Lo storico Andrea Ghiringhelli sulle tensioni tra Plrt e Ppd
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"Ora il Grande Centro
non è più d'attualità"
CLEMENTE MAZZETTA


Per la serie "c’eravamo tanto amati", la stagione effimera del rapporto privilegiato fra Ppd e Plrt, quello di cui si favoleggiava ai tempi dei presidenti Filippo Lombardi e Rocco Cattaneo, del grande centro moderato, sembra già finita. "Per la verità io non c’avevo  mai creduto", dice al Caffè lo storico Andrea Ghiringhelli.
Ma non si parlava di fine delle ideologie, di fine dei partiti, di grande centro indistinto?
"Che le ideologie si siano squagliate è evidente. Che i partiti guardino tutti ad un indistinto centro, anche. Ma restano dei valori di riferimento,  ruggini storiche che rendono impraticabile un unico partito fra conservatori e liberali".
Insomma, magari malmessi, ma i partiti con i loro steccati continuano ad esistere.
"Hanno perso i valori di riferimento distinti, ma mantengono ancora uno zoccolo duro elettorale all’interno del Paese".
Si diceva che erano destinati ad essere superati dall’elettorato fluido, d’opinione.
"Nel senso che non ci sono più le subculture tipiche dei partiti tradizionali. I partiti hanno perso il rapporto con la società civile. Ma resistono molto di più di quel che si pensava".
Con la presidenza di Fiorenzo Dadò, l’identità del Ppd pare rafforzata, tanto che al netto del "caso Argo", le frizioni con il Plrt sono aumentate.
"Dadò si è certamente profilato, ha cercato di recuperare alcuni valori popolardemocratici in modo vigoroso, anche se nelle sue posizioni c’è una buona percentuale di populismo".
Mentre i liberali d’altra parte sembrano mancare di un forte profilo.
"L’analisi è più complessa. Con Cattaneo eravamo in presenza di un ‘neoliberismo gentile’, a cui in fondo avevano aderito anche i socialisti rinunciando al ruolo di opposizione, oltre che il Ppd. Oggi siamo in un altro contesto".
Lei parla di mediocrazia.
"Sì, ma va spiegata. La politica mediocre non è quella fatta da persone mediocri. È fatta anche da gente  capace, competente, ma che è sempre alla ricerca del centro, del mediano. Sono liberale, ma… Sono socialista, ma… Sono conservatore, ma… Dadò in fondo ha cercato, con i suoi interventi a più livelli, di cancellare quel ma, con tutto quel comporta nel rapporto con il Plrt".
Chi si avvantaggerà da questo?
"È difficile fare un pronostico in un contesto dove la disaffezione verso i partiti tradizionali è aumentata. E dove è più probabile che aumenti l’astensionimo. Mi sbaglierò, ma nei prossimi mesi non credo proprio che si parlerà di ‘Grande Centro’ fra Ppd e Plrt".

c.m.
10.12.2017


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