Fotoreportage dal capoluogo della Sicilia
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A Palermo cultura, pupi
e minne di zucchero
SARA ROSSI GUIDICELLI DA PALERMO


Se quello che cercate è bellezza, storia, buona cucina e perché no un pizzico di mare, però non vi  piacciono il caldo eccessivo, la calca, i prezzi di alta stagione, allora Palermo, quest’anno capitale della Cultura in Italia, d’autunno potrebbe fare al caso vostro. Naturalmente dovete amare i colori del Mediterraneo, i suoi canti di mercato di strada, la mescolanza di stili normanno, arabo, liberty e casoni popolari in decadenza. E non dovrebbero ributtarvi le interiora di capretto, un po’ di sporcizia qua e là, l’uso del clacson per esprimere la propria esistenza di guidatore d’automobile. Il tour comincia vicino all’aeroporto, se volate. O al porto, se prendete una cuccetta da Genova.Trascorrere qualche giorno a Palermo è un’esperienza ricca e generosa: è come viaggiare in tanti paesi insieme, tutti mediterrei. C’è la magnolia più grande d’Europa, per strada crescono gli aranci, i limoni, i gelsomini che entrano nel naso. Le bancarelle di frutta vendono fichi d’India e dai terrazzi delle case cadono fiori. Bisogna alzare la testa per vedere quei giardini sospesi, pieni di piante grasse dietro alle quali i palermitani fanno ricevimenti, organizzano colazioni, succhiano granite.
Greci, romani, spagnoli, arabi, normanni, inglesi: la Sicilia è chiamata "crocevia di culture", ma per gli abitanti si tratta di un eufemismo: terra di conquiste sarebbe una definizione più adatta. Ma con le invasioni subite si è arricchita di architettura, parole, ricette straniere, mescolate tutte insieme.
Se per noi l’isola è da sempre meta di vacanze, loro dicono di non aver mai pensato alla Svizzera come a un luogo turistico: "Adesso i nuovi immigrati, quelli che sbarcano qui da noi, hanno altre mire, come l’Inghilterra o la Scandinavia; noi invece nel passato abbiamo sempre visto la Svizzera come il luogo per eccellenza dove si andava a lavorare... Ognuno di noi in Sicilia ha un parente che in famiglia chiamiamo Zio Formaggio o Zio Orologio in qualche cantone svizzero".
Alcuni anni fa il centro di Palermo è stato reso in gran parte pedonale: persino sulle strade principali, tra cui Corso Vittorio Emanuele e Via Maqueda, si può mangiare fuori senza macchine che passano. Qualche cittadino nota che a Palermo avviene la trasformazione di chi accoglie il turismo di massa: le friggitorie lasciano posto agli Street Food, i calzolai a negozi di scarpe e le librerie alle pasticcerie. Ma non sono ancora troppo preoccupati: Palermo resta e ancora per molto resterà un luogo pieno di identità, dove tre quartieri del centro sono animati da mercati di frutta, fresca e secca, verdura, carne, pesce, spezie. La Vucciria, il Mercato del Capo, Ballarò, offrono lo spettacolo dei colori, degli odori e dei canti dei venditori. E quelli non sono fatti per i turisti, ma per la gente di Palermo, che va a comprare da mangiare e si siede a mangiare una pasta all’anchova o un panino con la milza o la stigghiola di agnello o capretto arrosto.
Dal mercato al teatro il passo è breve: Palermo è ricca di tradizione e di innovazioni. Ci sono i Pupi, le marionette della memoria siciliana, con collezioni da visitare e spettacoli da vedere che raccontano da secoli le gesta dei Paladini di Francia. Derivano direttamente dalla cultura popolare e, anche se narrano vicende nobili con linguaggio colto, si alternano al dialetto e alle pernacchie dei personaggi comici.
Qui c’è anche il terzo più grande teatro d’opera in Europa, il Massimo, che sul frontespizio dichiara: "L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene è il diletto ove non mira a prepararne l’avvenire". La stagione autunnale è iniziata quest’anno con un Rigoletto diretto da John Turturro, la cui madre era siciliana: "Rigoletto racchiude bellezza e amore e speranze, oscurità e luce, sacrificio ed egoismo", ha dichiarato Turturro. "Tutti i contrasti dei sentimenti, la ricchezza di contraddizioni che sono proprio come la vita vera"... e come Palermo.
Le chiese infine hanno un ruolo importante: non solo perché raccontano la storia ma anche perché conservano gli spiazzi ampi, le piazze, che rompono i rettilinei dei viali. Dentro alle chiese e agli oratori di Palermo vi si trovano meraviglie, dai mosaici bizantini della Cappella Palatina ai marmi e gli stucchi barocchi di Santa Caterina d’Egitto, dalla sobrietà della Chiesa dello Spasimo, senza tetto e usata per i concerti, allo stupefacente Convento di Santa Caterina. Proprio qui c’è stata una tradizione di suore (ora perpetrata da una cooperativa) che infornava ogni giorno le "minne di vergini": pasticcini dolcissimi, morbidi e rotondi come seni femminili.
28.10.2018


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