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Dopo le elezioni il partito storico cerca un difficile rilancio
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Un Plrt frastornato
rischia nuove batoste
LIBERO D'AGOSTINO E ANDREA BERTAGNI


Doveva essere il presidente della "Riscossa", invece il Plrt di Bixio Caprara si ritrova con l’acqua alla gola. Sconfitto e umiliato alle elezioni federali dall’onta della perdita del seggio al Consiglio degli Stati. Citando Churchill, Caprara si è assunto la responsabilità della clamorosa disfatta, ma non ha fatto un passo indietro. Solo di lato. Rimettendosi alle decisioni del comitato cantonale del 28 novembre. Ma, ormai, per il partito non è solo un problema di presidenza. Il Plrt è in mezzo al guado, la congiunzione col Ppd più che un salvagente è stata una zavorra, che ha mandato a picco un candidato del calibro di Giovanni Merlini, e ora annaspa tra le correnti della polarizzazione destra-sinistra senza sapere che fare.  
Ci si limita a ripetere la retorica  formuletta di "libertà, progresso e coesione" che ai comuni cittadini non dice niente di un partito incapace di tradurre questi valori in un progetto di società, che oggi stenta persino a riconoscere e intercettare il suo bacino elettorale e dotarsi di un profilo politico più riconoscibile dagli elettori. Salvo strepitosi colpi di scena dell’ultima ora, giovedì prossimo i delegati liberali radicali non sceglieranno svolte decisive. A quattro mesi dalle elezioni comunali sarebbe avventato cambiare presidente, spericolato riavviare giochi dilanianti per la successione di Caprara. Se le comunali sono governate da dinamiche diverse, dove ancora contano l’appartenenza partitica e tanto più il consenso clientelare, col voto per le federali sono però arrivati segnali allarmanti anche dalle roccaforti plrt. A Chiasso, storico feudo del partito, al ballottaggio Merlini si è aggiudicato solo il terzo posto, stesso risultato a Bellinzona e a Mendrisio, mentre a Locarno la socialista Marina Carobbio l’ha superato di 300 voti. Non c’è da stare tranquilli.
Dal 2010 al 2017 il partito ha cambiato tre presidenti, nel frattempo ha perso un ministro, quattro gran consiglieri, la guida dei municipi di Lugano e Bellinzona e ora, sotto l’egida di Caprara, anche un prestigioso seggio a Berna. È dalla débâcle del 2011 che il Plrt cerca, inutilmente, un nuovo profilo in grado di fare presa sugli elettori. Ma non è andato al di là dei frustranti tentativi di scimmiottare il "primanostrismo". Alla narrazione sfascista della destra populista e della sinistra, non ha saputo contrappore la visione liberale di una società aperta che ha fatto crescere l’economia e l’occupazione.
Caprara, il presidente "idealista e pragmatico" non è riuscito a frenare il declino del Plrt. Nonostante la favorevole congiuntura politica con la "reconquista" di Mendrisio, l’effetto Cassis in Consiglio federale e il successo del ministro Christian Vitta nel risanare le finanze cantonali, in sei mesi ha visto sfumare l’obiettivo del raddoppio in Consiglio di Stato e il seggio al senato che occupava dal 1848.
Ora il Plrt ha davanti tre possibili scelte: collaborare seriamente col Ppd per un grande centro, perché altrimenti, come sostiene Merlini, in pochi anni si è condannati "all’irrilevanza politica"; capire una volta per tutte, come avvertiva l’ex presidente Fulvio Pelli, "che bisogna profilarsi, perché non si può stare contemporaneamente a destra e a sinistra"; ripiegare verso una meno impegnativa "collaborazione parlamentare sui temi col Ppd", come si suggerisce in questi giorni da più parti. È quest’ultima la strada che il partito sembra voler imboccare. In attesa della prossima batosta elettorale.
ldagostino@caffe.ch


1 / Intervista a BIXIO CAPRARA, presidente del partito dal 2017
"Abbiamo commesso degli errori, ma ora niente caccia alle streghe"

"Non c’è mai stata l’ipotesi di un nuovo partito di centro, significherebbe annullare la storia e i valori di Plrt e Ppd. È evidente che le elezioni federali per il Plr sono stati una sconfitta. Abbiamo commesso anche errori, da valutare con serenità e umiltà, ma senza un’inutile e strumentale caccia alle streghe". È un Bixio Caprara, presidente del Plrt, che non si sottrae dall’analisi quello che commenta la mancata elezione di Giovanni Merlini al Consiglio degli Stati e la congiunzione tecnica con il Ppd.
Ripartire, dunque, ma come?
"Se sinistra e destra oggi rispondono in poche parole ai problemi del Paese, anche noi dobbiamo avere lo stesso ritmo, non possiamo più dire quello che pensiamo in una pagina e mezza. Dobbiamo trovare risposte più efficaci, chiare e profilate, senza per questo ingannare i cittadini".
I radicali hanno chiesto le dimissioni dell’ufficio presidenziale.
"Ci assumiamo le nostre responsabilità, ma sarebbe troppo facile pensare che cambiando i vertici del partito si trovino soluzioni magiche".
I radicali sostengono però che l’accordo con il Ppd sia stato imposto dall’alto.
"Le discussioni sono state fatte assieme e le decisioni prese democraticamente e con una solida maggioranza dal comitato il 1° agosto. C’è stata piena trasparenza".
Ma Merlini e Lombardi non hanno peccato di arroganza, presentandosi come gli unici capaci di risolvere i problemi del Ticino?
"Merlini e Lombardi si sono presentati come politici moderati in grado di portare a casa risultati concreti".
Ma non ha funzionato.
"Questo messaggio non è passato. Ha vinto la parte che punta il dito sempre contro gli altri".
Perché avete perso le elezioni?
"Sarebbe riduttivo pensare che la sconfitta sia dipesa dalla congiunzione tecnica con il Ppd e i Verdi liberali. C’è stata l’onda verde, il "sostegno al fattore donna" e l’espressione di un generale malcontento per la situazione del mercato del lavoro. Sono temi che riconosciamo e vogliamo affrontare, ma che oggi favoriscono la destra e la sinistra".
E quindi?
"Il nostro approccio viene confuso come una presunta mancanza di sensibilità verso il Paese. Ma non è così. Noi abbiamo solo un altro modo di porci".
Che però non ha dato frutti.
"Faremo autocritica sul perché non siamo riusciti a far passare i nostri messaggi. Dovremo essere più determinati, mostrare maggior empatia e far capire che prendiamo molto sul serio le difficoltà e le preoccupazioni dei ticinesi".
Il Centro dunque ha ancora senso di esistere?
"Le soluzioni si trovano nella moderazione e nel rispetto della concordanza che ha permesso il successo del modello svizzero".
E se alle elezioni comunali il Plrt perderà ancora? Si dimetterà?
"Il presidente e l’Ufficio presidenziale sono disponibili ad aprire un’ampia discussione nel partito. Ma siamo soprattutto determinati a rilanciare i nostri valori in vista delle comunali della prossima primavera".
an.b.
24.11.2019


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