Sarà un anno di "stress test" per parlamento e partiti
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Sei nodi da sciogliere
nella "Berna federale"
CHANTAL TAUXE


Non c’è alcun problema che una mancanza di soluzioni non possa superare". Questa citazione perfetta per le nostre democrazie con improbabili maggioranze - disputate tra i partiti classici di sinistra e destra e movimenti populisti - è di Henri Queille, Ministro della III e IV Repubblica francese. Questa, come definirla?!, "scoperta cinica" potrebbe essere l’epitaffio del 2017. Su molti argomenti, la politica federale non è stata in grado di andare avanti.
Quindi per il 2018 riprendiamo gli stessi temi e ricominciamo. Senza offesa per Monsieur Queille! Così va la politica: finché non avremo trovato una soluzione, dobbiamo rimettere le "opere" in cantiere. In Svizzera la tentazione di procastinare è sempre marcata, per affrontare molto più tardi ciò che nell’immediato sembra troppo complicato da risolvere. Ma per alcuni problemi, si è atteso troppo a lungo: l’effetto boomerang ora ci sta minacciando. Gli psicoanalisti definiscono quest’atteggiamento il "ritorno del rimosso".
Non avete voluto trovare una soluzione praticabile e consensuale sui rapporti con l’Unione europea o sul futuro delle nostre pensioni? Non siete stati in grado di adottare una tassa conforme ai nuovi standard internazionali? Come a scuola, i cattivi studenti dovranno rimettere mano ai compiti.
Il problema in Svizzera è che è difficile indicare quali siano gli studenti meno bravi. Sono coloro che non hanno ratificato le riforme proposte? Impensabile analizzare le cose in questo modo. Quindi il Consiglio federale e le Camere sono tra i meno bravi? Non certo per non averci provato.
Se è necessario indicare dei colpevoli, le responsabilità per le riforme fallite è forse quella dei partiti e dei vertici di partito: incapaci di raggiungere un accordo, incapaci di raggiungere un consenso.
Per 25 anni, la cultura del compromesso, vale a dire un accordo tra le forze di destra e di sinistra che devono accettare tutte le concessioni, è stata criticata. Abbiamo preferito la polarizzazione, il confronto sterile. Ora ne paghiamo il prezzo, un letargo riformatore (che contrasta con un’economia ancora resiliente nonostante gli shock della rivoluzione digitale).
L’anno 2017 si annunciava fausto: il parlamento aveva appena dato vita a una soluzione per l’attuazione dell’iniziativa contro l’"immigrazione di massa" invisa all’Ue. Per difenderti bene all’esterno, devi essere unito internamente. Ma l’anno è finito male come sappiamo. Nel dossier europeo c’è stato un festival di farneticazioni: firmate dal presidente del Plr e, come sempre, da parte dell’Udc. È tutto da rifare.
Un anno prima dello sprint per le elezioni federali, i dodici mesi del 2018 offrono le ultime opportunità per trovare soluzioni, per elaborare un bilancio. Sarà anche un campo d’allenamento. Come sarà il nuovo "collegio", presieduto da Alain Berset, che ha appena accolto Ignazio Cassis ma che potrebbe perdere la propria "pietra angolare", Doris Leuthard? Si limiterà a gestire gli affari correnti o sarà capace di osare? La "formula" 4 svizzero tedeschi, 2 romandi, 1 ticinese offre al governo una rara legittimità. Dovrebbe aiutare ad andare avanti. Proprio come la presenza di due Udc dovrebbe essere una sorta di forza propulsiva e non un ostacolo. Altrimenti, a cosa serve preoccuparsi della rappresentatività delle forze politiche e delle singole sensibilità in occasione delle elezioni del Consiglio federale?
Il 2018 sarà un anno di "stress test" per le  istituzioni svizzere.


Il canone tv
Con la Ssr in ginocchio l’incognita Leuthard
In "tempi normali", l’iniziativa  "Sì alla soppressione delle tasse radiotelevisive" avrebbe dovuto essere spazzata via anticipatamente da un potenziale di sì al 25%. Gli iniziativisti hanno invece raccolto oltre 100mila firme. Non viviamo più in "tempi normali", non siamo più vaccinati contro demagogia e populismo. E i primi sondaggi hanno registrato la possibilità che venga accettato un testo di fatto distruttivo per la solidarietà nazionale.
Il 4 marzo non si tratterà solo di eliminare una tassa. Se passa "No Billag", l’Ssr perderà i ¾ del suo finanziamento e quindi non avrà più i mezzi per esercitare la sua "missione". Dovrà mettere la chiave sotto lo zerbino, licenziare molti dei suoi dipendenti e forse trasformarsi in un network di informazione continua sul web. Contemporaneamente 60 stazioni radio e televisive private, che oggi beneficiano del canone, perderanno una fonte essenziale di finanziamento. La Ssr è l’unica istituzione svizzera linguisticamente... "decentralizzata". La sua abolizione sarebbe un terremoto in un panorama mediatico già devastato dal calo delle entrate pubblicitarie. Significherebbe la fine di una certa idea di Svizzera, unita da un sistema di perequazione favorevole alle minoranze latine.
Un sì farà accelerare la partenza di Doris Leuthard o la motiverà a rimanere per gestire il caos e gettare le basi per una ricostruzione della Ssr?


La parità dei sessi
L’uguaglianza chiede meno parole e più fatti
Il 2017 è iniziato bene per le donne con il successo del film "The Divine Order", che ha ricordato quanto le donne svizzere abbiano dovuto lottare per il diritto al voto. È invece finito male sulla scia dello scandalo Weinstein. Il caso Buttet ha rivelato la mancanza di rispetto che alcuni eletti sotto la Cupola hanno per i loro omologhi parlamentari. La lotta per l’uguaglianza rimane una fatica di Sisifo. Questa consapevolezza può incoraggiare entrambe le Camere del parlamento ad accettare il piano di Simonetta Sommaruga. E cioè avere almeno il 30% di donne nei consigli di amministrazione. Il capo del Dipartimento di giustizia e polizia vuole incoraggiare le società quotate in borsa ad essere più virtuose. Dopo cinque anni dovranno eventualmente spiegare perché non hanno raggiunto questo ragionevole obiettivo.
Nessuna quota vincolante, ma una sfida per la "buona reputazione" e l’immagine. Stesso metodo "dolce" verso la parità di retribuzione: le aziende che impiegano più di 50 persone dovranno verificare ogni quattro anni se rispettano o meno questo principio costituzionale e dovranno rendere pubblici i risultati. Non possiamo denunciare le discriminazioni di cui le donne sono ancora vittime e rimanere con le mani in mano. Grazie all’"Agenda legislativa", nel 2018 le maggioranze maschili del Parlamento avranno l’opportunità di trasformare le parole in azioni.


Le imposte
Il "Progetto fiscale 17" sarà battaglia di numeri
Se Maurer vuole riuscire a farla accettare, dovrebbe forse prendere in considerazione la possibilità di trovare un altro nome alla riforma fiscale delle imprese volta a inserire la Svizzera negli standard internazionali Ocse e Ue. La definizione "PF17" ha infatti un sapore antico, di "Ritorno al futuro". La Riforma 3 delle imprese è stata respinta l’anno scorso. Il capo del Dipartimento delle Finanze proporrà alle Camere entro la primavera una versione semplificata. La procedura di consultazione ha fatto registrare una certa delusione tra i Cantoni. La loro quota di entrate sull’imposta federale diretta, che servirà a coprire le perdite, è stata abbassata al 20,5%, mentre era del 21,2% con la Riforma 3.
Un altro motivo di disaccordo è che l’attuazione di "PF17" è prevista per il 2020, il che perpetuerà l’rritazione dei nostri partner europei. La Conferenza latina dei direttori cantonali delle finanze ha chiesto al Consiglio federale di accelerare i tempi e puntare  al 2019.  In un clima di ripresa economica, mentre l’amministrazione Trump ha annunciato tagli spettacolari alle tasse, sarebbe sciocco lasciare le imprese insediate in Svizzera per troppo tempo nell’incertezza sulle loro prospettive fiscali.
La fiscalità è tradizionalmente un’arma di sovranità nazionale. Ma in questo caso, come in tanti altri, la Svizzera non può fare astrazione dal contesto internazionale.


I rapporti con l’Ue
Un "reset" da premere e il pericolo di rottura
Nel 2019 celebreremo il trentesimo anniversario del discorso di Jacques Delors, che proponeva la creazione di uno Spazio economico europeo per gestire le relazioni tra i Paesi dell’Unione e gli altri abitanti del vecchio continente. Da quel "big bang", gli svizzeri si sono abituati a negoziati con la Commissione, a fasi di gelo e di disgelo; si sono abituati a  tensioni, crisi nervose e abbracci amichevoli. Regolate le condizioni tecniche di accesso reciproco ai mercati, la sostanza rimane quella di sempre: come gestire le controversie rispettando la suscettibilità e la sovranità dei partner coinvolti? La "soluzione See" è stata respinta dagli svizzeri nel 1992. Il modus vivendi bilaterale, istituito nel 1999, è stato considerato troppo oneroso dal 2008 dall’Ue, che chiede una soluzione istituzionale più semplice. Didier Burkhalter ha di fatto rassegnato le dimissioni per mancanza di sostegno da parte dei suoi colleghi alla proposta di un accordo quadro (anche se non lo ha ammesso chiaramente). Ignazio Cassis eredita un dossier pieno di nodi. Si prevede dia nuovo slancio sapendo che, ad eccezione della cosmetica lessicale o della rottura, esistono poche alternative praticabili rispetto alla "via bilaterale" e il "rispetto" quasi automatico della legge europea. A meno che con il termine  "reset", il nuovo capo del Dipartimento degli affari esteri immagini che l’adesione all’Ue, sia da rimettere all’ordine del giorno.


La pensione
Avs strettamente legata al costo delle Casse
È questa è la domanda che preoccupa maggiormente gli svizzeri: come sarà la loro pensione? Per rassicurare e progredire, Alain Berset aveva legato il destino del primo e del secondo pilastro nel pacchetto 2020. Questo piccolo capolavoro di trattative parlamentari non ha convinto i  cittadini. Quindi ricominciamo solo dall’Avs, ipotizzando che l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne da 64 e 65 anni sia inevitabile.
Il capo del dipartimento degli Interni è anche responsabile di un altro "dossier-enigma", la LaMal. Con un premio malattia medio di 460 franchi al mese, il sistema raggiunge di fatto il limite di sopportabilità. Più di un assicurato su quattro dichiara infatti di avere difficoltà a pagare le fatture.
L’invecchiamento della popolazione e la crescente sofisticazione della medicina non risolveranno il problema. I due dossier sono più correlati di quanto pensiamo: quali importi di pensionamento dignitoso consentiranno in futuro di pagare per l’assistenza sanitaria? La mancanza di un terreno comune su questi punti cruciali tra i principali partiti di governo è un grave handicap per Berset: l’alleanza Ps-Ppd non ha più abbastanza peso. È necessario che il Plr svolga un ruolo più importante, costruttivo. Una sorta di "Santa alleanza" per assicurare un futuro a lungo termine dell’istituzione sociale più popolare per gli svizzeri, che celebra quest’anno i 70 anni di esistenza.


Il diritto internazionale
Quei "giudici stranieri" nel marketing politico
Cosa fare con testi di iniziative che contraddicono gli impegni presi nei trattati internazionali? Per un buon quarto di secolo gli svizzeri si sono arrovellati con questa domanda. Sono stati discussi inutilmente tutti i tipi di revisione dei diritti popolari. In caso di dubbio, spetta ai cittadini decidere. Nel 2018, le due Camere esamineranno l’iniziativa "Legge svizzera anziché giudici stranieri", ovvero l’iniziativa per l’autodeterminazione, lanciata dall’Udc. Si noti il "marketing politico", evoca uno degli elementi più importanti della mitologia nazionale: "i giudici stranieri".
Non ci sono dubbi sull’esito del dibattito: gli Stati e il Nazionale raccomandano di respingere un testo che metterebbe la Svizzera "in panchina" tra le nazioni civili. Le loro discussioni perfezioneranno gli argomenti per il voto popolare (nel 2019). I cosiddetti "giudici stranieri" non sono menzionati da nessuna parte nella Costituzione del 1848, né nella sua ultima revisione totale del 1999, né nel testo dell’iniziativa.
Nel concerto delle nazioni, un Paese piccolo come la Svizzera può solo invocare il diritto internazionale per difendere i suoi interessi: sarebbe quantomeno pericoloso farne astrazione. I giudici dettano il diritto. Oltre la loro nazionalità. Quel che conta è la loro integrità e abilità. A proposito: quanti sono i medici stranieri in Svizzera, ai quali affidiamo le nostre vite o quelle dei nostri parenti?
14.01.2018


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