Le nuove strategie degli agricoltori del Piano di Magadino
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Lezioni green e negozi
così mutano le fattorie
ANDREA BERTAGNI


La terra da sola non basta. Così come gli animali. Chi vuole fare il contadino oggi deve essere capace di reinventarsi. Rischiare. Anche perché la politica "con il primario si lava solo la bocca". Angela Tognetti dell’azienda agricola La Colombera di Sant’Antonino non usa tanti giri di parole. "Sulla carta ci sono degli aiuti è vero - spiega - nella pratica siamo quasi abbandonati a noi stessi nel lavoro quotidiano". Quello, per intendersi, che impone agli agricoltori di alzarsi all’alba e "staccare" dopo 10-12 ore di lavoro.
Senza diventare ricchi. Tutt’altro. Difficilmente la paga oraria per un bracciante arriva ai 18 franchi l’ora. Ecco perché sul Piano di Magadino gli svizzeri si vedono con il contagocce. "Su trenta stagionali ne ho uno solo - spiega Roberto Mozzini dell’omonima azienda ortofrutticola di Giubiasco - ma non è un problema di stipendio, la verità è che è un mestiere faticoso". Se poi di mezzo ci si mette anche la burocrazia... "Quella ci ammazza davvero - replica Tognetti -, è assurdo che il nostro locale più grande oggi sia il nostro ufficio".
La ricetta è dunque quella di inventarsi nuove strade. "Noi il biologico l’abbiamo iniziato trent’anni fa - precisa Tognetti - mentre oggi scommettiamo sull’accoglienza in fattoria, sulle scuole, la vendita diretta". Chi si ferma alla sola coltivazione di ortaggi ha vita dura. Mozzini lo sa bene. "Noi esportiamo l’80% della nostra produzione oltre Gottardo ma i clienti non tollerano più i ritardi che accumuliamo nel traffico". La verdura ticinese cresce prima ma il vantaggio dura solo qualche mese. "Poi, il nostro mercato è tagliato fuori", aggiunge amaro Mozzini. Da qui nasce la concorrenza spietata tra gli stessi agricoltori. Sui prezzi, ma non solo. Tanto più che allargarsi è quasi impossibile. "È finito il cinema - commenta Mozzini -, non si possono più costruire nuove serre, non c’è più spazio".
Da qui la tentazione di esplorare strade nuove. Che a volte però non sono quelle giuste. "Le coltivazioni di canapa sono un grande problema - sottolinea Mozzini -, vent’anni fa con i canapai abbiamo perso fette di mercato che non siamo più riusciti a recuperare e oggi sta capitando lo stesso".
Claudio Guerra, contadino e titolare di un’azienda a Cadenazzo, punta il dito contro l’ipocrisia. Della politica, ma anche di alcuni colleghi. "Non possiamo sempre lamentarci senza fare niente, quando alcune soluzioni sono lì solo da prendere". Quali? "Innanzitutto lo ‘stradonino’ tra Cadenazzo e Gudo andrebbe chiuso al transito dei veicoli - spiega - così come tutte le strade del Piano di Magadino". Allo stesso modo sbagliato è stato inoltre, secondo Guerra, realizzare il Parco. "Mi sembra un’operazione vuota di chi paragona il Piano di Magadino al Central Park di New York, quando la realtà è ben diversa".
Una stoccata ai grandi distributori arriva da Simone Angeletti dell’ortifrutticola Agrotomato di Giubiasco. "Migros e Coop hanno alti standard qualitativi, il lavoro deve essere perfetto". Da quest’anno Agrotomato ha scelto di essere produttore di pomodori, melanzane e insalate per Aldi. Scelte di mercato che anche Francesco Stefanetti, dell’azienda Giovanni Foletta di Riazzino, conosce bene. "Il latte è sottopagato agli allevatori di mucche come noi - si lamenta -. A guadagnarci sono i venditori, mentre a noi non resta che fare di necessità virtù, inventandoci altre occupazioni come il trasporto di animali o la raccolta e l’imballaggio di fieno".
Rischiare però a volte conviene. L’ha scoperto Eros Gehringer che ha un allevamento di 16mila galline a Gordola. "Abbiamo qualche problema con i pagamenti diretti, ma nel complesso l’attività va bene. Tant’è che a breve abbiamo previsto un ampliamento della produzione".

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03.03.2019


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