Tra i giovani dell'opposizione che predicano l'astensione
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La Russia del silenzio,
qui il dissenso è  muto
MARIA MICHELA D’ALESSANDRO DA MOSCA


Il palloncino rosso con su scritto "Navalny 20!8" è dietro le grate sul davanzale della finestra, sgonfio, quasi sapesse da solo che difficilmente tornerà a volare per le strade di Mosca. Siamo a Via Vostochnaya 13 a sud est della capitale russa, fuori il quartier generale della campagna elettorale di Aleksey Navalny, il leader di opposizione escluso dalle elezioni presidenziali che si terranno in tutta la Russia il 18 marzo prossimo.
Dalla strada le vetrate dell’ufficio moscovita lasciano intuire che non sia un lunedì mattina come gli altri: è il 29 gennaio, il giorno dopo la quinta - probabilmente l’ultima - manifestazione organizzata da Navalny in un anno. Questa volta però, dopo che la commissione elettorale nazionale aveva sentenziato lo scorso dicembre l’esclusione di Navalny dalle presidenziali, i sostenitori dell’avvocato e blogger russo sono scesi in piazza per boicottare le elezioni, sotto lo slogan "zabastovka", sciopero in russo.
La porta d’ingresso dell’ufficio moscovita è momentaneamente chiusa, il giorno dopo la tempesta sembra che il tempo si sia fermato e che si debbano rimettere insieme alcuni pezzi: oggi al lavoro c’è solo Dmitriy Volov, avvocato di 34 anni, da dieci mesi nel team di Navalny nella città di Mosca. "Continuiamo a lavorare certo", rompe il silenzio Dmitriy, a fianco di Navalny da più di 4 anni nel fondo di corruzione fondato nel 2011.
Quel silenzio che fa da eco in una delle due stanze dell’ufficio moscovita dove tutto è in ordine, adesivi, manifesti, magliette e volantini con lo stesso slogan, "Navalny 20!8. È tempo di cambiare".
A cambiare però sono state soprattutto le sedi della campagna elettorale, quattro nell’ultimo anno, "perché anche in presenza di contratti di affitto regolari, le ripetute pressioni delle autorità hanno costretto in questi mesi i proprietari degli immobili a fare un passo indietro e a rescindere i rapporti di locazione", spiega Dmitriy. Eppure, si lavorerà fino alla fine della campagna, qui o altrove, "queste elezioni non sono imparziali, il nostro compito adesso è convincere le persone a non andare a votare", conclude l’avvocato.
Perché sulle schede elettorali il prossimo 18 marzo non ci sarà il nome di Aleksey Navalny, fermato nuovamente il 28 gennaio rischiando 30 giorni di detenzione amministrativa per aver invitato i suoi sostenitori a partecipare ad una manifestazione non autorizzata: diversamente da marzo, giugno e settembre 2017, il leader è stato poi rilasciato. Gli stessi sostenitori che si sono radunati il 28 gennaio in 80 città della Russia per chiedere delle elezioni libere: "Senza di me", recita un manifesto portato da una donna di mezza età, mentre un ragazzo ne mostra un altro che ironicamente fa riferimento al potere indiscusso di Putin.
Il 29 gennaio a bussare alla porta dell’ufficio moscovita c’è anche Anna, 19 anni, studentessa. Nel 2018 potrebbe esprime per la prima volta il suo voto ma non lo farà, "perché dovrei?", domanda la giovane. Prima della grande protesta contro la corruzione organizzata il 26 marzo 2017 non era molto interessata alla politica, poi è scesa in piazza, ha cominciato ad ascoltare cosa avesse da dire quel leader che piace tanto ai giovani, Aleksey Navalny. Senza troppi indugi Anna si è presentata all’ufficio della campagna elettorale di Mosca ed è diventata una degli oltre duecentomila volontari sparsi per tutto il paese. "Da dicembre lavoro per il sito internet della campagna", rivela fiera. "Aleksey non ha paura di sfidare il potere", continua la giovane mentre spiega non sia stato facile convincere i genitori a non andare al voto: "All’inizio quando ho iniziato a fare la volontaria erano contro Navalny soprattutto per colpa della propaganda, ma quando gli ho parlato del programma elettorale hanno cambiato idea - conclude Anna - e si sono convinti anche loro che non votare sia la scelta giusta".
04.02.2018


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