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I liberali radicali si rilanciano ma c'è chi ha lasciato
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Quelli che con il Plrt
hanno rotto e vogliono...
CLEMENTE MAZZETTA


Plrt addio. Ci sono anche quelli che se ne vanno. Anzi che se ne sono andati. O perché troppo poco radicali o perché troppo poco liberali. O perché nessuno dei due. Sempre personalità significative, con un largo consenso, comunque in grado di fare la differenza. La loro uscita ha segnalato la crisi strisciante del Plrt che oggi, domenica, elegge un nuovo presidente al congresso.
Cominciamo con Giorgio Morniroli (1936-2017), uno dei più noti neurochirurghi della Svizzera. Nel 1991 si dimise dalla direttiva dell’allora "partitone" per candidarsi per la Lega al Consiglio degli Stati. Scelta inaspettata ed elezione ancor più inattesa, anche se a farne le spese fu l’esponente del Ppd Camillo Jelmini: legittimò di fronte al Ticino l’astro nascente della Lega di Giuliano Bignasca e aprì le prime crepe nel Plrt.
Ma senza andare così lontano, i casi di fuoriuscita sono continuati anche recentemente. Jacques Ducry, ad esempio. L’ex magistrato, da sempre sul crinale del partito che guarda a sinistra, voce "etica" del Plrt per cui fu deputato per un paio di legislature (2003-2011), nel 2015 scelse come compagni di strada i socialisti. Fu il primo degli eletti nel Ps. Vi rimase solo per una legislatura. Carattere irrequieto, europeista, libero pensatore con il mito della Francia illuminista, non trovò quel che cercava: "Mi sarebbe piaciuto  vedere una politica diversa, ma constato che c’è trasversalità nel conservare con molto astio le posizioni acquisite", disse rinunciando nel 2015 a candidarsi per gli Stati per l’ostracismo di parte del Ps. Ritornò libero cittadino. Fu agganciato da Guido Tognola, presidente luganese del Plrt, nel gennaio scorso per dare man forte alla lista cittadina; sia per il numero dei voti che Ducry trascina con sé, sia per le luci della ribalta a cui sarebbe stato oggetto il Plrt luganese, l’operazione era sembrata azzeccata. Ma la sua candidatura suscitò una levata di scudi: more solito, Ducry levò il disturbo.
Anche sull’asse politico opposto, sulla destra, s’è registrato un abbandono significativo con Sergio Morisoli, ex alto funzionario pubblico, attuale capogruppo dell’Udc. Economista per una dozzina d’anni è stato il braccio destro di Marina Masoni. Fondatori della corrente "Rosa dei venti", poi "Idea Liberale", area di pensiero che raggruppava personalità come Giorgio Giudici, Edo Bobbià, Tullio Righinetti, Giovanna De Ambrogi. Area che lo propose per il Consiglio di Stato. Una candidatura (2011) che divise il Plrt. Morisoli, fu contestato anche per la sua fede religiosa (appartenenza al movimento cattolico di Comunione e Liberazione). Il Plrt perse il secondo seggio in governo.
Morisoli, secondo eletto in parlamento,uscì dal Plrt e come indipendente costituì un suo partito "Area Liberale" a cui aderì anche l’economista Paolo Pamini che aveva fatto fin allora il classico apprendistato politico fra i giovani liberali, come Tiziano Galeazzi, ora udc, o  come l’attuale sindaco di Bioggio nonché deputato della Lega  Eolo Alberti, nel 1988 presidente di Glrt. In quell’anno, 1991, pure Ina Piattini, manager luganese, ex deputata  plrt, aderì all’Udc. Anche fra i sindaci si annovera un’uscita clamorosa, quella di Brenno Martignoni, ora Udc. Eletto sindaco di Bellinzona nel 2004 come plrt, se ne uscì  nel 2008, costituendo un suo gruppo "il Noce". Fu rieletto.
cmazzetta@caffe.ch
21.11.2020


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