Le proposte delle associazioni a favore dell'albo artigiani
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"La Lia si può salvare,
a tutela delle aziende"
CLEMENTE MAZZETTA


Basterebbe non fare pagare la Lia agli artigiani di oltre Gottardo per togliere di mezzo il ricorso della Commissione della concorrenza (Comco)". E questo non è che il primo "drastico" rimedio di Piergiorgio Rossi, presidente dell’Am Suisse-Ticino contro l’abrogazione della legge che ha istituito un albo obbligatorio per gli artigiani per lavorare in Ticino. Tramontata l’ipotesi di una Lia "light" su base volontaria, inascoltate dal governo le proposte dell’Unione delle associazioni dell’edilizia (Uae), fra cui quelle di diversificare le quote per categorie, di accettare per le ditte con più attività l’iscrizione solo di quella preponderante, mantenendo parte dei controlli, il suo destino appare segnato.
"Se il Gran consiglio si limiterà a cancellarla, senza una proposta alternativa, senza un contro progetto, siamo pronti al referendum, sostenuti anche dai sindacati", aggiunge Rossi, parlando al Caffè come presidente dell’Uae che riunisce tredici associazioni dell’artigianato e dell’edilizia. Tutte compatte a difendere la Lia, dopo che il governo ha proposto di cancellarla "perché non sorretta da un sufficiente interesse pubblico e non rispetta il principio di proporzionalità". Ma in due anni la Lia ha fatto emergere una realtà imprenditoriale-artigianale più consistente del previsto. "Ci si aspettava l’iscrizione di 2.500 ditte, invece all’albo sono state più di 4.500. La Lia ha regolamentato i giochi", sostiene Paolo Stauffer, presidente dell’Asip (Associazione svizzera imprenditori pittori per il Ticino). La sua è una difesa a spada tratta: "Stiamo buttando via una legge che ha funzionato e che era stata votata quasi all’unanimità". Solo un deputato aveva alzato la mano contro: Carlo Luigi Caimi (Ppd) disse di no perché avrebbe dato avvio a ricorsi  in quanto "non conforme al diritto superiore" (concorrenza interna). Cosa che è avvenuta.
"Se il problema è il diritto superiore allora ci sono ancora tre ricorsi al Tribunale federale contro le sentenze del Tram", sostiene Rossi, che ricorda la differente situazione del mercato del lavoro ticinese rispetto al resto della Svizzera. "L’Uae ha avanzato una serie di proposte. Le condivido. Facciamo una Lia light (quote differenziate), nuova. Non buttiamo una legge che ha fatto emergere il sottobosco delle imprese", sottolinea Renato Scerpella presidente dei falegnami ticinesi (Asfms). Che la Lia, pur con tutti i limiti, sia servita almeno "come deterrente"  è convinzione di Tiziano Lotti, presidente di Suissetec (impianti sanitari-lattonieri): "Condividiamo le proposte elaborate dalla Uae: vanno portate avanti seriamente. Altrimenti non faremo nessun passo in avanti". Un recente sondaggio fra le imprese (ha risposto poco meno della metà) ha evidenziato la necessità di regolamentare il settore dell’artigianato e margini di miglioramento della Lia. Opinione condivisa da Marco Di Ascenzo della Società impresari ponteggi. "La Lia va sburocratizzata. Ma è stata uno strumento che ha messo ordine in un settore che non era mai stato tutelato. Nel mio, ad esempio ci sono solo 20 persone con l’attestato federale di capacità, ma ben 60 ditte". Per Paolo Cadenazzi, presidente della Società cantonale degli spazzacamini è stata una legge "venduta male - dice -. L’hanno descritta come il rimedio contro i padroncini italiani ma è servita contro le  imprese ticinesi che si improvvisano, che non pagano gli oneri sociali. Ha messo a posto il Ticino". Che fare allora? Congelarla? Modificarla? "Basterebbe alleggerire la burocrazia per salvare la Lia. Oggi regna l’incertezza, che va contro i veri artigiani che lavorano, sono in regola e assumono apprendisti", conclude Francesco Lurati, vicepresidente dell’Uae, che propone di coinvolgere in difesa anche la deputazione ticinese a Berna.

c.m
09.09.2018


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