Il paradosso di un cantone che legifera troppo
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"Ora tagliamo le leggi
che creano solo costi"
CLEMENTE MAZZETTA


Una Costituzione, 198 leggi, 42 decreti legislativi, 263 regolamenti, 66 decreti attuativi e poi direttive, concordati, accordi, statuti, codici professionali. Totale: più di seicento atti normativi. Per la precisione 654 al primo gennaio del 2018. Quanto a leggi, è caso di dirlo, il Cantone non dorme mai.
Non c’è deputato che non si lamenti per l’aumento di burocrazia, per la complessità delle norme, che non abbia però inoltrato una sua proposta. Chi vuole una legge per contrastare il dumping, chi sull’assistenza al suicidio, chi la preferenza indigena e così via. Negli ultimi due anni sono state presentate 40 iniziative parlamentari elaborate e 51 generiche. Il risultato è l’attuale mole di atti, leggi, norme, regolamenti. Quanto a produttività normativa il Ticino è fra i primi dieci cantoni. Complessivamente il doppio di Argovia. Ben 200 in più  dei Grigioni. Settanta in più di Lucerna. Più di cinquanta rispetto a Soletta e San Gallo.
Le leggi in Ticino forse non saranno troppe, ma bastano per complicare la vita ai cittadini, generare burocrazia e costi per lo Stato, s’è detto il deputato del Plrt Franco Celio che sostiene la necessità di una sostanziale sforbiciata. "L’esigenza di sfoltire il corpus legislativo nasce dal fatto che ogni impiego pubblico, ogni procedura amministrativa è basata su una legge. Se vogliamo ridurre questi costi, questi burocrazia occorre procedere ad una verifica dell’attualità di ogni singola norma, se ha ancora un senso, se si può abrogare", spiega Celio. E ricorda che una decina d’anni fa si era già proceduto ad un’operazione analoga. Si erano tagliate numerose leggi, soprattutto dell’800, senza poi proseguire con la stessa determinazione negli anni successivi. "Ci saranno leggi necessarie, ma ce ne sono altre decisamente superate e ripetitive", aggiunge Celio, che ha presentato una mozione in tal senso. Di tagli e sfoltimento aveva parlato tempo fa anche l’ex presidente del Plrt, Rocco Cattaneo, ora consigliere nazionale, nella sua veste anche di imprenditore.
"È una sfida, è una delle grandi imprese che vanno portate a termine, prima o poi -spiega l’avvocato Matteo Quadranti, deputato Plrt -. Serve però la volontà politica per prendere l’intero apparato legislativo e passarlo al setaccio, eliminando tutto ciò che oggi è inutile, tenendo conto dell’evoluzione della società. Ho il sospetto, poi, che bisognerebbe anche alleggerire certe norme, tagliando articoli che non servono più. Ma per fare questo probabilmente è necessario costituire una commissione speciale, perché si tratta praticamente di una riforma".
Carlo Lepori, socialista, componente della Commissione legislazione, è invece scettico sull’operazione: "Porterebbe a tempi lunghi e nuove spese. Perché se si dovesse scegliere una commissione bisognerebbe chiamare a farne parte anche giuristi. E poi se sono state approvate le norme in qualche modo servono. Quelle vecchie, peraltro, vengono abolite quasi sempre o adattate alle nuove esigenze sociali. Semmai sarebbe importante trovare una linea comune nella scrittura delle leggi, che devono contenere indicazioni chiare, sintetiche, semplici".
In effetti, dalle due leggi del 1803 -, quella sui colori della bandiera del Ticino, del 25 maggio, a quella sui comuni, circoli e circoscrizioni, del 25 giugno - , si è legiferato su tutto. Dapprima lentamente: solo 335 atti normativi nei primi 30 anni della Repubblica (1803-1830). Poi sempre più forte: 1330 atti fra il 1970 e il 2001. Non si è arrivati al livello dell’ordinanza 1677 del 1988 della Commissione europea, che stabilisce i limiti per la curvatura massima dei cetrioli commerciabili in Europa, ma si è legiferato, ad esempio, sul divieto del burqa, che riguarda un numero limitatissimo di casi. O sull’Albo degli artigiani, legge introdotta nel 2015, risultata in contrasto con il diritto superiore, di cui lo stesso ministro Claudio Zali ha chiesto l’abrogazione.
"Evidentemente nell’Ottocento il mondo era più semplice, legato alla realtà contadina, non c’era bisogno di legiferare su tutto - aggiunge Celio -, ma oggi dovremmo verificare se ci portiamo appresso norme di quella realtà che non sono più attuali". Attualizzare le leggi, dunque. Cum grano salis, però. Un’operazione analoga in Italia aveva portato all’istituzione di un ministero per la semplificazione, con il ministro Roberto Calderoli, Lega, che aveva soppresso in un sol colpo  ben 29mila "leggi inutili". Per farlo aveva emanato un decreto "taglia-leggi". Nella foga aveva soppresso anche la legge che aboliva la pena di morte. Si dovette emanare un successivo decreto "salva-leggi" per correre ai ripari.

c.m.
08.07.2018


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