Dopo le "autodenunce" prende il via il dibattito
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Così continuano
i sonni degli evasori
PAOLO BERNASCONI


Tanto tuonò che non piovve! Il banchiere Thomas Matter, deputato Udc, ha ritirato l’iniziativa che voleva il segreto bancario scolpito nella Costituzione svizzera. Il Consiglio federale e i Cantoni, preoccupati per le finanze sempre meno floride,erano contrari, e così le grandi banche. Il successo popolare evaporava, meglio evitare una sconfitta. Per dichiararsi vincitori, avendo barattato il ritiro dell’iniziativa popolare (alla faccia del popolo sovrano!) con il ritiro della riforma del diritto penale fiscale.
Risultato: tutto rimane come prima. Il Fisco svizzero non potrà indagare nelle banche, salvo in caso di frode fiscale o di sottrazione fiscale aggravata. Rimane in vita l’infrazione minore, definita come “sottrazione fiscale”, che non viene perseguita dal Ministero Pubblico, bensí soltanto dal Fisco. Ma soltanto con gli occhi bendati, nel senso che non può chiedere informazioni alle banche.
Sonni ancora tranquilli, quindi, per gli evasori fiscali. Rimane fuori dalla Svizzera “l’incultura del sospetto fra Stato e cittadino, estranea alla tradizione elvetica” proclama il leghista Lorenzo Quadri. ”Se accettata, l’iniziativa avrebbe persino ridotto gli attuali strumenti di indagine a disposizione del fisco” ribatteva il Consiglio federale.
Chi ha ragione? Rispondono i circa ottantamila evasori svizzeri che, in questi ultimi anni, (circa 35.000 nel 2017, circa 15.000 nel 2016, circa 10.000 nel 2015) hanno confessato le loro sottrazioni, rivelando patrimoni nascosti per decine di miliardi. Per esempio, dal 2010, 4,4 miliardi nel Canton Ginevra e 6 miliardi nel Canton Ticino,dove le autodenunce furono 4.264.
Diventati "onesti", ma soltanto per paura dello scambio automatico di informazioni, che metterà in luce anche i loro conti bancari esteri,connessi a case, barche, comparti di fondi di investimento , fra l’altro, a Londra, Montecarlo, Baleari, in Toscana e Piemonte, ecc. Questa scappatoia si chiuderà nel settembre di quest’anno, poiché il Fisco svizzero ha annunciato che le autodenunce perderanno il requisito legale della "spontaneità" dal momento in cui inizierà effettivamente lo scambio automatico di informazioni con i primi 38 Paesi convenzionati, cui seguirà, nel 2019, lo scambio con il secondo lotto di 41 Paesi.
Da anni i paladini dell’iniziativa per il segreto bancario spergiurano sul "rapporto di fiducia fra contribuenti e Fisco svizzero". Migliaia di contribuenti diventati "onesti" li hanno smentiti. Vi si aggiungono le decine di coloro che sono stati stanati dalla Divisione speciale delle Inchieste dell’Amministrazione federale delle contribuzioni. Pochi casi, ma tutti milionari.
Dall’inizio del 2016 la parola passa al Pubblico Ministero,dotato del nuovo strumento della punibilità del riciclaggio fiscale. In due anni, nessuna inchiesta. Ma si sa, i Ministeri Pubblici, federale e cantonali, sono oberati. Devono perseguire anche l’accattonaggio commesso per recidiva. Né a Berna né a Bellinzona si vuole potenziarli. Perché?
14.01.2018


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