riformisti, è questo il problema odierno dei socialisti? "Ritengo che si sia trattato di un confronto dialettico, di un confronto sulle idee avvenuto molto apertamente: una prassi usuale nel nostro partito. Quel che è inusuale è aver anticipato in questo modo le conclusioni. Occorreva valutarle meglio, perché tutto questo impedisce di fatto qualsiasi modifica della riforma", risponde Kandemir a cui non resta di prendere atto della volontà della maggioranza del Ps. "L’indicazione del partito sarà ovviamente valutata all’interno del gruppo parlamentare. Vedremo come applicarla".


Raoul Ghisletta
"E io ribatto chiedendo un referendum interno"

Quel "No a priori" sul pacchetto di riforma fiscale sociale è strategicamente miope e va contrastata, "perchè paralizza il lavoro del gruppo parlamentare socialista, impegnato nel miglioramento della riforma, frutto di una serrata negoziazione tra il consigliere di Stato Bertoli e il resto del governo", sostiene Raoul Ghisletta, 56 anni, deputato ps e sindacalista. Per questo è deciso a chiedere un referendum interno: "Lo statuto me ne dà la possibilità. Ciò permetterà di sentire veramente la base del nostro partito. Nel frattempo la decisione del comitato sarà congelata per 30 giorni e il gruppo parlamentare potrà entrare nel merito della riforma".
Un escamotage che permette di ridare spazio di manovra ai deputati socialisti, ora "azzoppati" dalla decisione del comitato cantonale. " Il giudizio sul risultato finale spetterà ovviamente al Comitato cantonale e agli iscritti", aggiunge Ghisletta che ritiene controproducente  la strategia della direzione socialista. "Non si è mai visto nel Ps una simile prevaricazione durante l’esame di un messaggio da parte dei deputati socialisti. Bertoli su questo pacchetto, legando gli sgravi fiscali agli investimenti a favore della socialità, ha ottenuto una simmetria di interventi:  per cui ogni volta che si sarebbe discusso di sgravi fiscali sarebbe stato necessario approvare anche investimenti per la socialità. Dire no adesso, è a maggior ragione un errore strategico, se si considera che sono stati preannunciati altri due pacchetti fiscali".


Henrik Bang
"C’è stata troppa fretta, bisognava rinviare tutto"

Questo cantone ha troppa fretta. Ce l’ha avuta Christian Vitta con le sue proposte di riforma fiscale-sociale, giustificata dal successo in Ticino della Riforma III delle imprese. Ma ce l’ha avuta anche la direzione del Ps, che poteva benissimo aspettare, evitare di contarsi su questa riforma. Non c’era nessuna urgenza". Henrik Bang, 45 anni, deputato ps, si definisce socialista pragmatico: "Non capisco il perché di tutto questo agitarsi. Ci fossi stato al comitato cantonale di mercoledì scorso avrei chiesto di rinviare tutto ad altra data. Chiarendo anche alcune questioni, come il legame fra le proposte di sgravi fiscali e di aiuti sociali, che secondo una sentenza del Tribunale federale su un caso analogo a Neuchâtel non sarebbero possibili".
Per Bang occorreva approfondire la questione nei suoi aspetti più controversi, entrare nel merito, fare delle proposte migliorative. E dopo,  fare una valutazione conclusiva. "Non capisco questa esigenza di decidere adesso. Non stava bruciando niente". Esclude però una deriva massimalista del Ps. "Posso invece capire che la direzione abbia preso questa posizione per evidenziare la necessità di dare voce ad una parte del Paese sottorappresentata. Oggi in parlamento, come ha detto Igor Righini, manca l’ala sociale della Lega, manca l’ala sindacale del Ppd, manca l’ala radicale del Plrt. Il parlamento è spostato più a destra, Sì occorre riequilibrare questa situazione. Ma bisognerebbe ponderare di più le decisioni".
22.10.2017


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