Viaggio nell'ex utopia urbanistica di Zingonia, a Bergamo
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Nella Scampia del nord
affonda la città modello
MATTIA MARZORATI DA ZINGONIA


I frammenti di vetro e calcinacci sparsi su tutto il pavimento scricchiolano sotto le scarpe. Una famiglia di pakistani cerca di evitare le carcasse di elettrodomestici in uno degli appartamenti della torre D. Per impedire l’occupazione abusiva degli alloggi rimasti disabitati spesso vengono riempiti con cumuli di rifiuti alti fino a un paio di metri. Istantanee dalle torri della frazione di Zingonia, nel comune di Verdellino, in provincia di Bergamo, sulla carta una "città modello", frutto di un ambizioso progetto voluto dall’imprenditore Renzo Zingone. Ma in realtà naufragato nel degrado, come una Scampia del nord. Solo nella torre C, abitata per la maggior parte da famiglie italiane, una rarità da queste parti, c’è stato un miglioramento della qualità della vita. Il numero degli abusivi è drasticamente sceso così come lo spaccio e la criminalità. Altrove no.
All’uscita delle scuole elementari e medie il carattere multiculturale del quartiere si riversa di colpo sui marciapiedi di Zingonia. Spostandosi a piedi verso il comune di Ciserano è impossibile non notare l’altissima concentrazione di immigrati di ogni età. Molti dei bambini, accompagnati dalle madri, si fermano a giocare sul prato comunale tenuto in condizioni impeccabili. La presenza di immigrati extracomunitari sfiora il 51% della popolazione, suddivisa in oltre 40 Paesi di provenienza su cui spiccano Marocco, Pakistan e Senegal. L’importanza di un luogo di culto è fondamentale anche considerando che l’attuale Centro culturale musulmano (Ccm), non riconosciuto ufficialmente come moschea ma utilizzato come tale, è punto di riferimento per circa 7mila residenti nei comuni limitrofi.
L’associazione Auser ha la propria sede in un complesso a due piani all’interno del parco ed offre un punto di ritrovo per gli anziani del paese, arrivati per la maggior parte da Campania e Sicilia negli anni d’oro di Zingonia. "Anche noi siamo immigrati, non c’è razzismo nei confronti degli extracomunitari - commenta Ciro, che vive qui da oltre trent’anni e dedica gran parte del suo tempo controllando i giardini pubblici -. Quando negli Anni ‘90 sono arrivati i primi senegalesi c’era ancora lavoro per tutti. Adesso la situazione è insostenibile".
La presenza delle forze dell’ordine è massiccia ma in molti lamentano l’inefficacia delle spettacolari retate accompagnate da elicotteri e da decine di auto a discapito di un controllo quotidiano più capillare e costante. "Ci siamo trovati in situazioni di pericolo, abbiamo assistito a risse sotto casa con persone armate di machete o pistole, ma dopo aver chiamato i carabinieri nessuno è arrivato", denuncia Maria, che insieme al marito Enzo vive al quarto piano della torre denominata Anna 1. I complessi Anna e Athena, composti da tre palazzi di otto piani ciascuno, sorgono sotto il comune di Ciserano nei pressi della piazza del Missile, una sorta di obelisco divenuto il simbolo dell’avveniristica città del conte Zingone, che fondò sul modello di Brasilia per far fronte alla "piaga del pendolarismo". Fu eretto nel 1964, anno in cui si gettarono le fondamenta dell’asilo nido e delle scuole elementari. I primi passi di un’utopia da 50mila abitanti che stride con la situazione attuale dei quattromila residenti effettivi. "Quello che stiamo vivendo è un degrado programmato. L’amministrazione e le istituzioni stanno abbandonando volontariamente queste zone così da prenderci per sfinimento e ottenere i nostri appartamenti a prezzi ridicoli", aggiungono i due coniugi.
Un’altra realtà è il Centro diurno per disabili, nel quale trovano sostegno una ventina di ragazzi. "Il nome di Zingonia viene sempre associato alla criminalità e al degrado e ci si dimentica di porre l’attenzione su ciò che funziona; riqualificare il quartiere passa anche da attività come questa che contribuiscono alla qualità della vita", afferma Carlotta, responsabile del centro. Lilian Dominguez aspetta davanti alla prima delle 16 rampe di scale che la separano dal suo appartamento all’ottavo piano. Soffre di gravi problemi di salute, così, senza ascensore, è costretta a dipendere dal vicino che la carica in spalla e la porta faticosamente fino al pianerottolo di casa. Pochi giorni fa i ladri hanno approfittato della sua assenza per entrare dal balcone e rubarle alcuni oggetti di valore. L’appartamento al piano di sotto è stato bruciato e Lilian non si sente sicura a muoversi. "Vengo dal Venezuela, ho vissuto tante situazioni difficili e non ho paura di niente. Io resto qui".
01.07.2018


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