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Europa, fiscalità, difesa, biodiversità e famiglia
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Un settembre caldo
nella Berna federale
NENAD STOJANOVIĆ, POLITOLOGO ALL’UNI DI GINEVRA


L’estate e l’inizio d’autunno saranno molto caldi sul piano politico nazionale. Il coronavirus ha infatti spinto il Consiglio federale a rimandare al 27 settembre la votazione popolare che avrebbe dovuto tenersi questa domenica 17 maggio su tre oggetti. A questi si aggiungono altri due oggetti che comunque erano previsti per il mese di settembre.
Si voterà quindi su un’iniziativa popolare e ben quattro referendum. Tutti gli oggetti sono molto importanti sul piano politico e toccano diversi ambiti: relazioni con l’Ue, fiscalità e equità sociale, difesa, biodiversità e politica familiare.
L’oggetto di cui si è parlato di più e che senz’altro sarà il piatto forte della votazione del 27 settembre è l’iniziativa popolare "Per un’immigrazione moderata", lanciata dall’Udc. Le davano poche chance, ma il coronavirus e i dibattiti che ha scatenato, in particolare per quanto riguarda la chiusura delle frontiere, invitano alla prudenza nel fare le previsioni. È poco ma sicuro che, dovesse essere accolta, l’iniziativa avrebbe delle ripercussioni molto importanti per il futuro della Svizzera (vedi box).  
La campagna di votazione su quest’iniziativa rischia però di mettere in ombra gli altri quattro oggetti, anch’essi importanti. Tre di questi sono referendum lanciati per lo più dai partiti e le associazioni di sinistra e/o ambientaliste, l’ultimo invece è stato voluto dalla destra conservatrice.
Il referendum contro gli sgravi fiscali relativi alle spese per la cura dei figli da parte di terzi mira a impedire che le famiglie benestanti debbano pagare meno imposte mentre le famiglie più povere non otterrebbero niente, anzi rischiano di perdere se le minori entrate obbligheranno lo Stato a risparmiare nella socialità. È un tema che l’elettorato ticinese conosce già molto bene sul piano cantonale.
Il secondo referendum si oppone all’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Di solito la sinistra è sempre perdente nelle votazioni che riguardano la politica della difesa, ma sei anni fa ci fu la grande sorpresa quando il 53,4% dei votanti respinse l’acquisto di 22 aerei Gripen per una spesa totale di oltre 3 miliardi di franchi. Questa volta il prezzo da pagare supera 6 miliardi, senza contare la manutenzione che, secondo alcune stime, farà sì che durante tutto l’arco della loro vita i nuovi aerei costeranno ben 24 miliardi di franchi. L’esito rimane incerto perché la grande differenza è che nel 2014 il progetto veniva portato avanti dal consigliere federale dell’Udc, Ueli Maurer. Questa volta lo difende invece una donna di un partito di centro, la ministra della difesa Viola Amherd (Ppd).
Il referendum contro la nuova legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici è stato lanciato con successo dalle associazioni ambientaliste (fra cui ProNatura, WWF, BirdLife Svizzera e Gruppo Lupo Svizzera). Esse ritengono che la nuova legge indebolisce "notevolmente" la protezione delle specie e la biodiversità perché in futuro le specie animali protette potranno essere abbattute preventivamente. Questo referendum rischia di passare in secondo piano ma vi è da aspettarsi una forte mobilitazione dei gruppi ambientalisti e quindi anche in questo caso l’esito è del tutto aperto.
Meno possibilità di successo ha invece l’ultimo oggetto in votazione, il referendum che si oppone al controprogetto indiretto del Parlamento, accolto già nel settembre del 2019, sull’iniziativa popolare per un congedo di paternità. L’iniziativa chiedeva quattro settimane di congedo per i padri dei neonati, il Parlamento propone invece due settimane. Sempre meglio di niente, si sono detti gli iniziativisti e hanno perciò ritirato l’iniziativa. Ma siccome il controprogetto indiretto consiste nella modifica di una legge federale, e contro ogni modifica di legge è possibile lanciare il referendum entro 100 giorni dalla pubblicazione sul Foglio federale, ecco che questa facoltà è stata utilizzata da alcuni gruppi di destra, sostenuti dall’Udc, che si oppongono a qualsiasi congedo paternità. Dettaglio interessante: se il Popolo dovesse respingere la modifica di legge, gli iniziativisti possono annullare la decisione di ritirare l’iniziativa e quindi obbligare il Consiglio federale a organizzare una seconda votazione, questa volta su un congedo di quattro invece di due settimane.
* politologo all’Università di Ginevra
17.05.2020


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