La "zona sovietica" fino al 1989 oggi è culla del populismo
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Nell'ex Berlino Est
si vota oggi a destra
ALESSANDRO RICCI


Dal quindicesimo piano del Plattenbau, vicino alla stazione S-Bahn di Marzahn Nord, il centro città sembra un mondo lontano ed isolato. La vista è limitata da decine di palazzi in pieno stile sovietico, rigidi, spigolosi, a volte grigi, a volte colorati. È il marchio di fabbrica della periferia est di Berlino, quella che fino al 1989 era sotto il regime della Repubblica democratica tedesca e che ora è il bacino elettorale di Alternative für Deutschland, Afd, il partito populista di destra dai toni razzisti che alle ultime elezioni ha guadagnato il 13 per cento dei consensi.
Camminando per le vie del quartiere si prova la stessa tristezza che guardare un acquario vuoto. Ogni cosa è al suo posto, un quartiere residenziale dove il parco giochi, le strade e i servizi sono nuovi e perfettamente funzionanti, le aiuole maniacalmente curate; mancano solo i sorridenti visi da copertina degli abitanti. Mancano perché qui non si ride. Da quando è nata Afd, questo quartiere, insieme alle regioni della ex Germania dell’Est, è diventato il laboratorio politico e il bacino di utenza del populismo.
Per quanto si dica che Berlino non rappresenti la Germania, sembra che questa città rispecchi le disuguaglianze sociali che sono venute a crearsi in seguito alla caduta del Muro nel 1989. Alle elezioni di settembre, la città si è divisa ad ovest in color nero (Cdu) ad est in viola (Linke) e azzurro (Afd). Solo i quartieri centrali, più europeisti e borghesi, vedono la vittoria di Spd e dei Verdi. La caduta del Berliner Mauer, seguendo le parole del teorico Edward Saïd, ha cambiato la contrapposizione tra mondo capitalista e comunista in un nuovo conflitto tra Islam e mondo occidentale.
Proprio la periferia della capitale tedesca, terreno di scontro politico durante l’epoca della cortina di ferro, si erge ancora a icona del mondo moderno grazie alle nuove ondate di razzismo verso i richiedenti l’asilo. Ai seggi 107 e 108, durante le elezioni di settembre, il testa a testa è stato tra Linke e Afd, i primi al 28%, gli altri al 27%. Ex feudo della Linke, costola dell’ormai fu partito-stato del "compagno" Honecker, il quartiere di Marzahn è una delle pecore nere della locomotiva tedesca. Il 37% dei suoi abitanti, tra 0 e 65 anni, vive di Hartz IV, il sussidio statale per chi non ha un lavoro, non ha un conto, non ha niente. Solo l’11,6% degli abitanti ha un lavoro fisso. Molti sbarcano il lunario con mini-job, lavori da 450 euro al mese, "vantaggiosi per i datori di lavoro e le statistiche sull’occupazione, un po’ meno per i dipendenti e per lo Stato" sostiene Anne, lavoratrice part time. Infatti, la contribuzione minima andrà a pesare sui futuri pensionati, creando una nuova classe di poveri.
A questo problema il governo tedesco ha risposto con l’apertura delle porte all’immigrazione, pensando che potesse risolvere non solo la sfida pensionistica di una società che ha una piramide demografica inversa, ma anche quella della mancanza di forza lavoro. Il risultato è stato che una parte dei cittadini tedeschi, almeno la più povera, si è sentita tradita e ha rigurgitato il proprio odio nei confronti dei rifugiati.
Proprio a Marzahn è stato costruito un centro di accoglienza che può ospitare fino a 250 persone. In pieno stile sovietico, con un campo da basket tra i due palazzi, si armonizza perfettamente con i Plattenbau, e se non fosse per le barriere e per il servizio di sicurezza non ci si porrebbero domande. I residenti non hanno apprezzato. "Sono anni che ci battiamo per avere strutture per i nostri bambini e non abbiamo avuto risposta. Così si crea solo odio, ci sentiamo abbandonati" dice Kurt, residente ed attivista.
Il coro unanime è che la politica si sia dimenticata dei cittadini delle periferie, trasferendo la propria attenzione su altri obiettivi. "Abbiamo guadagnato voti a Marzahn rispetto a Linke, perché quest’ultima ha abbandonato le politiche di giustizia sociale per promuovere una visione no-border. Le persone che votavano a sinistra si sono sentite tradite", afferma Marc Jongen, neoletto di Afd.
Questo tema è molto più forte nella zona Est di Berlino, dove la Deutsche Einheit (l’unità tedesca) è vissuta come un’annessione piuttosto che un processo pacifico. Qui si concentra la povertà indigena e le promesse di un lavoro e di una piena integrazione si sono infrante contro un muro di sussidi statali e disoccupazione prolungata che non hanno fatto altro che aumentare l’emarginazione sociale e l’odio razziale.
Marzahn rappresenta la cartina di tornasole di una Germania sconosciuta, povera e dimenticata, che ha deciso di ribellarsi al padre-Stato e, come un parricidio, prova ad ucciderlo, non tanto per odio razziale ma piuttosto per il senso di abbandono che prova un figlio maggiore alla nascita del secondogenito.
26.11.2017


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