Polemiche per le dichiarazioni del ministro Ignazio Cassis
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Un consigliere federale  
tra gaffe e scivoloni
CLEMENTE MAZZETTA E ANDREA STERN


Ignazio Cassis troppo esuberante, rischia di diventare, come dicono a Roma, il Trump "de noantri". Imprevedibile. A sei mesi dall’elezione, il nuovo consigliere federale ticinese si esprime a ruota libera, senza inibizioni, come se pensasse ad alta voce. "Un po’ da apprendista stregone - commenta il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri -, come se non avesse ancora fatto il salto mentale da consigliere nazionale a ministro che deve misurare e prevedere le conseguenze delle sue parole. Mi paiono solo boutade per vedere l’effetto che fa, ma a lungo andare si perde credibilità".
Le sue dichiarazioni critiche sugli aiuti dell’Onu alla Palestina "perché alimentano le speranze di un irrealistico ritorno per tutti i 5 milioni si palestinesi", come  le più recenti sull’apertura all’Unione Europea, hanno sollevato un vespaio. "Solo una inevitabile mancanza d’esperienza - osserva magnanimo Filippo Lombardi, ppd, consigliere agli Stati -. Ci vuole un po’ più di prudenza, per non finire preda dei media, che non perdonano niente". Sdrammatizza pure Fabio Regazzi, consigliere nazionale ppd: "Solo uscite estemporanee, senza secondi fini. Chi lo conosce sa che Cassis è così: genuino, estroverso. Forse l’atteggiamento non è conforme agli standard del Consiglio federale, su certi temi sensibili bisogna essere più prudenti, ma lui è così, autentico".
Fatto sta che le sue uscite hanno disorientato Berna. Anche perché Cassis ha ribattuto: "Non ci sono tabù. Solo domande scomode che permettono di fare passi avanti". Che dire? "Che ha dimostrato coraggio - risponde  la zurighese Doris Fiala, presidente delle donne del Plr -. Cassis ha ricevuto tante reazioni negative, perché ha colpito nel segno. Sono convinta che non si possa mantenere in eterno i palestinesi nella condizione di rifugiati. Sull’Europa invece ha dato fastidio alla sinistra e soprattutto ai sindacati".
Anche per Rocco Cattaneo, che gli è subentrato al Nazionale, "Ignazio è un uomo coraggioso, sta solo prendendo il toro per le corna. Lasciamolo lavorare". Coraggioso, ma contestato dalle maggiori organizzazioni sindacali svizzere. E dalla sinistra."È inaccettabile che si vogliano rimettere in discussione le misure di accompagnamento, che hanno lo scopo di tutelare i lavoratori dal dumping e dagli abusi - sostiene Marina Carobbio, vicepresidente del Pss -. Quelle di Cassis sono dichiarazioni provocatorie. Conoscendo la situazione del Ticino, non capisco perché si vogliano sacrificare le già minime misure di difesa dei salari".
Ma cosa aveva detto il consigliere federale ticinese? Che la protezione del mercato del lavoro svizzero può essere raggiunta anche con altri metodi "creativi, se entrambe le parti si danno la pena di cercarli". Subito è arrivato lo stop del capo della Direzione degli affari europei, Roberto Balzaretti: "Con l’Ue non ci sono concessioni possibili aldilà del mandato negoziale, che Cassis da solo non può modificare". Un richiamo alla collegialità che "l’esuberante" apprendista  avrebbe infranto. "Ma è capitato un po’ a tutti di infrangerla almeno una volta - ricorda Daniel Brélaz, consigliere nazionale per i Verdi -. Forse Cassis sta iniziando a farlo troppo spesso". Maldestro? "Non so se sia maldestro o se invece abbia delle intenzioni nascoste. Forse vuole solo cercare di ringraziare l’Udc, che l’ha eletto in Consiglio federale", conclude Brélaz.
Ingenuo? "Non penso sia una gaffe - insiste Carobbio -, piuttosto una strategia per dare slancio alla discussione con l’Ue, che non condivido e che non condivide nemmeno il governo federale". Di sicuro le parole di Cassis  hanno suscitato stupore, anche a destra: "Non sono un fan delle misure di accompagnamento, ma il Consiglio federale ha più volte ripetuto che sono una linea rossa che non può essere superata - rileva Thomas Minder, consigliere agli Stati, indipendente nell’Udc -. Eppure ora Cassis vuole superare questa linea. Sono più che sorpreso. Non so cosa pensare". A favore, invece, il friborghese Jean-François Rime, deputato Udc: "Didier Burkhalter non è mai stato accusato di aver fatto delle gaffe, semplicemente perché non ha mai detto niente in otto anni. Ben venga un consigliere federale che osa smuovere le acque. Ho fiducia in Cassis. Parliamoci chiaro, a reagire negativamente è sempre solo la sinistra". Per Rosmarie Quadranti, deputata pbd, sta al Consiglio federale decidere: "Ritengo la collegialità importante - commenta la zurighese -. Ma è il governo che deve chiedersi se è più forte con una voce sola, o se è preferibile che ogni membro possa esprimere liberamente le proprie idee". Si trincera dietro la prudenza istituzionale Dominque de Buman, ppd, presidente del Consiglio nazionale: "Prima di sparare sentenze, è necessario capire cosa veramente intendeva dire quando ha messo in discussione le misure di accompagnamento - dice -. Cassis è libero di gestire la sua comunicazione come crede. Io, visto  il mio ruolo istituzionale, preferisco essere prudente". Pronto per fare il ministro degli esteri.

c.m./a.s.
24.06.2018


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