Viaggio del Caffè tra la nuova metamorfosi dei partiti
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La destra sovranista
si sta ricompattando
LIBERO D'AGOSTINO


Lega, Udc e Al. Eccola la nuova destra sovranista alla ticinese. Il sovranismo come continuazione del populismo con altri mezzi. Intellettualmente meno rozzi nel ribadire il primato della sovranità, del popolo e dello Stato, sugli accordi e le leggi internazionali. È il collante ideologico che tiene assieme il leghismo che tuona contro la  Berna asservita a Bruxelles, il democentrismo che vuole scardinare gli accordi bilaterali con l’Ue, e l’Area liberale di Sergio Morisoli, che rilancia i valori del liberal conservatorismo cattolico: patria - identità - indipendenza; società civile - sussidarietà - Stato; Chiesa -cristianesimo - Dio. Una coalizione che ha anche un nemico comune: lo statalismo, ossia quel "socialismo geneticamente modificato", come lo definisce Morisoli, che si sarebbe ormai radicato nel Plrt e nel Ppd.
Un fronte sovranista con un accresciuto potere di attrazione per il popolo del "primanostrismo" e con una forte fascinazione su quelle destre silenziose che vivacchiano, insoddisfatte, negli altri partiti.  C’è una perfetta assonanza politica tra la visione del presidente udc Piero Marchesi e quella di Morisoli, presidente di Al. Il primo si batte "per la promozione e la tutela delle tradizioni e dei valori svizzeri, per una politica liberale in economia e conservatrice nei valori svizzeri e ticinesi", il  secondo invoca "una politica liberale in economia e conservatrice nelle tradizioni e nei valori svizzeri. Libertà di commercio e industria abbinata alla difesa della sovranità nazionale e del modello federalista svizzero". Una linea politica che ha la sua cassa di risonanza nell’insistente retorica leghista contro "gli spalancatori di frontiere" e  "i balivi bernesi" che vogliono governare la Confederazione per nome e per conto dell’Ue.
Come far quadrare il neonazionalismo identitario e protezionista della destra sovranista con la libertà d’industria e di commercio è tutto da vedere. Ma non importa. Quindici anni di martellanti campagne sull’allarme disoccupazione, sui bilaterali che avrebbero devastato il mercato del lavoro aprendo le porte ai frontalieri, hanno ormai creato nel Paese un’infrastruttura emotiva per cui un certo racconto della realtà fa più presa sulla pubblica opinione della verità dei fatti stessi. Fatti che smentiscono questa rappresentazione distorta della realtà, alla quale, però, si sono adeguati anche gli altri partiti, rincorrendo la Lega sul terreno di una presunta emergenza lavoro. E questo ha fatto la fortuna elettorale del leghismo.
"La Svizzera first" e la "Swissexit" dai bilaterali, non sono altro che il sovranismo, come nuovo motore della mobilitazione populista che si è già messo in moto con l’iniziativa sull’"immigrazione moderata", per affossare la libera circolazione delle persone.
Se il peso elettorale dell’Udc e di Al è modesto, quello della Lega è sempre tendenzialmente in crescita con la forza di un movimento interclassista. Che fa man bassa tra gli elettori che hanno una scarsa fiducia nei partiti (raddoppiati tra il 2011 e il 2105, passando dal 7,4% al 15,4%). Che ha conquistato il voto dei giovani, dei ceti popolari che in passato votavano a sinistra e persino quello di molti quadri dirigenti che prima erano orientati sul Plrt o sul Ppd.
I sovranisti hanno già i loro leader. Norman Gobbi, il ministro delle istituzioni a mezzadria tra Lega e Udc; il consigliere nazionale democentrista Marco Chiesa, il padre del "primanostrimo" classificato tra i parlamentari più a destra a Berna, e lo stesso Morisoli che nel suo pedigree di liberale ribelle può vantare una candidatura al senato, nel 2011, sotto le bandiere della Lega e dell’Udc.

dagostino@caffe.ch
(2. continua)
04.02.2018