Scontro in governo sugli Sgravi 2019, si media con Bertoli
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"Troppi tagli fiscali"
Il no del ministro ps
LIBERO D'AGOSTINO


Difficile, molto difficile, se non impossibile, che il governo si presenti unanime e compatto col suo secondo pacchetto fiscale (ne discuterà fra il 3 e il 10 luglio) . Se il ministro socialista Manuele Bertoli aveva già annunciato la sua opposizione ai nuovi sgravi, che dovrebbero compensare la fine della tassazione agevolata per le società a statuto speciale, ad inasprire ora il confronto nel Consiglio di Stato è la riduzione del moltiplicatore cantonale. Una riduzione che dal 5%, prevista inizialmente, si vorrebbe portare al 4%.
Ma che sia del 5% o del 4%, questa diminuzione, secondo Bertoli, incidendo su tutte le imposte, sia delle persone fisiche che delle imprese, non avrebbe nulla a che vedere con gli adeguamenti obbligatori alla riforma federale, approvata dal popolo nel maggio scorso, che ha eliminato la tassazione agevolata. Per di più costerebbe solo alle casse del Cantone quasi 60 milioni di franchi all’anno. Insomma, il taglio delle imposte per le persone fisiche non c’entrerebbe nulla col nuovo regime della tassazione unica per le aziende deciso da Berna; detto in altre parole, per i socialisti, non sarebbe altro che uno zuccherino offerto ai cittadini in vista del voto su un referendum, già annunciato, contro il nuovo pacchetto fiscale.
È questo il principale nodo politico che ha acceso lo scontro in governo. Con Bertoli da una parte e gli altri tre ministri dall’altra che sostengono le misure messe a punto dal ministro delle Finanze Christian Vitta. Poco probabile che in questi giorni si arrivi ad un accordo, ad un qualche compromesso che garantisca quanto meno un’unanimità di facciata, visto che per il momento sul tavolo dell’esecutivo non c’è ancora nessuna contropartita sociale in cambio degli sgravi. Com’era successo l’anno scorso con la modifica della legge tributaria: riduzione dell’onere fiscale sul capitale delle imprese e sulla sostanza delle persone fisiche, in cambio di 20 milioni di aiuti per favorire la conciliabilità tra lavoro e famiglia.
Ma ecco cosa prevede il nuovo pacchetto fiscale in vista della tassazione unica delle aziende che entrerà in vigore nel gennaio del 2020. In gioco, va premesso, c’è l’attrattività fiscale del Ticino per le aziende che sinora hanno beneficiato della tassazione agevolata, garantendo il 20% del gettito totale delle persone giuridiche. In soldoni circa 90 milioni all’anno (50 per il Cantone e 40 per i Comuni), entrate che aiutano a coprire i costi per la socialità, la sanità o la formazione. Dunque, indispensabili per finanziare la spesa pubblica.
Il progetto del dipartimento Finanze è articolato in due fasi. In una prima fase transitoria, che va dal 2020 al 2024, l’aliquota cantonale per le persone giuridiche si ridurrà dal 9% all’8%; nella fase definitiva, stabilita per il 2025, si abbasserà ulteriormente al 5,5%. Inoltre, è previsto un trasferimento fisso di 9 milioni di franchi dal Cantone ai Comuni per alleggerire l’impatto delle misure sugli Enti locali.
Fatti quattro calcoli, il costo totale del pacchetto non sarebbe insopportabile per il Cantone, anche se nel 2025 (con l’aliquota al 5,5%) si farà sentire di più. Ma per quella data nelle casse pubbliche si dovrebbero registrare anche maggiori entrate, grazie alla revisione della perequazione finanziaria federale e alla rivalutazione delle stime immobiliari. Quindi, il vero problema resta la riduzione del moltiplicatore cantonale su cui i socialisti non intendono transigere.

ldagostino@caffe.ch
30.06.2019


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