Il sindaco di Bellinzona sul futuro delle Officine Ffs
"Occasione di sviluppo
per regione e valli"
MARIO BRANDA, SINDACO DI BELLINZONA


Bellinzona ed il Ticino dovettero lottare molto per ottenere nel 1884 che la società Gotthardbahn realizzasse il "Grande Atelier" - l’officina di riparazione di vagoni e locomotive - sul proprio suolo. La concorrenza dalla Svizzera interna fu forte e non vennero risparmiati colpi bassi. Plinio Grossi ci ricorda che ad Altdorf, che ambiva ospitare lo stabilimento, la Urner Zeitung scriveva che "Bellinzona non ha neppure buona acqua potabile" e che la zona scelta per l’Atelier "è soggetta a inondazioni". Riguardo Giubiasco, pure in gara, si insinuava che "frequenti erano i casi di tifo". Sebbene anche allora non furono pochi coloro i quali lamentarono l’esosità delle pretese formulate dalla Gotthardbahn per assicurare la realizzazione in Ticino dell’officina, Bellinzona alla fine la spuntò.
Grazie al nuovo stabilimento e in generale all’avvento della ferrovia nella regione si insediarono famiglie di operai, tecnici e commercianti che con il proprio operato contribuirono a plasmare la geografia e la storia del Comune. Le ferrovie e le sue officine furono, all’epoca, vettori di una nuova prospettiva di sviluppo per il Ticino e per il Bellinzonese. Quando nel 2008 si rischiò la chiusura dello storico stabilimento, la mobilitazione delle maestranze, che coagularono la solidarietà di tutto un cantone, fu decisiva. Altrettanto importante fu la loro capacità di tenere viva fino ad oggi l’attenzione sul tema. Tuttavia, quello che si chiedeva - e non arrivava - dalla "proprietà", era un progetto industriale di lungo termine. Un piano che consentisse di guardare al futuro - orizzonte 2050 - con la sicurezza del mantenimento nella regione di uno stabilimento importante, un’officina in grado di occuparsi della manutenzione di convogli di nuova generazione. Pareva, fino a non molto tempo fa, una via senza uscita.
All’inizio dello scorso anno, tuttavia, la svolta: per la prima volta le Ffs misero sul piatto la possibilità di realizzare su un nuovo terreno uno stabilimento nuovo di zecca con un investimento di circa 360 milioni di franchi. Per il Cantone e la Città poi, la possibilità di ritirare parte dell’area corrispondente all’attuale sede delle officine e di realizzarvi un polo tecnologico, idea mutuata da quanto indicato dall’iniziativa popolare del 2008 e ora all’esame del Gran consiglio. La concretizzazione del progetto di nuova officina - ma anche di polo tecnologico - richiederà molte energie. Le Ffs dovranno dimostrare di essere sincere e determinate a rispettare gli accordi sottoscritti con Cantone e Città.
Ciò detto pare questa volta aprirsi per il Bellinzonese e le valli una prospettiva seria e di lungo termine, non più ostaggio dell’incerto sviluppo di taluni, specifici segmenti dell’attività ferroviaria (carri merci, locomotive di vecchia generazione), ma base concreta per un futuro occupazionale importante nel settore della mobilità ferroviaria. Un progetto che, confrontandosi con l’odierna evoluzione della tecnologia, ci pone allo stesso tempo, 134 anni dopo la "battaglia per il Grande Atelier", davanti ad una sfida per lo sviluppo della regione.
14.01.2018


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