Un'iniziativa del Mps chiede risparmi sui soldi pubblici
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"Basta denaro ai partiti"
Parte un'offensiva
STEFANO PIANCA


Far parte di un gruppo paga sempre. O quasi. Ma in politica, in quel mondo dove ci si conta, la forza dei numeri si tramuta in biglietti da mille. Per qualcuno - solitamente per chi ha tutto da guadagnare - è normale che lo Stato finanzi i gruppi parlamentari, per qualcun altro i denari iniettati dal Cantone nelle vene della politica sono solo un modo malsano, o diciamo artificioso, di "dopare" la democrazia.
Prima di spiegare chi vuole bandire il finanziamento pubblico dei partiti, giova forse conoscere l’entità della posta in gioco. I gruppi parlamentari - e per far gruppo occorre schierare almeno cinque deputati - ricevono un contributo annuo di 40mila franchi, cui va sommato un supplemento di 3mila franchi per singolo parlamentare. In forza dei 24 seggi loro attribuiti i "Rockfeller" della legislatura 2015-19 sono i liberali radicali il cui gruppo parlamentare dalla Segreteria del Gran Consiglio stacca uno chèque annuo di 112’000 franchi. A seguire la Lega (106’000), il Ppd (91’000), il Ps (79’000), i Verdi (58’000) e, a chiudere, la Destra che coi suoi cinque deputati intasca 55’000 franchi. La somma del contribuito ai gruppi parlamentari varia a seconda di quanti riescono a far gruppo, ma tendenzialmente il totale si aggira attorno al mezzo milione di franchi. Pochi? Tanti?
Diciamo abbastanza comunque per litigare e poi continuare a stare assieme da separati in casa, come dimostra l’esempio dei Verdi. Fra i motivi all’origine delle espulsioni all’interno del gruppo di sei ambientalisti è stato citato anche il mancato versamento al partito della quota d’indennità. Sì, perché ogni deputato riceve anche un’indennità di seduta di 200 franchi per le riunioni del Gran consiglio, ma anche per quelle delle commissioni e dei gruppi parlamentari. Qui i calcoli sono un po’ più complicati, ma - in una legislatura con pochi assenteisti - in sole indennità di seduta si supera abbondantemente il milione e mezzo di franchi.
Il "casus" dei Verdi, che continuano a fare gruppo nonostante i 3 deputati espulsi dal movimento, può essere letto con il legittimo interesse ad avere i numeri per partecipare alle commissioni. E dunque far politica, visto che è nell’anticamera dell’aula parlamentare che maturano le decisioni. Ma la convivenza forzata può anche essere spiegata con l’interesse, assai meno nobile, di voler continuare ad incassare l’indennità forfettaria versata ai gruppi.
Ma il cordone ombelicale dei finanziamenti pubblici non nutre i partiti solo attraverso soldi provenienti dal Gran Consiglio. No, anche a livello comunale la pratica si ripete per i gruppi presenti nei vari consigli comunali. Calcoli ancora più difficili da fare, ma grossomodo la cifra totale raccolta nei Comuni equivale grossomodo alle indennità forfettarie cantonali. Troppi soldi pubblici che finiscono nelle casse dei partiti, secondo Matteo Pronzini del Mps, che ha presentato tre iniziative per vietare questi versamenti (vedi a lato): "Uno dei problemi - spiega il deputato - è che non si sa bene per cosa vengano usati questi soldi. Ma è facilmente intuibile. Questo bottino di guerra serve ai partiti per perpetuare il sistema. In questo modo è lo Stato che di fatto finanzia le campagne elettorali dei partiti. E ciò è profondamente sbagliato".

s.pi
03.12.2017


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