La ricetta di Sergio Morisoli, capogruppo Udc-Destra
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"Stato spendaccione,
tagliamo così le uscite"
CLEMENTE MAZZETTA


Le spese dello Stato sono ancora troppo alte. Bisogna intervenire agendo su più fattori, con politiche coordinate". Sergio Morisoli, capogruppo Udc-Destra è incontentabile. A lui e alla Destra non vanno bene neanche i conti in attivo. Hanno detto di no anche al consuntivo del 2017 che per la prima volta ha chiuso in attivo ( 44 milioni).
"Noi non abbiamo mai votato sì in funzione del risultato, ma in funzione dell’azione sulle spese, che era inesistente anche nel preventivo a cui abbiamo votato contro - spiega Morisoli -. Questo  consuntivo è solo figlio di un paio di colpi di fortuna. Nell’insieme ha evidenziato che non si sono toccate minimamente le uscite. Nemmeno sulle spese per il personale che dovevano scendere sotto il miliardo. Soprattutto non si può pretendere dal solo ministro delle finanze il risanamento. Dev’essere figlio di una politica coordinata. Che continua a mancare".
Agire sulle uscite, dunque. Fermare la spesa è il ritornello della Destra,  gruppo formato da Area liberale e Udc, che da quest’anno si riconosce compatto nell’Udc. Ma dove si può tagliare, in quali settori della spesa pubblica si può risparmiare? "Nei costi per il personale", risponde Morisoli, che elenca una serie di misure concrete: "Si può bloccare ogni nuova assunzione, non sostituire per due anni nessun partente (dimissionario o pensionato). Si può congelare per un quadriennio ogni scatto automatico di stipendio".
Oggi la quasi totalità delle imposte versate dalle persone fisiche (1.134 milioni) se ne va per coprire i costi salariali dei funzionari pubblici (1.005 milioni). Se non fosse per le imposte alla fonte (trattenute ai frontalieri per 131 milioni) il disavanzo sarebbe netto. "Ma oltre alla spesa per il personale occorre prendere di mira anche quella per i sussidi. Bisogna cambiare i criteri di assegnazione - aggiunge Morisoli -. Ad esempio, dove per legge sono previste soglie minime e massime bisognerebbe riportare tutto al minimo".
Il terzo settore su cui intervenire - che nel 2017 rispetto al preventivo è aumentato del 10% -, sono i beni e i servizi. Qui la ricetta di Morisoli è draconiana: "Si può bloccare la spesa a 250 milioni l’anno. Che deve essere il massimo insuperabile". Come? "Zero mandati esterni per studi, per perizie, per ricerche. E poi basta ricambio dei mobili, dei pc, delle apparecchiature d’ufficio". Farlo nel corso dell’ultimo anno di legislatura, significa rischiare di perdere consensi elettorali.
Ma il taglio delle uscite è la condizione indispensabile per un’ambiziosa operazione di tagli sulle entrate. L’Udc ha infatti messo sul tavolo della politica, oltre al referendum sulle spese, una serie di sgravi fiscali. Ben 11 iniziative elaborate, operative in tempi brevi, per un risparmio di imposte di 125 milioni scaglionati su 8 anni. Un’incidenza che potrebbe ripercuotersi sui servizi e sull’efficienza della macchina amministrativa. Ma che Morisoli ritiene sostenibile: "Con questa operazione noi lasciamo più soldi nelle tasche dei cittadini. E non è detto che entrino meno soldi nelle casse pubbliche. Ma se noi ci prendiamo la colpa di far mancare 100 milioni di entrate nell’arco di otto anni, nessuno dice che con l’attuale gestione le uscite aumentano a colpi di 100 milioni l’anno".  
L’obiettivo degli sgravi fiscali dell’Udc è tutelare soprattutto il ceto medio. Proposte che difficilmente passeranno in votazione entro l’anno: "Vedo difficile - conclude - che ci concedano questo vantaggio competitivo a ridosso delle elezioni".
08.07.2018


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