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Le differenze fra ambientalisti e ambientalisti liberali
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Le due sfumature verdi
della politica elvetica
CLEMENTE MAZZETTA


Un balzo in avanti da record. Storico. Che però non ha sorpreso gli ecologisti. Perché l’onda verde in numerosi cantoni  svizzeri ha cominciato a muoversi già da alcuni anni. Il risultato è stato comunque eclatante. Da Zurigo a Neuchâtel, dal Vallese al Canton Turgovia, la gioia per i risultato ottenuti con le elezioni federali 2019 è ancora fresca. Soprattutto in Vallese. Dove i verdi hanno festeggiato per la prima volta l’elezione di un loro rappresentante in Consiglio nazionale. Ma anche a Losanna e a Ginevra si brinda. Nel Canton Vaud si sono raddoppiati i seggi al Nazionale. Mentre a Ginevra il partito ecologista è il più votato in assoluto. Ma anche nel Canton Zurigo ci si sfrega le mani per essere riusciti a entrare nella Camera del popolo. Diversa è invece la soddisfazione nei Grigioni, dove il partito ecologista si è presentato per la prima volta, raggiungendo il 5% dei consensi.

L’onda verde ha spazzato via le vecchie certezze della politica svizzera. Ma è un verde che presenta alcune sfumature. Perché fra Verdi e Verdi liberali, i vincitori di questa elezione, le differenze esistono. Soprattutto in Ticino, dove i primi guidati da Greta Gysin sbarcano in Consiglio nazionale con un risultato inaspettato, sopra il 12%. I secondi, guidati da Massimo Mobiglia, non arrivano a mille schede. Ma possono fregiarsi con i loro 8mila e passa voti di aver salvato il seggio del Ppd, quello di Marco Romano, a cui erano congiunti in questa tornata elettorale. "A livello cantonale la differenza fra noi e loro è più chiara. Perché noi abbiamo fatto un’alleanza con le forze progressiste con una serie di obiettivi di carattere ambientale, mentre i verdi-liberali hanno sostenuto una coalizione per garantire i seggi di candidati di centro che non hanno certo dimostrato di essere ecologisti", spiega la co-coordinatrice cantonale Samatha Bourgoin.
"A differenza dei Verdi legati ai movimenti di sinistra, noi siamo una forza di centro con una visione diversa sul mondo economico e di quel che può fare per migliorare l’ambiente - ribatte Massimo Mobiglia, presidente dei Verdi liberali del Ticino -; abbiamo sostenuto il Ppd per evitare che il centro perdesse un seggio a favore della destra".
I Verdi liberali godono della simpatia di Gabriele Gendotti, l’ex consigliere di Stato plrt, che si sente vicino alle loro posizioni. Li considera "i radicali di oggi", ben differenti - dice - dagli ecologisti alleati con la sinistra. "Una  valutazione che condivido. Il nostro posizionamento politico è esattamente nell’area dei radicali, a metà strada fra i liberali e i socialisti - osserva Mobiglia -. Mentre - è vero - i Verdi ticinesi di Gysin sono  alleati con la sinistra alternativa di Franco Cavalli. Guardano al Ps e sosterranno Marina Carobbio al ballottaggio per gli Stati del prossimo 17 novembre. Contro l’alleanza di centro Lombardi-Merlini. Ma i rispettivi presidenti nazionali, Regula Rytz (Verdi) e Jürg Grossen (Verdi liberali), hanno dichiarato di voler mettere in discussione la composizione del governo federale. La formula magica, già malridotta, è destinata a essere stravolta. "Di sicuro non è più rappresentativa dell’elettorato svizzero per come si è espresso il 20 ottobre", sottolineano sia Bourgoin che Mobiglia. Il quale aggiunge: "Una soluzione a questa situazione, per una migliore rappresentatività potrebbe essere un nuovo Consiglio federale a 9 seggi".
La loro forza congiunta a livello nazionale (16 seggi dei Verdi liberali e 28 dei Verdi) li proietta al secondo posto, dietro l’Udc di Blocher. Con un problema per il Ticino, visto che a essere messo in discussione il prossimo dicembre potrebbe essere il seggio del ticinese Ignazio Cassis.
Sostanzialmente identiche le istanze ambientali anche per la forte presenza femminile. I verdi liberali con il 50% di rapprentanza di genere. I verdi hanno invece messo in minoranza i maschi: 11 eletti contro 17 donne. Le differenze si registrano sulle tematiche economiche: i Verdi liberali hanno una posizione a metà fra il liberalismo classico e quello sociale. Favoriscono un po’ meno l’intervento dello Stato rispetto ai liberali sociali, ma molto di più dei liberali classici. Si indentificano nell’economia mista. I Verdi hanno invece un approccio più sociale, non disdegnano una maggior presenza dello Stato, che, secondo Bourgoin "deve poter intervenire sui meccanismi dell’economia, sia a tutela di un reddito dignitoso sia in difesa dell’ambiente. Non si può pensare ad una transazione energetica senza giustizia sociale, non la si può far pagare alle classi più povere".
cmazzetta@caffe.ch
27.10.2019


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