Socialisti ancora divisi su tagli fiscali e misure sociali
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CLEMENTE MAZZETTA


Lo scontro in casa socialista è rinviato. Per ora è stato siglato un armistizio fra la direzione del Ps e il gruppo parlamentare. Sarà infatti una conferenza cantonale del partito, in calendario il 17 dicembre 2017, a decidere cosa fare sulla riforma fisco-sociale che prevede una serie di sgravi fiscali per circa 22 milioni di franchi, accompagnati da misure sociali finanziate dalle imprese per 21 milioni. È in quell’occasione che il Ps farà la conta interna e deciderà se lanciare o meno il referendum."Tutto dipende da quel che uscirà dalla discussione parlamentare - dice il presidente Igor Righini -. Decideremo nel corso della conferenza cantonale, cosa che avremmo fatto comunque diversamente da quel che sostiene Raoul Ghisletta". Polemico quel che basta, Righini resta molto critico sulla riforma fisco-sociale, definita "una forzatura, un ricatto". Intanto la conferenza cantonale  ha tolto di mezzo il referendum interno preannunciato da Ghisletta. Calcisticamente sarebbe uno a zero, per Righini. "A questo punto la richiesta di una consultazione fra di noi non aveva più luogo d’essere - ammette infatti il deputato Ghisletta - è  superata dalla conferenza cantonale a cui potranno partecipare e votare tutti gli iscritti".
La riforma elaborata dai consiglieri di Stato Christian Vitta e Paolo Beltraminelli era stata votata all’unanimità dal governo. Anche da Manuele Bertoli: un compromesso accettabile, a suo dire, perché fra "tra l’uovo oggi o la gallina forse domani, meglio scegliere l’uovo che si mangia adesso". Un indirizzo che però non ha fatto l’unanimità. Ad esempio, oltre alla direzione del Ps,  vi si oppone Ivo Durisch, capogruppo socialista in parlamento: "Personalmente resto contrario alla riforma così come è impostata, per gli sgravi e per la clausola ghigliottina che sarebbe meglio venisse tolta. Ma ne discuteremo ancora in gruppo e prenderemo una posizione definitiva nel corso della conferenza cantonale".
La riforma legando in modo indissolubile i due ambiti, quello fiscale - con tanto di sgravi per aziende - e quello sociale, rende impossibile accettare una parte respingendone un’altra. Il classico "do ut des" che dovrebbe garantire dei vantaggi reciproci.
La valutazione in casa Ps arriverà a "bocce ferme", dopo la discussione parlamentare: tutto dipenderà, lascia intendere Ghisletta,  da quel che riusciranno a modificare i deputati socialisti. Questo, anche se Igor Righini un mese fa aveva fatto approvare dal comitato cantonale una risoluzione che chiedeva di congelare la riforma, di scinderla in due (quella sociale e quella fiscale) e di autorizzare la direzione del Ps partecipare ad un "preannunciato comitato referendario anche di fronte ad una variante di poca sostanza della riforma". Un no a priori che è tecnicamente "congelato".  Tutto si sposta a dicembre. Intanto viene garantita l’agibilità politica al gruppo, che può agire in piena autonomia proponendo emendamenti, suggerendo modifiche. Uno a uno, con rete di Ghisletta.  "Siamo critici sul fatto che si destinano 7 milioni all’assegno parentale, non ci pare una destinazione prioritaria e non assolve allo scopo di conciliare il lavoro con la vita famigliare", spiega infatti Ghisletta proponendo di spostare questa cifra, almeno in parte per agli asili nido e ai doposcuola così da coprire i costi per il 70% lasciando alle famiglie solo il restante 30%: "Scelta che avrebbe anche l’effetto di migliorare gli stipendi degli addetti agli asili, ora molto bassi".
A sostenere i 3’500 per neonato, la proposta governativa, è in particolare il Ppd. Con questo vuole compensare parzialmente la perdita di reddito per la nascita di un figlio e sostenere il proprio consigliere di Stato Paolo Beltraminelli. Del resto un aiuto supplementare, esteso anche al ceto medio, per favorire la libera scelta delle famiglie era già stato proposto in passato dai deputati Gianni Guidicelli e Luca Pagani. Più disponibili a valutare le proposte del Ps i rappresentanti del Plrt e della Lega in commissione tributaria.  Caduta dunque l’idea di un referendum interno, la direzione mantiene in stand-by il proprio punto di vista in attesa della conferenza cantonale. Resta  sul tappeto la questione dell’indirizzo politico. Ovvero di chi comanda all’interno del Ps. Lo scopriremo, in parte, domenica 17 dicembre.

c.m.
19.11.2017


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