L'ignoranza istituzionale della popolazione svizzera
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Chi è il presidente?
Lo sanno in pochi
FRANCO ZANTONELLI


Perché non sappiamo chi è il presidente della Svizzera?", si chiedeva Le Monde nel 2015. François Hollande doveva incontrare Simonetta Sommaruga e il quotidiano francese sottolineava come l’opinione pubblica europea non avesse alcuna idea di chi fosse. "In Francia - scriveva Le Monde - molti conoscono Merkel, Rajoy e Renzi, mentre i dirigenti politici elvetici sono ignoti ai più". Non a caso, in occasione della famosa spesa di Doris Leuthard in un supermercato di Maccagno, il titolare ha ammesso di non averla riconosciuta.
"All’inizio di ogni corso - dice al Caffè il politologo Nenad Stojanovic - pongo le stesse domande agli studenti di scienze politiche di diverse università. Ebbene: il 40% è in grado di indicare, correttamente, il nome dell’attuale presidente della Confederazione. Ma solo il 26% sa i nomi dei sette consiglieri federali". In effetti, grazie a un sondaggio di Le Matin scopriamo che, anche da noi, non è che il presidente della Confederazione goda di chissà quale notorietà. Quasi la metà degli interpellati dal quotidiano romando non sa chi sia. A questo punto c’è da chiedersi se dipenda più dal tipo di carica che è a rotazione, oppure dalla personalità schiva di molti nostri governanti? "È dovuto soprattutto al tipo di carica e non solo perché è a rotazione - spiega un altro politologo, Oscar Mazzoleni dell’università di Losanna -. In Svizzera non c’è un primo ministro o un presidente della repubblica, come in tutte le altre democrazie del mondo, ovvero personalità che godono abitualmente di forte visibilità. In Svizzera, conta soprattutto il governo come organo collegiale".
Ma è indispensabile sapere chi ci governa o l’importante rimane il risultato del suo lavoro? Per Oscar Mazzoleni "dal punto di vista strettamente istituzionale, non è necessario sapere chi siede nella stanza dei bottoni. Tuttavia, la mediatizzazione e la personalizzazione della politica hanno modificato le aspettative dei cittadini, oggi si aspettano maggiore trasparenza e responsabilizzazione individuale da parte di chi governa".
Ma Stojanovic avverte: "Non conoscere i nomi dei politici più importanti del Paese è soltanto il sintomo del generale disinteresse per la politica e, quindi, per la cosa pubblica. Questo è grave. Perché nella politica vengono prese decisioni che toccano tutti noi e il nostro bene comune". E per il politologo un altro elemento grave riguarda la scarsissima conoscenza, da parte dei suoi studenti, dei membri del Parlamento. "Soltanto il 34%, quindi uno su tre, è in grado di indicare i nomi di due deputati qualsiasi". E stiamo parlando, è bene ricordarlo, di studenti di scienze politiche. "In altre parole - afferma preoccupato Stojanovic - temo che fra i ragazzi, così come nella popolazione in generale, la situazione sia ancora più desolante".
Di recente in Ticino i cittadini hanno votato a favore di corsi di educazione civica nelle scuole medie. Magari potrebbero servire a dare più visibilità ai nostri politici. "Un modo per acquisire una conoscenza viva dei singoli nomi potrebbe essere quello di osservare i singoli consiglieri federali quando s’impegnano pubblicamente in occasione di importanti leggi o appuntamenti referendari", osserva Mazzoleni. Su questo aspetto è d’accordo anche Stojanovic secondo cui "i corsi di civica, se fatti bene, possono senz’altro aiutare ad accrescere le conoscenze di base e, magari, anche l’interesse per la cosa pubblica. Se i cittadini non si interessano alla politica democratica, aumenta il rischio che prima o poi cedano al fascino dei politici populisti".
04.02.2018


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