1/ Come cambiano i partiti di fronte alle nuove sfide
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Un Plrt da sette anni
alla ricerca della rotta
LIBERO D'AGOSTINO


Con questa prima analisi sul Partito liberale radicale ticinese, il Caffè inizia un’inchiesta su come sono cambiati e stanno cambiando i partiti ticinesi. Sull’evoluzione dei loro profili politici e della strategia, ma anche sulla percezione che ha l’opinione pubblica di queste trasformazioni. Tra difficoltà vecchie e nuove, aspettative realistiche e obiettivi possibili, le novità non mancano (basti pensare alla Lega che sarà co-gestita dai suoi "colonnelli"). Perché sarà anche su questi cambiamenti, sulla capacità di fornire risposte ai bisogni mutati che si decideranno le prossime elezioni cantonali dell’aprile 2019. In questa prima fotografia dedicata al Plrt si fa, tra l’altro, il punto sui rapporti dei liberali-radicali con il mondo economico. Una freddezza che sembra in parte essere stata superata. Mentre il progetto di grande centro, complici anche le difficoltà del Ppd, appare congelato sine die.

Un vascello ormai prossimo agli scogli". Così, nell’estate del 2011, lo speciale gruppo di lavoro per il rilancio del Plrt definiva il partito che alle elezioni cantonali di aprile aveva perso un ministro e quattro granconsiglieri. Un tracollo clamoroso e il timore di un declino definitivo per i liberali radicali che dal 2003 avevano visto volatilizzarsi il 21% dei loro elettori e i deputati ridursi da 30 a 23. Da allora, il Plrt ha evitato sì il naufragio, ma non è riuscito a riguadagnare il mare aperto. Sette anni e tre presidenti, cercando la rotta giusta per ridare un’immagine forte al partito. Rilanciandone l’identità e la vocazione interclassista, recuperare i voti di quel ceto medio, che impaurito dalla crisi si era accucciato sotto le ali della Lega, e quelli dei giovani per svecchiare un partito che, tutt’oggi, ha un buon 65 per cento di elettori con più di 50 anni di età.
Una lunga navigazione a vista tra le insidie di una crescente disaffezione per la politica che ad ogni elezione trasmuta in voto di protesta. Senza evitare, però, pericolose strambate verso quel "primanostrismo" che da anni in Ticino detta l’agenda politica e di cui si avvertono chiare assonanze anche nel programma del partito per la legislatura 2015-2019. Bixio Caprara, attuale presidente, si definisce "un idealista pragmatico" e in sintonia con questo pragmatismo il Plrt oggi punta ad alleanze a "geometria variabile" con gli altri partiti su temi specifici, per restare così al centro della scena politica. Sfruttando abilmente le difficoltà altrui e non risparmiando colpi alla Lega. L’avversario principale che ha succhiato sin troppi voti ai liberali radicali, ma che è stato a lungo sottovalutato, non riuscendo neanche a contrapporgli una rappresentazione della realtà diversa da quella propalata da via Monte Boglia che ha alimentato i risentimenti e le paure dei cittadini.
Almeno per ora sembra accantonato il disegno strategico del grande centro, assieme al Ppd, ipotizzato da Rocco Cattaneo, il presidente che ha fatto ritrovare al Plrt uno slancio propositivo e un profilo più marcato, che ha dato più spazio ai giovani e risanato o, per meglio dire, "silenziato", la lacerazione tra radicali e liberali, la cui chiassosa contrapposizione era stata additata tra le cause della batosta nel 2011.
Cos’è oggi il Plrt? L’immagine odierna l’ha messa a fuoco il consigliere federale Ignazio Cassis in una recente intervista ad Avenir Suisse, il think tank d’ispirazione liberale che ha dedicato un dossier speciale al cantone: "Nel complesso il Plr ticinese si colloca più a sinistra rispetto al partito nazionale". Un’analisi che misura quella distanza rimproverata spesso negli ultimi anni dal mondo economico al Plrt, ma che già con la presidenza Cattaneo il partito stava cercando di recuperare.
La perdita di voti, di un ministro e di parecchi seggi in parlamento, significa anche perdere parte di quel potere che funziona da macchina del consenso elettorale, attraverso la distribuzione di posti, incarichi e la tutela di interessi particolari. Ma adesso per il Plrt tira un buon vento. Può contare, infatti, sull’effetto Cassis che è riuscito a riportare il Ticino nel Consiglio federale e sull’effetto  Vitta, il ministro delle Finanze che, dopo un trentennio di deficit, ha invece riportato i bilanci del Cantone nelle cifre nere. E può anche contare sulle difficolta che attanagliano il Ppd che annaspa nei penosi risvolti dello scandalo Argo1.

ldagostino@caffe.ch
(1 - continua)
28.01.2018


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