Fra i cubani a L'Avana nell'attesa del nuovo presidente
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È iniziata l'era
del dopo Castro
GIOIA MINUTI DA L'AVANA


È un meccanismo lungo. La penultima tappa è stata l’11 marzo. La prossima il 19 aprile. Un processo elettorale che tra poco meno di un mese darà un nuovo presidente a Cuba.  
Sono stati eletti i 605 deputati all’Assemblea nazionale (il 44% è nero o mulatto), la quale deciderà la formazione del Consiglio di Stato. Il capo diventerà il nuovo presidente di Cuba, ma Raul Castro, 87 anni, fratello del leader della Rivoluzione, Fidel,  morto nel 2016 a 90 anni, rimarrà alla testa del partito.
Su quasi 9 milioni di elettori hanno votato, domenica 11 marzo, 7 milioni e 399mila. Ha votato l’82,90 dei cubani. E l’80,44% ha votato "per tutti". Come detto i candidati erano 605 per 605 posti all’Assemblea nazionale. Anni fa il leader Fidel, in riferimento all’affluenza dei cubani alle urne aveva detto: "Adesso è più alta di quando, con le dittature, anche i morti andavano a votare".
Come detto oltre l’80% ha votato "per tutti". Nuria Barbosa è una giornalista. Anche lei ha votato "per tutti". Perché? "Semplicemente considero tutti i candidati validi. Sono onesti e preparati per svolgere i compiti a cui sono chiamati. Qui a Cuba i politici hanno il proprio lavoro e non guadagnano un centesimo come politici".
Domenica 11 marzo anche l’uomo che parrebbe destinato alla presidenza è ovviamente andato a votare. Ha 58 anni. Si chiama Miguel Diaz-Canel. Attualmente è il vice presidente. È il candidato che parrebbe avere più possibilità. Dice ancora Nuria Barbosa: "Sì, in molti fanno il suo nome come futuro presidente. Ma non è il solo nome a rincorrersi nelle ipotesi. Per esempio si parla anche delle possibilità di Bruno Rodriguez Parrilla. È attualmente ministro delle Relazioni estere. È un eccellente politico. Ma ce ne sono molti altri. Si tratta solo di attendere".
Justino Rodriguez di professione fa il tecnico del suono. Ha 54 anni. È convinto, fermamente convinto che gli eletti siano delle persone capaci, con molta volontà. Fra loro ci sono molti giovani, sottolinea. "I tempi cambiano e cambiano le richieste della gente, ma noi andiamo avanti con fermezza nonostante le difficoltà economiche dovute anche al ‘blocco’ degli Usa, inasprito da Trump".  
Ma chi sarà, chi sarà secondo Justino Rodriguez il prossimo presidente fra i tanti politici che lui giudica capaci? "Sono molti i papabili e sono stati scelti per le loro qualità. Qui non c’è denaro che scorre a fiumi, né si regalano poltrone. Si fa il nome di Miguel Diaz Canel, ma anche di Bruno Rodriguez... Vedremo". Il leader Fidel Castro fra i cubani è "sempre presente". Dodici anni fa lasciò la presidenza al fratello Raul. Fu lui a prendere in mano le redini di Cuba. E anche del partito. Da quando sostituì il fratello Fidel ha realizzato diverse riforme. Molti cubani credono quindi in lui.
Carlos Santayana, ha 49 anni e fa il muratore, ma anche l’imbianchino. Vive nel Vedado, un quartiere centrale dell’Avana. Era fra coloro impegnati, domenica 4 marzo, nella prova generale per le elezioni. Una prova per controllare che tutto, la domenica successiva, cioè l’11 marzo, funzionasse nel migliore dei modi, anche in luoghi lontani come la Sierra Maestra, una catena montuosa nella zona sudorientale di Cuba.
Oltre ai nomi di Miguel Diaz Canel e Bruno Rodriguez, Santayana ne aggiunge un altro. Mariela Castro, figlia di Raul, presidentessa del Centro nazionale di educazione sessuale di Cuba. Attualmente è membro del parlamento.
Dice Carlo Santayana: "È una professionista famosa in tutto il mondo. Tempo fa aveva escluso una sua elezione. "In ogni caso - aggiunge Carlos Santayana - si sta parlando molto di Rodriguez, di Diaz Canel... È nelle discussioni di tutti, ormai, il governo del dopo Raul, quando si ritireranno tutti quelli che hanno fatto la Rivoluzione e che oggi hanno una certa età".
Alejandrina Torres, è una casalinga 50enne che vive nel Centro Habana, uno dei "Municipi" di Cuba. È perplessa per il cambio al vertice politico. Non nasconde le sue simpatie per Bruno Rodriguez... ma di questo cambiamento si chiede se davvero è necessario. "Abbiamo molti vantaggi rispetto all’America Latina, per esempio. Sanità ed educazione gratuita. Abbiamo sotto gli occhi i problemi di quei Paesi dove i politici sono milionari, corrotti e corruttori. Chi comanda è il denaro. Qui da noi, invece, comanda il popolo. Non solo. Oggi il numero delle donne in parlamento ha raggiunto il 53%".
25.03.2018


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