L'iniziativa della seconda più grande metropoli brasiliana
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Yoga di strada a Rio
per il "Povo da rua"
GIUSEPPE BIZZARRI


Il cerchio umano, fatto di povertà e amore ecumenico, si chiude nel sinuoso serpente di barboni e volontari del progetto "Voar - Café da Manhã", riunito a largo da Gloria nel centro di Rio de Janeiro. Dal cerchio solidale s’innalza una preghiera, assieme all’evocazione per la pace, l’amore, la salute e un comune Dio, in mezzo a circa trecento senzatetto, una frangia dei 15mila brasiliani gettati dalla recessione economica sul marciapiede carioca.
"Voar", volare, è un’iniziativa umanitaria che, in tre punti nevralgici del centro di Rio, distribuisce cibo, abiti, scarpe, coperte, ma anche coscienza agli indigenti dell’asfalto brasiliano. È proprio alla coscienza e alla consapevolezza cui punta André Andrade Pereira, anzi Ahlaad, l’ideatore di "Yoga di strada", il pionieristico e rivoluzionario progetto che insegna la millenaria pratica indiana e la meditazione al "Povo da rua", il popolo della strada. "Ho avuto una crisi personale - racconta Pereira -, la mia compagna era incinta, desideravo per lei un mondo migliore e sentii la voglia di tornare a fare politica. Tornai a fare il volontario nel progetto ‘Voar’, ma volevo qualcosa di più. Ho pensato che avrei potuto proporre meditazione, silenzio, ‘vipassana’ ai senzatetto. Iniziai a farlo e la risposta fu subito sorprendente".
Non ci sono Guru nel gruppo, dove non esistono gerarchie e i professori provengono da varie correnti dello yoga. Il progetto è indipendente, vive di donazioni e si espande altrove, come nella metropoli di São Paulo. Le lezioni di yoga e meditazione si tengono soprattutto nei parchi, grazie al lavoro volontario degli insegnanti, ma anche di cuochi che distribuiscono pasti vegetariani ai senzatetto. "Tra i barboni ce ne sono alcuni violenti e malfattori, ma chi continua il corso è gente diversa. Altri sono attratti dai pasti offerti dopo la lezione, ma questi non tornano, capiscono che questo posto non fa per loro - afferma il clochard Josafá -. Sì, è una rivoluzione, una rivoluzione silenziosa. Agisce in maniera indiretta, giacché porta mutamenti nella coscienza", nota Atma Nambi, l’esperto maestro del Tamil Nadu che insegna meditazione, yoga e kriya a cercatori di spiritualità in Brasile e nel mondo. "Non ti dirò se sarà la meditazione a causare la rivoluzione - sostiene Ahlaad -. Sono nel cammino interiore, ma allo stesso tempo metto un piede tra gli esclusi e i senzatetto. Sinceramente non so che cosa produrrà tutto questo e tantomeno percepisco il motivo per cui lo faccio, ma desidero che queste persone ricevano gli stessi benefici che ottengo io con la meditazione".
Tra gli intenti di André c’è quello di riportare la presenza di una coscienza tra i clochard nel loro infinito vagabondare. I mutamenti interiori dei mendicanti si espandono tra gente non legata al cosmo della strada. Che cosa è cambiato in me? Il fatto è che prima, quando camminavo in città, i barboni mi erano invisibili, ma ora non lo sono più", afferma Silvia Maria Amargo, praticante di yoga di strada.
Amo il progetto, perché, nonostante la durezza della vita, riesce a dare alle persone dignità, un momento presente, in cui si chiede loro d’essere qualcosa di più che un corpo. Per me questa è la dignità più alta che un individuo possa avere", dichiara Barbara Caleo, collaboratrice con più di trent’anni d’esperienza negli aiuti umanitari in aree di conflitto nel mondo. André si è formato in economia, ma è diventato professore di educazione corporale all’Università federale fluminense. "Non lavoro nell’economia - afferma il brasiliano -, ma costruiamo una nuova economia legata a un vincolo energetico. È un’economia di permuta, di mercato, ma anziché merci, scambiamo affetto. È uno spazio dove la gente si sostiene a vicenda in un cammino d’amore. Gli economisti misurano la ricchezza di una nazione, qui produciamo un altro tipo di ricchezza... Quella vera, quella che non muore mai".
03.12.2017


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