Il presidente ppd sulla futura legge chiesta da Gobbi
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"Troppi poliziotti,
cittadini meno liberi"
MAURO SPIGNESI


L’ho detto in tempi non sospetti e lo ribadisco oggi: non mi piace questa svolta securitaria, questi continui controlli, questa sorveglianza che mi pare eccessiva. Come se il Ticino fosse un Bronx invece che un cantone tutto sommato tranquillo", dice il presidente del Ppd Fiorenzo Dadò. Il Ppd sta ancora assorbendo la sconfitta di Marco Romano a Mendrisio, e si è già messo in moto per le elezioni cantonali dando il coordinamento della "commissione cerca" al vicepresidente Marco Passalia.
Sul tavolo della commissione della Legislazione c’è la modifica della legge che attribuisce alla polizia nuovi poteri senza il controllo della magistratura. La nuova normativa ha sollevato le dure critiche dell’Ordine degli avvocati. Che ne dice?
"Premetto: come partito non abbiamo alcun pregiudizio. Siamo pronti a discutere. Però capisco i timori degli avvocati e anche quelli della magistratura. Dico tuttavia che per alcuni reati specifici, come quelli finanziari o il traffico di droga, per fare solo due esempi, bisogna dare alla polizia capacità di azione e la possibilità di intervenire rapidamente. Detto questo bisogna fare molta attenzione, perché qui c’è in ballo la sacrosanta libertà e la privacy del cittadino".
Negli ultimi anni sono diminuiti del 17% i reati sanzionati dal codice penale, sono aumentati gli agenti di polizia e, secondo il comandante della Cantonale Matteo Cocchi, oggi il Ticino è una "regione sicura". Alla luce di tutto ciò si giustifica la nuova legge?
"Ripeto, prima di valutare la proposta attualmente in consultazione voglio capire bene i termini. Termini che vanno analizzati con lo spirito giusto, con equilibrio. Però noto un aumento degli agenti mentre gli effettivi della magistratura non crescono. Se non si riequilibra questa situazione si rischia un ‘effetto imbuto’, un rallentamento della giustizia. Oggi semmai più che mandare altri agenti sulle strade bisognerebbe puntare a formare, alle specializzazioni contro i reati economici e quelli sull’integrità sessuale".
Pensa ci possa essere il rischio che i diritti delle persone siano subordinati a presunte ragioni di sicurezza?
"Giusto garantire la sicurezza. Ma se si vuole entrare nella privacy dei cittadini bisogna usare molta cautela. Viviamo in uno Stato molto controllato, la nostra libertà si è ‘ristretta’ rispetto a 20 anni fa, non solo per i maggiori controlli di polizia ma anche per il moltiplicarsi di telecamere".
Negli ultimi anni le cronache hanno registrato diversi casi di abusi della polizia; questa nuova legge potrebbe incoraggiare comportamenti arbitrari e possibili soprusi?
"Il discorso deve essere chiaro: se lo Stato interviene, se intacca la libertà del cittadino e se poi sbaglia deve prendersi le sue responsabilità. Se si commette un errore bisogna avere il coraggio di ammetterlo e apportare i correttivi. Dobbiamo poi evitare che questa legge si presti agli abusi, se pensiamo ci siano dei difetti tiriamoli fuori. E discutiamo, ripeto, senza pregiudizi. Il compito della polizia è anche quello di tutelare le persone oneste. Ma anche la privacy, serve buon senso".
24.06.2018


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