Ogni giorno due pullman da Milano verso i tavoli da gioco
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L'Oriente che investe
il Casinò di Mendrisio
ANDREA BERTAGNI


Hanno facce stanche. Qualcuno fuma e si attarda ad entrare. Il resto del gruppo è già smontato dal pullman, partito dopo pranzo da Milano, ed è entrato veloce nelle porte girevoli del casinò Admiral di Mendrisio. Donne e uomini di tutte le età. Soprattutto anziani. Non parlano italiano i cinesi che scelgono la casa da gioco svizzera a poco più di un’ora dalla metropoli lombarda. E chi lo parla fa finta di niente. Perché dentro lo aspetta il "punto banco", il gioco d’azzardo preferito da tutti i compagni di viaggio. E non c’è tempo da perdere. Anche se i bus sono come minimo due al giorno, duecento giorni l’anno. E le scommesse non scappano.
Il cappuccino, quello invece, si raffredda. Come il latte caldo che tutti ordinano al bancone del bar, prima di iniziare a puntare.
"I cinesi? Sono taciturni, non sono espansivi, si limitano alle parole essenziali, ma sono un popolo di giocatori d’azzardo". Andrea Camponovo, gaming manager e responsabile prevenzione sociale, invece parla. Del resto sono dieci anni che a organizzare i bus è la casa da gioco. Così come è sempre il Casinò a offrire ai cinesi un ricco buffet alla fine di ogni giornata. "Siamo andati incontro ai loro gusti anche per quanto riguarda il cibo - spiega Camponovo -, amano molto la pasta lunga e la condiscono con tante salse".
Poco più un là un gruppo è riunito intorno al tavolo "punto banco". In prima fila molte donne. Hanno le facce concentrate. Parlano tra loro. Un uomo con i capelli lunghi si arrabbia. In silenzio. All’improvviso una puntata è vincente. Scoppia un urlo. Poi, un altro. In poco tempo tutti si mettono a urlare. Di gioia. "Stanno a Milano, ma arrivano tutti dalla stessa zona della Cina - prosegue Camponovo -, all’inizio venivano da soli, poi ci siamo accorti che potevamo accoglierli meglio". Ecco perché in certi periodi il Casinò di Mendrisio si trasforma in una casa da gioco di Shangai. "A metà autunno organizziamo la Festa della luna, una ricorrenza molto sentita in Cina, in primavera festeggiamo il Capodanno cinese".
Non sono "giocatori forti" i cinesi che abitano a Milano e scelgono Mendrisio per divertirsi. Non indossano abiti firmati. Non hanno occhiali da sole o gioielli sgargianti. Sembrano più famiglie. "Si conoscono tutti tra di loro - riprende Camponovo -, il lunedì è il giorno di minor affluenza, mentre i mesi caldi sono agosto e dicembre". Caldi o no, la clientela cinese che arriva da Milano rappresenta il 20% del totale, mentre l’80% è composto da italiani. "Facendo una stima possiamo dire che i clienti cinesi sono diverse migliaia all’anno - sottolinea Camponovo -, d’altronde arrivano due bus al giorno con 30-50 persone a bordo".
Il segreto del successo asiatico di Mendrisio, che a fine settembre ha superato la cifra d’affari record di 50 milioni di franchi, ha tante spiegazioni. "La prima è che siamo il Casinò più vicino a Milano, essendo Saint-Vincent, Sanremo e Venezia molto più lontani". La seconda spiegazione sta nell’accoglienza. "È una clientela diversa dalle altre - spiega Camponovo -, va capita". Anche quando si fa prevenzione. E si tengono colloqui individuali. Previsti dalla legge. "Ci facciamo aiutare dagli interpreti, anche se con le nuove generazioni va meglio, capiscono di più la nostra lingua".
Il gruppo che prima era al "punto bianco" si è sciolto. Qualcuno è andato alle slot machine. Qualcun altro è alla roulette. "Sono una clientela tranquilla che non dà problemi, non bevono, al massimo qualche birra". Fuori, il bus che li ha accompagnati sfila davanti all’entrata. Sta tornando a Milano. Per un’altra corsa. Anzi, no. Un’altra puntata.
abertagni@caffe.ch
27.10.2019


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