Le spese di rappresentanza sotto la lente parlamentare
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"Ministri e cancelliere
hanno troppi privilegi"
CLEMENTE MAZZETTA


E se al cancelliere, come è successo al presidente della Cina, regalassero un cavallo? Se fosse un omaggio "a titolo personale", se lo potrebbe tranquillamente tenere. In questo caso anche il nostro Arnoldo Coduri potrebbe comportarsi come Xi Jinping che s’è portato a casa "Vesuvio", il purosangue donatogli da Emmanuel Macron, senza batter ciglia.
È quanto risulta dalla nota diffusa dal governo dopo la bagarre scoppiata in parlamento  il 14 dicembre con il deputato Matteo Pronzini del Movimento per il socialismo (Mps) che aveva chiesto lumi sulle spese di rappresentanza dei consiglieri di Stato e del cancelliere. Una lunga lista di benefit, ovvero di privilegi di cui godono esclusivamente i ministri oltre che il cancelliere. Fra cui, ad esempio, un regalo esente da imposta per un valore di 10mila franchi e due mensilità di paga extra a fine mandato, un forfait annuo di 15mila franchi per i ministri e di 6mila per il cancelliere. Ma anche 300 franchi mensili per il cellulare. L’abbonamento a metà prezzo delle Ffs. L’uso dell’auto di Stato con tanto di autista "in casi particolari anche per affari privati e per farsi accompagnare da propri familiari in caso di trasfertedi carattere protocollare". L’abbonamento a giornali e riviste. Parcheggio e servizi di pulizia dell’auto a spese dello Stato. Il ricorso agli autisti per piccole commissioni. Cartoline e francobolli gratis, eccetera.
Ma il tentativo, se non di "tacitare" il battagliero deputato dell’estrema sinistra, almeno di mettere fine alla querelle scoppiata alla vigilia della votazione sui nuovi onorari e sulla pensione dei consiglieri di Stato (se ne discuterà la settimana prossima in Parlamento) sembra essersi rivelato un boomerang. Pronzini, infatti, prendendo spunto proprio dalla nota governativa, ha inoltrato una nuova serie di domande al governo.
Ad esempio, sottolinea come numerose spese professionali non rientrino nel forfait dei 15mila franchi per i ministri o in quello dei 6mila del cancelliere. Sono escluse le spese di trasporto, vitto e alloggio sia nel caso di conferenze intercantonali, incontri federali e internazionali,  che in quelle connesse alle sedute di governo, come gli incontri "extra muros". Analogamente le spese per aperitivi e pranzi con la partecipazione di terzi e di carattere istituzionale sono da "fatturare" a parte. Come pure le bevande consumate nelle direzioni del rispettivo dipartimento.  Il tutto per un massimo di 5mila franchi. E in questo contesto il deputato del Mps punta l’indice contro il dipartimento delle Istituzioni (Norman Gobbi) che presenta 20mila franchi di spese di rappresentanza. Quattro volte il massimo consentito. A titolo di confronto Claudio Zali, ministro del territorio, è stato il più "risparmioso" con una nota di soli 1’651 franchi. A seguire Manuele Bertoli del Decs, con 2’471 franchi, Paolo Beltraminelli del Dss, con 3’185 e Christian Vitta del Dfe, con 5’690. Fra le tante domande, significativa quella sul cellulare; ovvero su come si giustifica un forfait di 300 franchi al mese. Si tratta di 3’600 all’anno che potrebbero configurarsi come "salario dissimulato", sostiene Pronzini. Ma anche per le bevande nei dipartimenti si chiede al governo di precisare "se sono solo per l’accoglienza o se sono consumate dai ministri, cancelliere e dai loro collaboratori". Si chiede inoltre se l’auto di Stato viene usata anche sul tragitto casa-governo dei singoli ministri o anche per viaggi di piacere ("ricreativi"). Non costeranno quanto l’aereo usato da Matteo Renzi per andare a Courmayeur a sciare con la famiglia, però… Ma soprattutto Pronzini pone un problema sui doni. Ovvero che i ministri e il cancelliere sono esclusi dalla regolamentazione cantonale sulle regalie. Come si sa - anche a seguito delle polemiche per i 150 franchi ricevuti dalla compagna di Fiorenzo Dadò, impiegata cantonale, dal responsabile della società Argo1, per la famosa cena a Bormio - un funzionario pubblico non può accettare doni superiori ai 50 franchi. Ebbene, si chiede Pronzini, perché per i ministri e per il cancelliere non valgono queste regole? Non dovrebbero dare l’esempio? Evidentemente per loro, e solo per loro, vale il detto "a caval donato non si guarda in bocca".

cmazzetta@caffe.ch
14.01.2018


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