Il professor Martinoni sul a crescita sociale del Paese
"Politica e cultura?
Serve molta serietà"
CLEMENTE MAZZETTA


"Bisogna avere più fiducia nella cultura, che è prodotto collettivo, che cumula esperienza, che fa parte della nostra vita, delle nostre tradizioni". Renato Martinoni, per trent’anni professore di letteratura italiana all’università di San Gallo, sottolinea la forte produzione culturale del piccolo Ticino: "Abbiamo molta, forse anche troppa offerta culturale. Con soli 350mila abitanti il Ticino ne produce ad un livello superiore rispetto a tante province italiane ben più grandi, sia sul piano della cultura creata, concerti, eventi, che quella studiata…".
Che atteggiamento deve avere la politica verso questo mondo?
"Il compito della politica è di occuparsi della cultura come si occupa di ambiente, di traffico, di economia. Con serietà!".
Ma ci sono alcuni politici più sensibili e altri...
"E ce ne sono altri meno sensibili o addirittura sordi. Come ci sono politici che hanno cultura e altri che non ce l’hanno. Averne aiuta ad occuparsi in modo serio della cultura. Il che non vuol dire dare o non dare soldi per questa o quell’altra iniziativa. Vuol dire, soprattutto, capirne l’importanza, cogliere la differenza fra contenuto e forma, fra eventi che hanno sostanza e altri che fanno solo spettacolo".
Però i partiti ci vogliono sempre mettere il naso.
"E invece dovrebbero accettare di affidare certe responsabilità a chi la cultura la fa per mestiere. Dovrebbe avere più fiducia".
Spesso si ha l’impressione che la cultura venga strumentalizzata dalla politica a fini politici-elettorali. Non crede?
"Come c’è buona e cattiva politica, c’è buona e cattiva cultura. Così succede che alcuni partiti per fini elettorali scelgano la cattiva cultura. Che non è quella popolare, di cui ho grande rispetto. Ma è quella pseudopopolare, quella dello pseudodialetto magari da far studiare a scuola. La cosa peggiore è quando la politica di poco conto si innamora della cultura di poco conto".
Dunque?
"Dunque,  la cultura ha bisogno della politica. Ma la vera cultura ha bisogno di libertà e di autonomia. Non può essere ingabbiata".
Però con la cultura non si mangia!
"È vero che è molto difficile quantificarne l’indotto. Ma dire che con la cultura si buttano via soldi è sbagliato, l’hanno dimostrato seri studi internazionali. Perché se ne generano altrettanti di soldi. Ma anche ragionare solo in termini economici, sarebbe un errore. Lo stesso errore di chi non fa ricerca, perché costa".
Fatti non fummo per vivere come bruti...
"Bisogna vincere i pregiudizi, che nascono o dall’ignoranza o dall’invidia di chi si sente escluso".
Ma un cantone che punta sulla tradizione non rischia di chiudersi in se stesso, rispetto alle prospettive che ha a nord e a sud?
"La tradizione è un patrimonio comune da rispettare e conoscere. Ma se parliamo solo di tradizione in un cantone di 350mila abitanti, non andiamo lontano. È come chi pensa che basta studiare la civica nella scuola per fare dei buoni cittadini. No. Perché il mondo va avanti, bisogna aprire delle finestre, capire che ci sono altri vini, anche più buoni da bere del ‘nostranino’".
14.07.2019


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