Le direttive di Berna ma in Ticino c'è chi ha un tariffario
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"Basta soldi dai giudici
per sostenere i partiti"
CLEMENTE MAZZETTA; MAURO SPIGNESI


Dopo la loro elezione è importante che i giudici interrompano i legami con le forze politiche, astenendosi dalla pratica di versare una parte della loro retribuzione al partito". Questo sta scritto nelle raccomandazioni pubblicate da Berna aderendo al "Groupe d’états contre la corruption" (Greco), organo istituito dal Consiglio d’Europa, ma internazionale, e di  cui la Svizzera fa parte. Nonostante ciò questa "prassi" continua. Anzi c’è chi, come il Partito liberale radicale dispone di un vero e proprio tariffario che invia agli aderenti. Politici o magistrati che siano.
Un tariffario. Che il presidente del Plrt giustifica così: "Non abbiamo una tassa di adesione ma a dipendenza della funzione e del ruolo si versa una quota che ha carattere indicativo. Così come i parlamentari si autotassano, lo stesso fanno i magistrati che sono assolutamente liberi di versare il contributo al partito. Partito che li ha messi in condizione di essere in quelle cariche".
Ma in tempi di discussioni e polemiche sull’indipendenza della magistratura rispetto alla politica, questa vecchia prassi dovrebbe essere superata. Sono degli scorsi giorni le polemiche, sfociate con una lettera del governo al presidente del Tribunale d’appello, per alcune frasi dette da quest’ultimo in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Mauro Mini aveva criticato sia la magistratura sia il parlamento in relazione all’inchiesta sui rimborsi dei consiglieri di Stato.
Il tema dei contributi dei magistrati è stato rilanciato nei giorni scorsi da un servizio di Falò e dal quotidiano 20minuti. Un paio di maniche i bollettini di versamento libero che i partiti inviano annualmente anche ai magistrati della loro aerea, un altro conto è un vero e proprio tariffario. Quello dei liberali indica quanto per ogni singola carica (a partire dai consiglieri di Stato per arrivare ai consiglieri nazionali) i magistrati dovrebbero versare. Come detto al Caffè dal presidente Caprara, non c’è alcun obbligo. Fatto è però che il legame, con la richiesta annuale e personalizzata, diventa sempre più stretto, imbarazzante. Certamente inopportuno stando a quanto Berna con il gruppo Greco raccomanda: "Astenersi dalla pratica di versare una parte delle loro retribuzioni al partito". E ciò, spiega Berna, è "necessario per accrescere la qualità e l’obiettività nella selezione" dei magistrati.
La prassi è in vigore anche nel Ps. "Ho versato volontariamente il mio contributo di militante al partito - dice Mario Branda, ex procuratore pubblico - prima di essere magistrato, durante e dopo. Se i magistrati fossero obbligati a pagare una quota fissa, sarebbe sbagliato. Da procuratore, però, non ho mai ricevuto una telefonata dal partito". Anche Marco Bertoli, ex procuratore pubblico, ricorda d’aver pagato. "Circa 200 franchi - dice - ma era un contributo al partito, il Plrt, non era legato alla carica che ricoprivo. Oggi lo stesso contributo lo verso come sindaco di Cadenazzo. Ma personalmente non ho mai avuto ingerenze di politici nel mio lavoro al ministero pubblico".
Secondo il procuratore Andrea Pagani, che dal primo luglio sarà a capo del Ministero pubblico, "i partiti sono riconosciuti dalla Costituzione. E dunque la loro richiesta è legittima. Non dico che sia giusta o meno. Dico che invece non si discute l’indipendenza del magistrato che è sì un cittadino, e come tale ha le sue idee, ma è chiamato ad applicare le leggi alle quali dichiara fedeltà. E questo è un valore irrinunciabile". L’avvocato Luca Maghetti, procuratore pubblico dal 2003 al 2008, ricorda che "i contributi esistono, nel Plrt, come negli altri partiti, e anche io per un periodo ho pagato la quota. Ma l’indipendenza del magistrato ha mille sfaccettature. Riguarda le sue conoscenze, i vincoli d’amicizia, l’appartenenza ad associazioni. L’indipendenza, e su questo ho sempre basato il mio lavoro, è un fatto di coscienza e di etica".

c.m./m.sp.
17.06.2018


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