Sono a Sud delle Alpi gli esecutivi più numerosi
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Municipali da record,
il Ticino è in testa
ANDREA BERTAGNI


In confronto alle altre città svizzere, il Ticino non brilla solo per il sole, ma anche per l’alto numero di municipali. Per accorgersene basta osservare le cifre. Locarno ha 16mila abitanti e 7 municipali. Coira, ad esempio, che di abitanti ne ha 32mila, quindi quasi il doppio, è amministrata da 3 municipali. Lugano ha 7 dicasteri per 68mila abitanti mentre Berna, che deve reggere il peso di città-capitale, ha 130 mila residenti ma soltanto 5 dicasteri. Il discorso non cambia con le altre realtà comunali ticinesi, come Mendrisio, che di cittadini ne ha oltre 15mila e 7 capi dipartimento. Mentre Bellinzona - sempre con 7 municipali -  con la nuova aggregazione ha superato i 40mila abitanti. Tanti? Pochi? Sicuramente uguali ad agglomerati urbani molto più grandi, come Losanna, 134mila abitanti, e Basilea, 170mila. Insomma, confrontando il numero di poltrone delle città tra il Nord e il Sud delle Alpi, il Ticino appare molto più generoso. Il motivo? La risposta si nasconde dietro a un nome, anzi, a una scelta: professionalizzazione.
Data per acquisita una sempre più accresciuta complessità della gestione della "cosa pubblica", nel resto della Svizzera ci si è accorti che facendo del municipale un vero e proprio lavoro a tempo pieno il ritmo decisionale, può avere un’altra marcia. Nelle realtà locali del nord del Paese dove è stata fatta questa scelta ci si è resi conto che un Comune è simile sempre più a una grossa azienda e quindi non può fare a meno di un Ceo a tempo pieno. Anche a Zurigo il tema è d’attualità: il 23 settembre si voterà per ridurre i municipali da nove a sette.
E in Ticino? Cosa si pensa? "Alle condizioni attuali - spiega Alan Scherrer, sindaco di Locarno – sarebbe gravoso ridurre il numero di municipali e non è quindi pensabile". In futuro però, "quando ci sarà un Comune più allargato - continua Scherrer - sarà il momento buono per ridiscutere la professionalizzazione dei capi dicastero".
Sulla stessa lunghezza d’onda Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio. "Non affronteremo il tema della riduzione dei municipali in questa legislatura, anche perché nel Magnifico Borgo non se n’è mai discusso". È però vero, aggiunge Cavadini, "che quando si fa politica si dedica alla "cosa pubblica" moltissimo tempo e la percentuale di lavoro non è mai quantificata".
A sostenere a spada tratta la la scelta della professionalizzazione è Marco Borradori, sindaco di Lugano. "La mia idea non è però dominante in Municipio - osserva - anzi, credo proprio di essere in minoranza". Ciò nonostante, spiega Borradori, "trovo giusto andare verso un aumento del tempo di servizio da dedicare alla professione, riducendo il numero di municipali". Anche perché, io stesso, pur essendomi riconosciuto un’indennita al 60%, lavoro 50-60 ore la settimana". Lavorare al 100% per un Comune, aggiunge il sindaco di Lugano "darebbe inoltre alla carica più indipendenza. Oggi invece c’è secondo me una sottovalutazione della funzione".
Dello stesso avviso, il sindaco di Bellinzona, Mario Branda. "Quello della riduzione dei municipali e della professionalizzazione della carica è un tema attuale. La gestione dei centri urbani è diventata sempre più complessa e ci vogliono persone che abbiano competenze e tempo da dedicarle".  La responsabilità amministrativa di un Comune, rileva il sindaco Branda, "non può più insomma  essere demandata a una dimensione post-lavorativa".

abertagni@caffe.ch
26.08.2018


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