Così la politica si sta preparando allo scontro elettorale
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Partiti alla ricerca
degli elettrori perduti
CLEMENTE MAZZETTA


Alla ricerca della base perduta. Di quella che non vota più il partito di famiglia. Che si sposta, mobilissima, dal centro a destra. Dal Ppd e dal Plrt alla Lega, il movimento che anche sull’onda di molti transfughi ha "divorato" i partiti del centro. Che assottiglia la sinistra. Quella base che sta a casa, che non vota o vota scheda senza intestazione. Per riprendersela il Ppd ha escogitato un sondaggio. Chiede alla propria base indicazioni sulle priorità d’azione, ma anche un giudizio di merito sui propri rappresentanti.
E mentre il Ps ha mobilitato tutte le sezioni nell’elaborazione di un corposo documento, una trentina di pagine, il Plrt ha puntato su incontri tematici coinvolgendo i propri aderenti, la Lega continua ad affidarsi al Mattino per la propaganda e alle feste popolari per ingraziarsi la base. Intanto si discute di alleanze. Con l’Udc pronta a parlare con la Lega sui temi e con i Verdi che "ballano da soli".


Partito socialista
"Ci aspettiamo proposte e suggerimenti da tutti"

La piattaforma elettorale, ovvero la bozza di programma del Ps per le prossime elezioni, è già stato inviato a tutti gli iscritti. "Ci aspettiamo  suggerimenti, proposte, modifiche, critiche costruttive da parte di tutti", afferma il presidente Igor Righini. Il documento sarà presentato al Comitato cantonale del 3 ottobre. Una trentina di pagine per una dozzina di temi - dalla questione del lavoro a quella dell’ambiente alla scuola e così via - che poi sarà ridotto all’essenziale da un gruppo di lavoro che passerà l’estate a indovinare lo slogan - si spera - vincente. "Abbiamo coinvolto tutte le nostre sezioni per la segnalazione di candidati per il Gran Consiglio, mentre la commissione cerca è al lavoro da tempo per individuare quelli per il Consiglio di Stato". Al momento un solo nome certo: Manuele Bertoli. Righini invece non sarà in lista né per il parlamento, né per il governo: "Un presidente che si mette in lista rischia di mettere in fibrillazione il proprio circondario", osserva Righini.
In lista non dovrebbero più esserci Pelin Kandemir, Gianrico Corti e  Milena Garobbio, giunti alla loro terza legislatura. "In questi ultimi mesi cercheremo di coinvolgere tutti. Da noi anche il presidente all’interno della direzione conta uno. Non caliamo mai decisioni dall’alto, ma le decidiamo assieme votando, a partire dalla base più ampia possibile". Ovvero quella del congresso che approverà le liste: già in calendario per il 18 di novembre.


Lega dei ticinesi
"Le sezioni fanno i nomi i ‘colonnelli’ decidono"

Quello della Lega è un movimento nello stesso tempo anarchico e autoritario. Dove le sezioni sono chiamate a segnalare i nominativi per le liste del Gran Consiglio, ma la stesura finale compete al "tavolo dei colonnelli", una decina di persone, fra consiglieri di Stato, capogruppo parlamentare, municipali di Lugano, responsabili di distretto. Non c’è alcun congresso, alcuna votazione, alcuno statuto che disciplini candidature e procedure interne. Non si fa nemmeno finta. La base si limita ad applaudire le scelte del vertice in due o tre feste popolari. Anche il numero dei partecipanti al tavolo dei colonelli sembra vivere d’improvvisazione "movimentistica".
Su tutto, dopo l’uscita di scena di Attilio Bignasca da coordinatore, domina il Mattino che dà voce e propaganda le direttive del Movimento. "Siamo un giornale leghista, portiamo avanti le battaglie della Lega - dice il direttore Lorenzo Quadri -, ma non ne siamo l’organo ufficiale, non siamo l’Opinione liberale della Lega". Di certo il Mattino è funzionale a veicolare il programma elettorale del movimento elaborato dai colonnelli e sintetizzato in pochi punti. Solitamente un decalogo. La lista sarà resa nota solo a gennaio del 2019. "Come ci ha insegnato Giuliano: programma e campagna corta - spiega Quadri -. Ma non improvvisiamo, piuttosto siamo flessibili. La Lega ha dei punti fissi, ma è pronta a cogliere il momento". Tipico di ogni "movimento".


Verdi ticinesi
"Siamo troppo piccoli per discutere di vertice"

La nostra ambizione è riconfermare il gruppo in parlamento". Il coordinatore dei Verdi, Nicola Schöneberger, uno dei cinque che ha preso in mano il partito dopo l’era Savoia, ha le idee chiare: "Siamo ben consapevoli di essere una piccola formazione. E come tale, se parliamo di partecipazione, di ascolto, da noi il vertice corrisponde alla base e, viceversa, la base corrisponde al vertice". Il superamento dell’idea "dell’uomo solo al comando", che aveva caratterizzato il precedente periodo, ha imposto alla nuova dirigenza "plurale" un grande lavoro di valorizzazione della base. "Le nostre sezioni sono aperte a tutti. Anche ai non iscritti. Ai simpatizzanti. Per le prossime liste intendiamo promuovere i nostri candidati, dando visibilità ai nomi del nostro movimento. Per l’avvenire non abbiamo più in vista una campagna d’acquisti".
Verdi doc, di origine controllata, dunque, non più candidati presi all’esterno, all’ultimo momento, come era stato il caso di Franco Denti. Il programma elettorale dei Verdi sarà presentato all’assemblea di novembre, ma la presentazione della lista slitterà a gennaio. "Quanto alle alleanze balleremo da soli", dice Schöneberger. Per consolidare la propria identità, i Verdi, hanno detto no al Ps per una lista comune per il Consiglio di Stato: "Non pensiamo che il Ps abbia bisogno di noi per mantenere un seggio in governo. Noi vogliamo proporci come forza coerente, originale per un’economia e per un ambiente sostenibile".


Plrt
"I sindaci e i municipali sono le nostre antenne"

La base? è da quando sono stato eletto presidente che incontro persone, sezioni, rappresentanti dei distretti…". Per Bixio Caprara non ci sarebbe bisogno di tanti sondaggi per capire quali sono le aspettative della sua gente del Ticino. "La nostra forza sono i comuni, i nostri municipali, i consiglieri comunali che ci sollecitano sui temi prioritari. Anche nel gruppo parlamentare abbiamo sindaci, rappresentanti di distretto, persone che ci presentano i temi veri del territorio e che vogliono risposte concrete".
La campagna per l’anno elettorale il Plrt l’ha già avviata il 25 gennaio al Monte Ceneri con un incontro di sezioni e distretti. "Li abbiamo sollecitati a proporre nomi per il Gran Consiglio. E abbiamo organizzato appuntamenti su temi specifici. Come quello sulla scuola, ad esempio, dove la nostra proposta sarà oggetto della sperimentazione (e su cui si voterà a settembre). Per la lista di governo contrariamente al passato non abbiamo costituito nessuna commissione specifica".
Sarà la direzione che valuterà nomi e tipo di lista, se di accompagnamento o di battaglia, tenendo presente anche le elezioni federali. Obiettivi? "Abbiamo l’umiltà e l’ambizione di servire bene il Paese", risponde Caprara, che non sarà in lista per il governo. Liste e programmi saranno ratificati nel congresso del 18 novembre a Locarno. Ma i nomi si sapranno già in autunno.


Ppd
"Con l’autoreferenzialità non andremo lontano"

Non è con una politica autoreferenziale che si va lontano. La forza di un partito non è solo il dato elettorale, non è solo una questione di liste, ma di proposte, di posizioni prese sui temi. Di comportamenti. Ora visto che aumenta l’assenteismo, crescono le schede senza intestazioni, si assottiglia l’elettorato tradizionale dei partiti, occorre coinvolgere veramente la base. Noi ci stiamo provando". E così Fiorenzo Dadò, presidente del Ppd, per riconquistare la propria base, ci prova con un sondaggio. Con più ottimismo di tre anni fa, quando il Ppd inviò 3.500 questionari ai propri aderenti. Ne uscì anche chi sollecitava un ritorno al vecchio nome di "partito conservatore". Ora ne ha spediti 4.500, ma con un sondaggio più incisivo, che mette in discussione i vertici. Sollecita proposte sui temi. Sui nomi. Propone perfino le primarie per il Consiglio di Stato. Un sondaggio sul proprio consigliere di Stato? "Abbiamo messo tutto il partito in discussione - osserva Dadò -. A tutti i livelli. Vogliamo sapere cosa pensa veramente la base su molti temi e sul nostro lavoro. Presenteremo una lista di battaglia, senza nessun posto garantito. Tutti si dovranno mettere in gioco". Entro agosto i risultati. Entro settembre le liste, per il solito tour: ufficio presidenziale, direttiva, comitato cantonale, congresso finale. L’obiettivo? "Vogliamo mantenere la forza del nostro partito, confermare il seggio in governo e i 17 in parlamento".


Udc
"La gente va coinvolta con tematiche concrete"

La "Destra" si presenterà alle prossime elezioni con il tradizionale nome dell’Udc. Il marchio vincente in Svizzera, un po’ meno in Ticino. "Abbiamo valutato inopportuno nascondere il nome e il logo di un partito vincente", sostiene Piero Marchesi presidente di un’Udc rinnovata nelle persone e nei metodi, che ha inglobato i due rappresentati di Area liberale. Per coinvolgere la propria base organizza dei work shop dove si discute di tutto, dal modo di presentarsi, ai temi, alle alleanze. "L’anno scorso abbiamo cambiato modalità di organizzazione puntando sui comuni, aprendo sezioni. Avendo uno o più rappresentanti comunali riusceremo ad essere più efficaci anche a livello elettorale", spiega Marchesi.
La questione fondamentale dell’Udc è recuperare il gap fra voto cantonale, circa 6mila schede, rispetto a quello nazionale di 12mila. "Abbiamo spazi di crescita consistente. Il nostro obiettivo non è quindi soltanto mantenere il gruppo (5 deputati)". Obiettivo che l’Udc perseguirà puntando su una destra anche sovranista. Portando avanti i temi propri, che pur avendo avuto successo in votazione - si pensi all’iniziativa Prima i nostri - faticano a trasformarsi in risultati elettorali. "Solo lavorando sui temi, sull’immigraziome, sul traffico, sulla mobilità privata, sulla scuola, dando risposte concrete coinvolgeremo le persone: le quali si aspettano che si risolvano i problemi. Il resto seguirà". Anche le alleanze.
15.07.2018


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