Fotoreportage dalla remota valle caucasica del Pankisi
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Il canto delle donne
diventato preghiera
GIACOMO SINI


In lontananza un minareto ornato di linee e piastrelle finemente colorate d’oro si fa spazio tra i tetti di un agglomerato di piccole case. Inoltrandosi verso la vasta pianura, il richiamo alla preghiera caro ai musulmani (Adhan), echeggia tra le alture circostanti. Siamo nella Valle del Pankisi, una regione della Georgia nordorientale, confinante con la Repubblica di Cecenia, diretti da Tbilisi al piccolo villaggio di Jokolo. L’area ha subito un significativo periodo di instabilità tra il 1999 e il 2004. L’inizio della seconda guerra russo-cecena nel 1999 ha portato alla migrazione di alcuni combattenti separatisti ceceni nel territorio, accompagnati da un piccolo numero di miliziani stranieri impegnati nella guerra in Cecenia. Questi sono tornati in brevissimo tempo in territorio russo ed alla fine vi sono morti combattendo. "Un territorio alla mercé di jihadisti radicali", è stato spesso letto su alcuni media internazionali negli ultimi anni. Ma chi vive qui dice che non è vero. Criminali coinvolti in sequestri e contrabbando di droghe hanno sfruttato per un breve periodo la situazione caotica sul confine per fare soldi.
Il Pankisi è la valle dove, dal lontano XVIII secolo, vivono i Kisti, un’antica comunità musulmana e d’origine cecena, altamente influenzata dal sufismo. Il fiume Alazani, che ha origine nel Grande Caucaso, scorre tranquillo, non lontano da alcune abitazioni del piccolo villaggio di Jokolo. Molti locali, per rinfrescarsi dal caldo, siedono sulle sue sponde quando l’acqua non tende a minacciare le case, rilassandosi e godendosi la vista sulle vette caucasiche. Tra i cavalli lasciati pascolare liberi in questo angolo tranquillo, alcuni anziani controllano i loro animali che pasturano vicino alle rive del fiume. "Benvenuto a Jokolo!", dice un anziano. "Sta camminando sulle terre dei Kisti", continua, puntando affettuosamente lo sguardo  verso le cime caucasiche e l’immensa vallata. Un altro uomo, seduto su un tronco d’albero, intento ad ascoltare la conversazione, ribadisce: "Abbiamo le nostre tradizioni radicate nel tempo, uniche nel loro genere, come il Dkhir. Lo sa? È un antico rituale sufi, praticato solo da donne della valle". Il suo nome è Tengizi Dakishvilian, un Kisto di 66 anni che vive qui e fa l’allevatore.
È proprio questo rito ed il suo messaggio che rendono questa valle unica in tutto il mondo, trascinando nel territorio vari soggetti che si spingono sino a queste aree remote per conoscerne le peculiarità. Il sufismo è un ramo mistico dell’Islam che enfatizza l’incontro diretto e personale con Dio. Il Dhikr, che significa "ricordare" in arabo, si riferisce sia ad un appello silenzioso verso la divinità che ad una preghiera comune destinata a dissipare la paura, sbloccare il potenziale personale e portare il partecipante più vicino ad Allah. Consiste in una celebrazione estatica comunitaria fatta nel nome di Dio che prende la forma di canto, ballo esuberante e, qui nel Pankisi, nella richiesta di "marshua kavkaz"- "pace nel Caucaso". "Le donne che praticano questo rito vogliono esortare il mondo esterno a pensare alla pace, piuttosto che alla guerra. Questa meravigliosa valle deve essere conosciuta per questo", spiega Arbi Kavtarashvili, studente d’inglese, incontrato durante una passeggiata tra i boschi che sovrastano la valle. "La maggior parte delle donne che partecipano al rituale - aggiunge - si considerano Hadjiiste, ovvero seguaci del mistico ceceno pacifista del XIX secolo chiamato Kunta Hadji-Kushiev, che predicava una dottrina intrisa d’amore fraterno e resistenza nonviolenta". La cerimonia avrà luogo nella più antica moschea di Duisi, il villaggio principale dell’area.
Venerdì, giorno del Jumu’ah, la principale preghiera settimanale per i musulmani, con Arbi ci muoviamo verso il villaggio di Duisi, dove tra un piccolo gruppo di case si scorge il singolare minareto della moschea antica; all’interno del suo cortile principale da un angolo adiacente l’edificio dominante, fa capolino una struttura in legno nella quale 12 donne siedono silenziosamente. Mi accolgono gentilmente. "Ecco dove conduciamo Dhikr", spiega una delle donne, Khadishat Khangoshvili, tra le personalità più influenti del Pankisi.
Le donne siedono in un cerchio, cantando mestamente il nome di Dio e Maometto accrescendo l’intensità  della voce minuto dopo minuto, accompagnandosi con il battito delle mani, finché giunte ad un apice d’ispirazione si alzano d’improvviso. Il ritmo sempre più avvincente si mescola alla melodia della voce, poi correndo in cerchio entrano in uno stato estatico, cantando più e più volte, "La ilaha illa Allah" e "non c’è divinità se non Dio". Per chi non conosce affatto la tradizione Sufi, queste donne possono essere parzialmente paragonate ai famosi dervisci vorticanti in Turchia.
L’atmosfera è suggestiva, una delle donne più anziane della cerimonia, Sobur Margoshvili, ha 75 anni. La Cerimonia si conclude con il saluto delle presenti al "Gran Maestro", che ha guidato il Dhikr, con abbracci e strette di mano senza interrompersi nel recitare con forte enfasi il nome di Dio. Tra le case del Pankisi passa un anziano. Si chiama Khasan Khangoshvili, ha 76 anni: "Sappiate che questa è una valle ricca di pace, di cultura e persone che vivono tranquille tra le montagne".
01.10.2017


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