Le sfide politiche da destra a sinistra passando dal centro
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Tutti i faccia e faccia
delle elezioni nazionali
CLEMENTE MAZZETTA


La politica come un torneo di tennis. Con tanto di sfide incrociate ad eliminazioni progressive. Dove non basta vincere il primo turno per conquistare l’elezione.
A sinistra lo scontro tutto interno è fra Franco Cavalli, il "rosso antico" e Greta Gysin, la "verde": entrambi in corsa per approdare al Nazionale. Ma c’è anche quello per il Consiglio degli Stati fra Gysin e Marina Carobbio, esponente della sinistra e leader incontrastata del Ps, che gode di una grande popolarità per l’anno vissuto come presidente del Consiglio nazionale.  In verità il ticket dovrebbe lanciare Carobbio con il vento in poppa per la sfida contro Giovanni Merlini (Plrt) e rafforzare Gysin contro Cavalli con cui si presenta nella lista "Verdi e Sinistra alternativa". L’oncologo, ex consigliere nazionale socialista, è da sempre "battitore libero": con il suo "Forum per l’alternativa" assieme ai Verdi, comunisti, socialisti, compone il listone della sinistra (7 liste per una decina di partiti) che ragionevolmente può sperare di raddoppiare. Proprio la mancata congiunzione fra "rossi" e "verdi" da due legislature ha impedito il raddoppio dei seggi. La sfida interna è dall’esito incerto. Ma di certo Cavalli, che gode di un forte consenso trasversale in Ticino (nel 2007 in lista per gli Stati con oltre 33mila preferenze arrivò a 450 voti da Filippo Lombardi), non pare essersi candidato per stare a guardare.  
La partita più significativa per gli equilibri politici cantonali è però quella che, dietro i sorrisi di facciata, viene combattuta a destra, fra Battista Ghiggia, Lega, e Marco Chiesa, consigliere nazionale Udc. Ghiggia, candidato per il Consiglio degli Stati quattro anni fa aveva fatto sentire il fiato sul collo ai due esponenti dei partiti di centro Fabio Abate (Plr) e Filippo Lombardi (Ppd). Ora è stato riproposto dopo un lungo corteggiamento da parte della Lega. Nel 2015 gli mancarono 1.644 voti per il colpaccio, per defenestrare  il candidato liberale, come fece Giorgio Morniroli nel 1991, primo e unico consigliere agli Stati della Lega. Fu comunque un successo: Ghiggia tallonò Filippo Lombardi, il senatore del Ppd ormai in "sella" da vent’anni, arrivando vicino, a meno di duemila voti. Sarà però difficile per il candidato leghista replicare quella performance. Non tanto per gli scheletri nell’armadio scoperti dalla stampa (aver sostenuto la preferenza indigena pur avendo assunto frontalieri, cosa che anche Giuliano Bignasca faceva tranquillamente per le sue aziende), quanto  per alcune dichiarazioni improvvisate. In particolare per aver sostenuto, nel corso della trasmissione televisiva "La mia Svizzera" (Rsi), di essere favorevole ai salari minimi solo per i ticinesi. Non per i frontalieri che, secondo Ghiggia, dovrebbero esser pagati di meno. Quanto? Con un salario simile a quello italiano. Un provvedimento del genere, la possibilità per le imprese di assumere personale d’oltre confine pagandolo molto meno dei residenti, potrebbe trasformarsi in un incentivo al dumping salariale. Con il rischio di vedere in poco tempo aumentare i 66mila frontalieri.
Inoltre Ghiggia, che 4 anni fa era sostenuto da Lega e Udc (ma poi era sparito nel nulla), si trova confrontato in prima battuta con Chiesa, che partendo da una base elettorale minore (11% circa) ha un profilo personale politico che appare più coerente. Un percorso tutto interno all’Udc partendo dal consiglio comunale di Villa Luganese, approdando in Nazionale. È vicepresidente del partito, nonché promotore dell’iniziativa "Prima i nostri". Messo a confronto con Lombardi e Merlini, che si presentano nel ticket Ppd-Plrt, Chiesa appare come un’alternativa credibile a destra. Alla stessa stregua di Carobbio, contrapposta a Merlini per gli Stati, che potrebbe diventare la prima donna ticinese agli Stati.
c.m.
06.10.2019


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