La "pasionaria" brasiliana racconta la rivolta ecologista
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"Indios in parlamento
in difesa delle terre"
GIUSEPPE BIZZARRI DA RIO DE JANEIRO


Non saranno solo i brasiliani a eleggere il nuovo presidente della Repubblica nel voto previsto a ottobre in Brasile. Come reazione alle forze conservatrici che minacciano sempre più le terre indigene nel Paese, i leader di circa cento popoli indio - presenti il 26 aprile allo storico raduno "Acampamento Terra Livre" a Brasilia - si sono impegnati ad appoggiare la candidatura di almeno 36 loro rappresentanti che concorreranno alla carica di deputato, senatore e vice presidente della Repubblica. "Spero che saranno elezioni democratiche, poiché è evidente che l’élite vuole realizzare un simulacro elettorale per mantenere la presidenza", spiega al Caffè Sônia Bone Guajajara, la prima candidata india della storia brasiliana che concorrerà come vice, anzi, co-presidente del candidato a capo della Repubblica, Guilherme Boulos, il leader del Movimento dei lavoratori senzatetto (Mtst).
Guajajara è una dei principali leader dell’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib) ed ha un avvincente passato d’attivismo politico. Anticapitalista e eco-socialista, dopo avere abbandonato nel 2011 per motivi di delusione politica il Pt, il partito dell’ex presidente Lula, ha aderito al Psol che la presenta oggi candidata. Ex infermiera, laureata in lettere, è ascoltata all’Onu e dalla Comunità europea. Sono in molti a sostenerla, tra cui la Chiesa, i movimenti dei diritti umani, ambientalisti, senzatetto, Ong, intellettuali e artisti, come Caetano Veloso, Alicia Keys, Paula Lavigne, Maria Gadu e altri. Guajajara sostiene che l’Mtst, i quilombos (insediamenti formatosi dagli schiavi africani fuggiaschi) e afro-discendenti continuano le lotte degli indios che sostengono da 518 anni. "La lotta per i diritti è quello che ci unisce", dichiara. Il Brasile ha avuto sino a oggi un solo deputato indio, il combattivo Mario Juruna, eletto con 31 mila voti nel 1983. La maggioranza dei brasiliani ignora l’immensa diversità dei popoli indigeni. Si stima che, all’epoca dell’arrivo degli europei, vi fossero fra i 2 e 4 milioni d’indios, mentre oggi, secondo il censimento del 2010, vivono 896.917 indigeni.
La popolazione indigena cresce enormemente, ha tassi demografici maggiori della media. Federazioni e associazioni indigene nascono ovunque. A Brasilia si trova l’epicentro politico di un sanguinoso confronto tra indios e la potentissima lobby agro-latifondista, spalleggiata dal fondamentalismo religioso neo-pentecostale. Gli indios vengono attaccati anche con armi soprattutto nel Mato Grosso do Sul, dove l’etnia Guarani Kaiowà registra il maggior numero di vittime nel Paese. "Nonostante lo stato brasiliano sia laico - sostiene Guajajara - viviamo sistematici affronti e imposizioni di fede. Ma il nostro nemico sono le forze del mercato finanziario che, per mezzo dei suoi alleati latifondisti, tentano di impadronirsi delle nostre terre".
Se l’Amazzonia ancora esiste, come sostiene l’antropologa Bruna Franchetto, è grazie agli indios. "La Pec 215 non è l’unica iniziativa della lobby latifondista che mira a modificare la costituzione realizzata nel 1988", rivela Gilberto Vieira, segretario aggiunto del Consiglio "indigenista" missionario (Cimi). Con la Pec 215 si vorrebbe trasferire dall’esecutivo al congresso il potere di demarcazione delle terre indigene. Il timore degli indios, ma anche degli ambientalisti, è che i deputati latifondisti paralizzino le nuove demarcazioni territoriali e inizino a legiferare a loro favore, com’è avvenuto con la presidente Rousseff (il provvedimento è stato revocato, subito dopo l’impeachment).
Della Pec si iniziò a parlare sin dal 2000 in parlamento, ma i latifondisti iniziarono a boicottarla subito, per questo c’è stata un’immediata reazione dei popoli indigeni. In previsione di un possibile cambiamento della costituzione, imprese cinesi e giapponesi, rivela Vieira, si sono già installate a Bahia e nel Piauí, gli stati limitrofi al Maranhão e al Tocatins, dove si trova il megaprogetto Matopiba che attrae imprenditori stranieri per le produzioni di commodity agricole. Nell’immensa area considerata l’ultima frontiera dell’agro business brasiliano, ma anche mondiale, sono presenti 46 unità di conservazione ambientale, 36 terre indigene, 781 accampamenti della riforma agraria e siti quilombolas.
17.06.2018


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