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Ricresce un'antica identità nella capitale germanica
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Berlino con i castelli...
si riprende la cultura
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Rasa al suolo dalla guerra, sfregiata per decenni da un Muro, la capitale tedesca è una eclettica enciclopedia dei trend architettonici dagli Anni ’50 ad oggi. Eppure, se ci mettiamo sulla Unter den Linden - il viale che dalla Porta di Brandeburgo porta al Duomo di Berlino - ci accorgiamo che nel centro della capitale tedesca stanno ricrescendo frammenti della sua identità, sommersi in parte dalla catastrofe del nazismo. "Ho ricostruito così come era e dove era il Castello degli Hohenzollern - spiega l’architetto Franco Stella mostrando la sua opera - la parte barocca costruita dagli architetti Schlüter ed Eosanders, e la cupola ottocentesca".
È toccato a un architetto vicentino ricostruire quella che, dal 1444 alla fine della Grande Guerra, fu la residenza della dinastia prussiana. Nel 1950 i comunisti dell’ex-Rdt abbatterono con la dinamite uno dei più splendidi esemplari del barocco tedesco. Uno Schloss che sulle sponde della Sprea imitava nelle sue forme i nobili modelli italiani. I tre piani color sabbia che Stella ha ricostruito sono, come li disegnò Schlüter, la copia di Palazzo Madama a Roma: le finestre, persino il mezzanino sotto al tetto del Castello ricordano il palazzo romano. Ma non solo. Basta entrare nello Schlüter Hof, la prima delle tre grandi corti riaperte da Stella all’interno, per rivedere una serie di archi di trionfo e portali ispirati al Sud d’Europa. "Le logge e i portali d’ingresso - spiega Stella - sono il tema centrale del Castello nuovo ed antico, e formano ‘Piazze ideali’ come immaginate dagli architetti e pittori italiani del Rinascimento".
Stella ne ha ricostruite tre di queste "Piazze italiane" nel nuovo Humboldt Forum: così si chiamerà il Castello che alla fine del 2019 ospiterà al secondo e terzo piano i tesori dei due musei eetnologico ed asiatico. Al centro di Berlino rinasce dunque una "macchina culturale" in cui lo Stato tedesco ha investito 600 milioni di euro. Un Castello di 100mila metri quadrati aperto ai cittadini, con i suoi sei portali, 24 ore su 24, con sale per mostre temporanee e un auditorium già al pianterreno, ristoranti e bistrò. Un centro di cultura del 21° secolo, ma con archi di trionfo romani, come quello di Eosander sotto la cupola del Castello, e una facciata molto più moderna, sulla Sprea, che Stella ha disegnato per l’ingresso nel nuovo Forum. "Il Castello -  riassume Stella - oltre a centro di arte e cultura sarà una grande piazza che riattiva la memoria collettiva e l’identità di questa città". Rientrandoci per visitare mostre, concerti o biblioteche, i tedeschi (e i turisti) "vivranno una sorta di conciliazione con la storia così distruttiva di Berlino", spiega lo storico dell’arte Horst Bredekamp. Una "conciliazione" con il passato classicheggiante ed illuminista al centro della capitale, oltre e prima del fuoco barbaro dei 12 anni del nazismo. Non è solo il Castello infatti che "si ispirò alla grande nostalgia del sud, dice Bredekamp, ma tutti gli architetti che disegnarono il centro di Berlino". A due passi dallo Schloss, il teatro della Opernhaus, eretto nel 1743 da von Knobelsdorff, è una citazione di Villa Rotonda del Palladio. Il Bode Museum, oggi in ristrutturazione, esprime al massimo "la nostalgia mediterranea" nell’Isola dei Musei berlinesi. La Basilika interna del Bode Museum fu costruita, nel 1904, pensando alla chiesa di San Lorenzo a Firenze. Ed ora l’archistar David Chipperfield sta tirando su un nuovo passaggio al Bode Museum, con un portale di colonne bianche di chiara tradizione classica. Persino il "Teatro anatomico", un gioiellino del 1790 sulla Philipp Strasse, è una perfetta variante di villa palladiana. Ed è bello che il nuovo Castello si chiamerà Humboldt Forum, un inchino ad Alexander von Humboldt, uno dei protagonisti dell’illuminismo tedesco, infaticabile esploratore di piante e vulcani del Sudamerica.
13.01.2019


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