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Le città verso il voto allo specchio scrivono il futuro
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Mendrisio non vuole
essere più Cenerentola
LIBERO D'AGOSTINO


La sfortuna di Mendrisio è di avere sempre anticipato i tempi. La Città dell’energia e  del progetto Vel, negli anni ’90 quando ancora nessuno in Europa pensava alle auto elettriche, il Borgo Slow e il marchio dell’Unesco. Da sola e prima degli altri alla ricerca ossessiva di una migliore qualità di vita, per ritrovarsi oggi strozzata dal traffico e soffocata dall’inquinamento. È la Mendrisio che vuole ridare smalto al suo territorio, che aspira alla dignità di vero polo regionale della Città Ticino, ma che si sente trascurata e trattata da Cenerentola dal Cantone, quella che andrà alle urne il prossimo aprile. Carica di aspettative e fiaccata da non poche delusioni, potrebbe riservare qualche grossa sorpresa.
Non ci saranno, forse, ribaltoni come quello che due anni fa ha scalzato i popolari democratici dalla guida del municipio, eleggendo sindaco il plrt Samuele Cavadini. È molto probabile invece un brusco rovesciamento dei rapporti di forza nell’esecutivo, con Lega-Udc-Udf e il fronte rosso verde di Alternativa che puntano a raddoppiare i loro seggi, e con l’incognita, inoltre, dei cinque candidati della lista civica "Per Mendrisio".
I due partiti di centro sono sulla difensiva. Il Ppd oggi non aspira a riconquistare la poltrona di sindaco,  "perdita momentanea" la definisce il presidente Fiorenzo Dadò, secondo cui ora l’obiettivo prioritario è mantenere i tre municipali. Anche senza Marco Romano in lista.  Missione, se non impossibile, molto difficile. Poiché bisognerebbe ritornare alle percentuali delle comunali del 2016, quando con 1.813 schede gli azzurri erano il primo partito. Ma da allora ci sono state la batosta al ballottaggio per il sindaco e la flessione alle cantonali dell’aprile scorso. Due sconfitte non compensate da una ripresa col voto per il Nazionale pericolosamente insidiata dall’avanzata di Lega-Udc.
Per confermare i suoi due seggi il Plrt si affida al tandem Cavadini- Maffi. Come per il ballottaggio, dalla lista è scomparsa la "Fiaccola", l’emblema liberale radicale, quasi a segnare una diversità dal partito cantonale. "Le persone vengono prima dei simboli", ha tagliato corto Tiziano Calderari, presidente della sezione cittadina. Ma proprio sulla persona di Cavadini si concentra l’attacco della destra. "Un sindaco debole alla guida di un municipio altrettanto debole. Cavadini non è il leader forte di cui la città avrebbe bisogno", ha attaccato il leghista Massimiliano Robbiani. Un municipio "molle", accusano i demoleghisti, e per questo escluso dai tavoli che contano. Persino da alcuni appuntamenti istituzionali dove erano invece presenti i sindaci di Bellinzona, Lugano e Locarno, ma non quello del Magnifico Borgo.
La destra per il consiglio comunale è riuscita a mettere assieme appena 16 candidati per 60 seggi. Un dato che non scoraggia il municipale leghista Daniele Caverzasio: "Molti si dicono liberali o popolari democratici ma poi votano per noi". Per il raddoppio si conta soprattutto,  ma senza dirlo apertamente, sulla forza nascente  dell’Udc.  Alle comunali di quattro anni fa il 17,6% di schede (Ppd al 27,2% e Plrt al 23,6%); alle cantonali dell’aprile scorso Lega-Udc salgono al 20,83%,  tallonando i liberali radicali che si fermano al 22,8% e superando i popolari democratici scesi al 19,9%; alle Federali, nel voto per il Nazionale, raggiungono il 22,1% mentre il Plrt resta sotto il 20%.
Non meno agguerrita è la coalizione di Alternativa che ha raggruppato tutta l’area rosso verde. Il suo slogan elettorale è una promessa di battaglia: "L’ambientalismo senza lotta di classe è solo giardinaggio".
ldagostino@caffe.ch
(3 - continua)
15.03.2020


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