Le possibili candidature e i ministri a rischio per il futuro
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Il governo del 2019,
ipotesi oltre la bufera
CLEMENTE MAZZETTA


Domenica 7 aprile 2019. Sembra lontanissima la data di scadenza (e di rinnovo) del Consiglio di Stato. Eppure il conto alla rovescia è già cominciato. Mezze parole, contatti, abbozzi di ipotesi: i vertici politici stanno già valutando i possibili scenari, soppesando nomi, ambizioni e reali chanche. E allora vediamo chi rischia di più (e di meno), fra i partiti e i ministri in carica.
A 16 mesi dal voto, chi sembra essere in una botte di ferro per i risultati raggiunti (per il pareggio di bilancio) e per il consenso trasversale all’interno del Paese, è senza dubbio Christian Vitta, plrt, direttore del dipartimento delle finanze e dell’economia. All’estremo opposto, Paolo Beltraminelli, ppd, a capo della Sanità e Socialità, la cui immagine sta uscendo malconcia dallo scandalo Argo1. Tra i ministri è lui il vaso di coccio. Con Vitta quasi sicuro, facile per il Plrt, confortato anche dalla recente elezione di Ignazio Cassis in governo federale, pensare al raddoppio. Magari col ritorno in corsa del vicesindaco di Lugano, Michele Bertini, arrivato ad una spanna da Vitta tre anni fa. A fare le spese di un raddoppio plrt, visto gli attuali rapporti di forza, potrebbero essere la Lega o il Partito socialista, che nel 2015 hanno ottenuto il proprio seggio solo in seconda battuta. Con 189mila voti, il Ps sembra a distanza di sicurezza. Più a rischio la Lega, che ha agguantato il secondo seggio con 168mila voti: distanziata dal Plrt solo da 9mila voti. In questo caso, stando ai rapporti di forza del 2015, uscirebbe di scena il leghista Norman Gobbi, a capo del dipartimento delle istituzioni, per il semplice fatto che Claudio Zali, Lega, oggi direttore del Territorio, allora poté contare su 10mila preferenze in più.
A differenza di quel che i numeri lascerebbero intendere, Gobbi in questi anni, nonostante qualche ammaccatura per lo scandalo dei "permessi facili" nel suo dipartimento, ha via via assunto maggior peso dentro la Lega. Si parla di lui come "uomo forte"  e come  possibile nuovo coordinatore del movimento leghista al posto di Attilio Bignasca. Non si esclude che potrebbe però entrare in scena un candidato come Michele Foletti, municipale di Lugano, rappresentante "storico" della Lega, con alle spalle un ottimo lavoro amministrativo  avendo contribuito a risanare le finanze comunali. Un atout rafforzato dalla  recente nomina a presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Argo1.
In casa Ps, pur con qualche timore che arriva da sinistra, il seggio viene dato per certo, nonostante le contestazioni subite dal ministro Manuele Bertoli, a capo del dipartimento dell’educazione, cultura e sport, sulla nuova legge scolastica. C’è chi ha voluto intravvedere nelle recenti polemiche fra lui e la direzione del Ps sul pacchetto fiscale-sociale un primo braccio di ferro con Marina Carobbio, attuale consigliere federale, che chiuderà la sua esperienza a Berna nel 2019. Una lista di battaglia con Carobbio potrebbe sparigliare le carte.
Infine nel Ppd: nonostante la questione Argo1 che si trascina ormai da mesi, il seggio non dovrebbe essere in discussione anche con la ricandidatura di Beltraminelli. Pur in difficoltà, il Ppd ha raccolto 225mila voti nel 2015, quasi 50mila in più rispetto al secondo seggio della Lega. Abbandonate da tempo le velleità di riconquistare il secondo seggio, i pipidini mantengono ancora una forte consistenza popolare soprattutto in periferia e in alcune roccaforti. Ad essere messo in discussione potrebbe essere Beltraminelli, se la Commissione d’inchiesta appurasse evidenti manchevolezze.
Intanto, il toto nomi dei possibili subentranti ppd è già iniziato. Fra questi l’avvocato ed ex-procuratore federale Pierluigi Pasi o l’attuale procuratore pubblico Nicola Respini. Più difficile pensare oggi a una candidatura del presidente Fiorenzo Dadò (che sconta pure il caso Argo1), fra le nuove leve potrebbero farsi avanti Maurizio Agustoni, capogruppo in Gran Consiglio, o il parlamentare e sindacalista Giorgio Fonio.

c.m.
26.11.2017


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