Tra la gente a pochi mesi della elezioni presidenziali
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L'incerto futuro
del Brasile di Lula
GIUSEPPE BIZZARRI DA SAN PAOLO


La storia tra pochi giorni proverà che chi ha commesso il crimine è stato il commissario che mi accusa, il giudice che mi ha condannato; uscirò da tutto ciò più forte e innocente, poiché proverò che loro hanno commesso un crimine. Non so come ripagare il rispetto e la gratitudine che avete per me". È un frammento dell’acclamato discorso, ancora da uomo libero, di Luiz Inacio Lula da Silva, il fondatore del "lulismo". Reputato morto ma resuscitato con un guizzo il 7 aprile, prima che l’ex presidente (dal 2003 al 2011) più votato della storia moderna brasiliana, si consegnasse agli agenti della Polizia federale che lo hanno condotto a Curitiba, dove sta scontando una condanna di dodici anni di reclusione per corruzione e riciclaggio. &softReturn;      "La detenzione di Lula è ingiusta. La destra è riuscita a burlare la costituzione. La giustizia ha burlato tutto, ciò che è scritto e previsto, aprendo un precedente. Altri potranno subire lo stesso destino", afferma Adriana Marmo, giornalista che comunque avverte il pericolo di trasformare Lula in un mito. "Vedo Lula come un uomo che ha avuto molti successi ma ha commesso anche alcuni errori", riprende Marmo, che dubita fortemente che Lula potrà presentarsi a ottobre alle elezioni. I brasiliani sono chiamati alle urne  per il rinnovo della Camera dei deputati, di un terzo del Senato e per eleggere il nuovo presidente (attualmente la carica è ricoperta Michael Temer, centrista e leader del Movimento democratico brasiliano). Adriana Marmo voterebbe ancora Lula, così come milioni di brasiliani. È amato e odiato.
La recente condanna di Lula è avvenuta a seguito dell’inchiesta "Lava Jato" (una sorta di "Mani pulite" che nel 2016 ha portato all’impeachment dell’allora presidente Dilma Rousseff) che da quattro anni ha messo sotto la lente un giro di tangenti legato all’impresa pubblica petrolifera Petrobras. "Sì, credo che Lula abbia rubato - afferma Cicero Perreira Machado, barbiere - deve pagare per quello che ha commesso. È quel tipo di politico che ruba, ma aiuta i poveri. Molti lo reputano un Dio, ma ha rubato e ha continuato a fare gli interessi degli imprenditori".
Per Cesar Meneghetti, artista visuale e cineasta, Lula incarna la contraddizione del Brasile. "Se da un lato - sostiene - è senza dubbio il presidente e il leader più carismatico che il Brasile abbia mai avuto, dall’altro è un politico che si è compromesso con un sistema poco chiaro. È corrotto, come è accaduto ad altri partiti e presidenti che l’hanno preceduto. Tuttavia non c’è nessun altro nella storia brasiliana che, come lui, abbia fatto di più per le classi meno privilegiate". Nei due mandati presidenziali Lula ha tirato fuori dalla sacca della miseria trenta milioni di brasiliani. "Tutto è focalizzato su Lula, ma chiudono gli occhi sul presente, per esempio sul presidente Temer e altri politici corrotti", nota Jenifer Ramos, telefonista che non ha dubbi sulla vittoria di Lula se il Supremo tribunale elettorale manterrà la candidatura dell’ex presidente alle presidenziali di ottobre. &softReturn;   "La gente dovrebbe chiedersi perché altri imputati della "Lava jato", legati ai partiti che condividono lo smantellamento delle aziende nazionali, non sono stati trattati allo stesso modo di Lula. Perché i presidenti precedenti a lui non sono stati indagati?", si chiede Meneghetti. &softReturn;   "Sì la detenzione è servita a fare in modo che Lula non potesse candidarsi. L’hanno boicottato e tutto è stato costruito contro di lui. È stato condannato senza prove tangibili, perché Lula non ha rubato", afferma Leandro Aparecido da Cruz, muratore, il quale concorda nella tesi del golpe nato con l’impeachment della presidente Dilma Roussef, per proseguire poi con l’arresto di Lula.
"Credo che vi siano molte cose non sufficientemente conosciute. Credo che la polizia le nasconda. Si creerebbe altrimenti un vero caos politico", dice Eudes Guedes, coiffeur, il quale non voterebbe più Lula ma non ha deciso su chi puntare. Guedes reputa il candidato Jair Bolsonaro, del Partito sociale - al secondo posto, subito dopo Lula, nelle preferenze elettorali - radicale e pericoloso. "Quando penso a Bolsonaro mi viene in mente Trump. Non è un buon candidato per la democrazia", afferma Guedes.
"No, non voterei Henrique Meirelles del Movimento Democratico né tantomeno Bolsonaro, ma sceglierei il giudice Joaquim Barbosa. Ma... tra lui e Lula sceglierei Lula", dice Camila Cristina Alvez, disoccupata. È convinta che l’ex presidente sapesse molto sui fatti di corruzione. Ma non tutto. Camila crede che Joaquim Barbosa, il candidato afro brasiliano, potrebbe diventare il primo presidente afro della storia del Brasile, dove la maggioranza dell’elettorato è di origini africane.
Secondo l’attrice Zezeh Barbosa, Lula è vittima di un complotto della destra. Lo voterebbe e oggi lo definisce... un uomo che ha fatto molto per la cultura brasiliana. "Gilberto Gil è stato un ottimo ministro ed è stato Lula a volerlo alla cultura. Fernando Haddad, il suo ministro dell’educazione, ha aperto università pubbliche. Non ne sono mai esistite in Brasile", sottolinea Zezeh Barbosa. Lula è probabilmente il mito più amato e odiato in Brasile, che con oltre 200 milioni di abitanti è il Paese più popoloso dell’America del sud. Rappresenta la dolorosa polarizzazione socio-politica in cui si trova la popolazione. &softReturn;   "È stato... sì, drammatico l’odio emerso nel corso del processo a Lula. Trovo penose le cose dette contro di lui e soprattutto la sua detenzione. Il tutto è avvenuto senza alcunariflessione critica.  Stiamo vicendo una grande crisi morale. Una vera lotta di classe", riprende Adriana Marmo. La giornalista si chiede chi vi sia dietro il golpe. "Chi è il mandante del golpe? Non credo molto al complotto, alla cospirazione statunitense".
22.04.2018


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